Alessandra Verni, la mamma di Pamela Mastropietro, ha scritto un post dopo aver appreso dai giornali della fuga di una ragazza da una comunità di Corridonia dove si trovava per scontare gli arresti domiciliari. E poiché nei commenti sotto l’articolo sono state fatte analogie con Pamela, anch’essa fuggita prima di essere uccisa da una comunità della stessa città, la donna ha deciso di intervenire.
Scrive Alessandra Verni: “Abbiamo letto di questa ragazza e nei commenti all’articolo viene citata spesso Pamela che, come noto, ebbe anche lei ad allontanarsi da una comunità di Corridonia il 29 gennaio 2018, per poi andare incontro al suo tragico e demoniaco destino: nonostante avesse una patologia psichiatrica grave che la poteva anche portare ad avere dei distacchi autistici dalla realtà, nonostante avesse un amministratore di sostegno che, unico al suo posto, poteva anche decidere sulle sue eventuali dimissioni da qualsiasi struttura sanitaria, nonostante avesse un provvedimento ulteriore del Tribunale per i Minori di Roma che ne autorizzava altresì l’affiancamento da parte dei Servizi Sociali fino ai 21 anni di età, nonostante tutto ciò si è sostenuto che, in quanto maggiorenne, non si sarebbe potuta in alcun modo fermare.
Ovvie chiaramente le nostre perplessità (gli atti giudiziari sono a disposizione di chi dovere).
Nello stesso anno, in data 25 Luglio, l’allora consigliere della Regione Marche Elena Leonardi, attuale senatrice della Repubblica, nonché segretario della Commissione Sanità del Senato, depositò una interrogazione sull’accaduto (la n. 672),per capire cosa non fosse andato per il verso giusto, in quel caso come in altri”.
Alessandra Verni possa poi a citare i passi stessi dell’interrogazione: “In essa, si chiedeva, dopo una sostanziosa premessa:
-se dopo i tragici fatti di P. siano state eseguite ispezioni, accertamenti e controlli come di competenza del Servizio Regionale, dell’Area Vasta e del suo relativo Dipartimento;
– se la risposta al precedente punto è positiva: quali sono i risultati delle relative ispezioni, dei controlli e delle verifiche ai sensi della normativa vigente;
– se in precedenza al fatto di cronaca di cui in oggetto siano state fatte ispezioni e verifiche, di che tipo e quali accertamenti siano scaturiti dalle medesime, nonché quali determinazioni successive siano state messe in atto;
– quante e di che tipologia sono rispettivamente le segnalazioni pervenute al competente servizio regionale, P.F. Accreditamenti, al Servizio Salute, alla competente Area Vasta e al relativo Dipartimento, su disfunzioni, richiesta di verifiche, esposti, lamentele, diffide, anche ai sensi della DGR 109/2015 e ss.m.ii.;
– quali siano i livelli di finanziamento di questa struttura da parte dell’Amministrazione regionale ed i risultati ottenuti a fronte delle rette corrisposte dalla Regione;
– facendo seguito al punto che precede, se e come, questa Amministrazione vigili sul regolare svolgimento dell’esercizio di recupero degli utenti da parte della suddetta Comunità”.
La madre di Pamela aggiunge sconsolata: “A quella interrogazione, da quel che ci risulta, non fu data mai risposta, nè si è mai tornati sulla questione (se così non fosse, chiediamo anticipatamente scusa, ma vorremmo…’vedere le carte’).
Con buona pace tanto di chi governava la regione Marche all’epoca dei fatti, quanto di chi la governa adesso. Sì, anche di chi la governa adesso: perchè, se la forza cui appartiene il suddetto consigliere prima era all’opposizione, ora è invece in maggioranza. E lo stesso consigliere, prima di essere eletto in Parlamento, era stato altresì nominato nell’attuale legislatura, addirittura Presidente della Commissione Sanità.
Ci saremmo aspettati- e lo speravamo vivamente- che in forza di tutto ciò si potesse finalmente affrontare la questione, senza necessariamente colpevolizzare qualcuno, ma cercando di capire cosa fosse realmente accaduto e se possibile apportare migliorie. Tanto Pamela nessuno l’avrebbe potuta più riportare indietro.
Si sarebbe trattato, evidentemente, di ragionare ed agire per il futuro, affinchè come si suol dire, fatti del genere non abbiano più a ripetersi. Perchè, se non si trae esperienza e non si cambiano le cose neanche a seguito di fatti che altrove verrebbero etichettati come ‘casi di studio’, non si comprende davvero come si possa sperare nel miglioramento delle cose.
Ora, per tornare al caso della ragazza fuggita in queste ore, non abbiamo contezza se si tratti della stessa comunità di Pamela.
Il fatto certo è che il sistema normativo che regolamenta la materia, andrebbe quantomeno, a nostro giudizio, rivisto: altrimenti potrebbe essere ritenuto normale, al netto delle negligenze specifiche che ci potrebbero essere caso per caso, che chi si trova nella stessa situazione di Pamela si possa allontanare liberamente da una comunità terapeutica come se si trovasse sostanzialmente in un albergo, e che la stessa cosa possa farla pure chi vi viene posto agli arresti domiciliari.
Dove è la politica? Noi rimaniamo ancora in attesa di chiarimenti, e siamo pronti a mettere a disposizione documentazione e proposte”.



