Primarie dem e candidati-stereotipo. Dalla superiorità morale all’inferiorità reale

lunedì, 16 Gennaio 2023
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Marcello Veneziani ha ragioni da vendere. Il Pd assomiglia ormai a un obitorio e le liti tra candidati-stereotipo alle primarie, più che alterchi, confronti ideali, culturali, sana dialettica politica, sembrano una rissa tra cadaveri.

Se pensiamo che lo scontro è stato pure sulla data delle stesse primarie, diventate di fatto la certificazione del funerale, c’è da mettersi le mani nei capelli. Notizia: le solenni esequie saranno celebrate il 19 febbraio, esattamente dopo le regionali. Una scelta ambigua, dopo incontri, scontri, eterne discussioni sul regolamento. Perché non farle prima del voto del Lazio e della Lombardia? La casta dem avrebbe potuto farsi un po’ di pubblicità mediatica, tale da consentirle di risalire la china. Invece delle due l’una, o i capi sono sicuri di prendere un’altra tranvata, o ritengono che per ripartire al meglio occorre avere più tempo per stabilire nuovi equilibri interni e nuovi propositi esterni.
I diretti interessati, leader, candidati, protagonisti e comparse, parlano di democrazia pura: il loro è l’unico partito che si connoterebbe per autentico assemblearismo. Di vero c’è che nessuno ha il boccino in mano, e nessuno sembra capire più nulla.

Se qualcuno domanda in giro cos’è il Pd, quale potrebbe essere la risposta? Ci riferiamo all’identità odierna di quell’ibrido nato dal rapporto contro-natura tra i neo-post-comunisti e i cattolici di sinistra, transitati per la Margherita. Con una grande assente: la componente socialista, quel filone social-democratico che non ha mai contato molto in Italia.

Il Pd è ancora di sinistra? E’ liberal-democratico, laburista, progressista, clintoniano, radicale di massa? E’ il partito degli ultimi o dei primi, dei garantiti, i felici dello status quo sociale, economico, culturale, giornalistico.
Una cosa è certa, l’unica operazione che finora sono riusciti a fare è cambiare nome, anzi lettera: Pci-Pds-Ds-Pd. Si sono sempre appellati al papa straniero e aggrappati a un antifascismo senza fascismo che non porta bene; si è visto il 25 settembre.

La cosiddetta superiorità morale si è trasformata in inferiorità reale. Il centro-destra ha scippato alla sinistra l’emancipazione delle donne (la Meloni), il lavoro, i disoccupati, le partite Iva, i giovani. Hanno votato per il Pd, dati e numeri alla mano, unicamente pensionati, impiegati pubblici e qualche professore universitario nostalgico della pedagogia “illuminata” da propalare alle masse becere e incolte, “ostaggio della pancia populista, qualunquista, sovranista”.

La tecnica di rappresentare la fotografia delle sue componenti, sempre più virtuali rispetto alla società, ha trovato conferma anche nel battibecco tra cadaveri: Elly Schlein incarna i giovani laicisti, rigidamente figli di papà, con vocazione globalista, obamiana, ecologista. Della serie, centro storico e diritti civili. Quelli che pensano alla fine del mondo e non alla fine del mese.

Stefano Bonaccini, il partito dei territori, scuola emiliana, stile panel tv. Gianni Cuperlo, la sinistra doc, ma versione salottiera, Paola De Micheli le donne, simpatiche e combattive, non le Cirinnà o Boldrini, strutturalmente incavolate, acide, tipo “tremate le streghe son tornate”.
Ma la sensazione che si ha è che ora anche le fotografie di un mondo che non c’è più o che si sta erodendo, serviranno a poco. Conte per quanto riguarda l’ala massimalista, e il duo Renzi-Calenda per quanto riguarda l’ala moderata, stanno vampirizzando, assorbendo da tempo i recinti dem.
Letta da traghettatore a commissario liquidatore?

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