Polemiche. Dante non è di destra, ecco perché

martedì, 17 Gennaio 2023
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Arieccolo, puntuale a ogni elezione che vede sconfitta la sinistra, il riaprirsi del dibattito sulla cultura di destra, che in Italia è un po’ come la discussione sull’esistenza del mostro di Loch Ness; esiste o no? Qualcuno giura di sì, portando come prova lunghi elenchi di scrittori che in realtà nessuno ha letto, altri rispondono che no, è solo una leggenda, perché a destra tutto fanno tranne che leggere – e soprattutto scrivere – libri.

Ultimo a rinfocolare l’eterna polemica è stato il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano; intervenendo alla convention di Fratelli d’Italia a Milano ha sostenuto che Dante Alighieri è stato “il fondatore del pensiero conservatore italiano” aggiungendo che “la destra ha cultura, deve solo affermarla”. Prima di dire se abbia ragione o meno bisogna ricordare che Sangiuliano è prima di tutto un abile giornalista, e sapeva benissimo che con queste parole avrebbe aperto una bella polemica sui giornali, compresi quelli stranieri. E infatti questa mattina l’unico articolo del Times dedicato al nostro paese parlava proprio della querelle sul Dante destrorso.

Venendo al punto, ci sembra persino superfluo doverlo ripetere ma lo facciamo; no, Dante non è stato il fondatore del pensiero conservatore italiano, per il semplice fatto che il poeta fiorentino viveva in un mondo del tutto diverso dal nostro, nel quale le categorie politiche che conosciamo non erano neanche concepibili. Le lotte di quel tempo erano segnate dal confronto, anche aspro, tra borghesia e nobiltà, tra comuni più o meno confinanti, e su un piano più alto tra papato e Impero. Le categorie di destra e sinistra come le conosciamo oggi si sono formate a partire dal tardo Settecento, rimanendo comunque lontanissime dal nostro modo di concepirle almeno fino agli albori del secolo appena passato. Pensate alla sinistra storica dei Rattazzi e Depretis e alle loro politiche a favore degli industriali e la spinta alla colonizzazione; ve li immaginate a loro agio accanti a Schlein e Bonaccini?

Se proprio vogliamo divertirci col giochino dell’attualizzazione a tutti i costi giova ricordare che Dante, con la teoria dei due soli, si dimostrerà un avversario del potere temporale del papato e un sostenitore dell’imperatore, di quell’Arrigo VII (uno straniero!) che voleva veder regnare in Italia. A questo punto potremmo descriverlo come un anticipatore dell’Unione Europea, che imponendo il suo (stra)potere sugli stati membri ha di fatto ricreato il Sacro romano impero. Non esattamente un personaggio che il governo Meloni approverebbe. E se vogliamo concentrarci sul fatto che Dante sarebbe stato “di destra” solo perché vedeva con scetticismo l’avanzata della civiltà borghese, dovremmo dedurne che il quasi contemporaneo Boccaccio – che dell’avanzata sociale di mercanti, artigiani e commercianti fu il massimo cantore – sia da inserire nel pantheon del Pd.

Forse con il suo intervento il ministro ha voluto prima di tutto fare un favore all’amica Giorgia, inventando una polemica ad alto tasso emotivo ma senza rischi per l’esecutivo, ansioso di cambiare argomento a causa della maldestra gestione dell’aumento delle accise sui carburanti. Se questo era il suo obiettivo, chapeau.

Ma se Sangiuliano vuole davvero valorizzare padri nobili nel pensiero di destra lo invitiamo, in quanto ministro della Cultura, a proporre la ristampa dei libri, oggi quasi tutti fuori catalogo, degli intellettuali italiani che in quella parte politica davvero si riconobbero e a essa contribuirono. Molti dei volumi più importanti di Papini, Prezzolini, Longanesi e persino di Montanelli sono oggi introvabili se non nei mercatini nell’usato. Ecco, una destra che sostiene l’esistenza e l’importanza di una sua specifica cultura dovrebbe preoccuparsi di salvare dall’oblio i suoi principali pensatori; Dante se la cava benissimo da solo.

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