Biden a Kiev: i molti significati della visita a Zelensky

martedì, 21 Febbraio 2023
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Che la guerra in Ucraina fosse in realtà un conflitto fra Russia e Stati Uniti era chiaro sin dall’inizio. Diversamente da Donald Trump infatti, Joe Biden appena arrivato alla Casa Bianca ha cambiato la politica estera nell’ottica di un allargamento e rafforzamento della Nato, progetto invece abbandonato dal suo predecessore. Con un allargamento sempre più indirizzato verso Mosca, e con l’Ucraina nel ruolo di porta d’accesso nel territorio russo.

Era quasi inevitabile la reazione di Putin, già da otto anni in lotta con il governo di Kiev per la vicenda autonomista del Donbass e per il mancato rispetto degli accordi di Minsk che avrebbero dovuto sancire la fine della guerra civile nell’Ucraina orientale fra gli eserciti separatisti filo russi e le truppe nazionaliste ucraine. La prospettiva di un quasi certo ingresso dell’Ucraina nella Nato è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Ora, se è vero che il governo di Kiev ha tutto il diritto di decidere di aderire liberamente tanto all’Unione Europea che alla Nato, resta comunque discutibile l’opportunità di una simile decisione nell’ottica del mantenimento degli equilibri geopolitici, dal momento che la Russia in qualche modo si sente già minacciata dall’ingresso nell’Alleanza Atlantica di Svezia e Finlandia, Paesi tradizionalmente neutrali.

Ieri il presidente Biden, con la sua visita improvvisa ed inaspettata a Kiev dove ha abbracciato il presidente Zelensky garantendogli l’appoggio occidentale, ha confermato che le parti in conflitto sono in realtà la Casa Bianca e il Cremlino, con l’Ucraina a fare da terreno di scontro.

Una visita non certo avvenuta all’insaputa di Mosca, ma che i russi non hanno comunque accolto favorevolmente leggendola come una chiara ed evidente provocazione. Biden ha esaltato la resistenza dell’Ucraina e ha parlato di sconfitta di Putin, dal momento che il presidente russo dopo un anno di guerra non è riuscito a piegare il governo di Kiev; che ora con gli armamenti occidentali è pronto ad intensificare la resistenza al nemico.

Ma cosa ha realmente rappresentato dal punto di vista politico e simbolico la visita del presidente americano a Kiev?

Innanzitutto Biden ha voluto bruciare Putin sul tempo visto che oggi il presidente russo ha parlato con toni tronfalistici alla nazione in occasione del primo anniversario dello scoppio della guerra; Biden ha così fatto la prima mossa tentando di spuntare le armi alla propaganda russa, non parlando dalla stanza ovale della Casa Bianca ma direttamente all’interno del fronte di guerra.

In secondo luogo Biden ha voluto mostrarsi realmente vicino al presidente Zelensky e di conseguenza al popolo ucraino per dare loro la forza di continuare a combattere, testimoniando con la sua presenza l’appoggio degli Usa e della Nato. E’ vero che Stati Uniti ed Europa stanno sostenendo Kiev con l’invio delle armi, ma un conto veder arrivare i carrarmati americani, altro vedere di persona il capo della Casa Bianca a Kiev mentre onora i caduti ucraini e ribadisce il suo pieno appoggio al Paese con l’abbraccio a Zelensky.

In terzo luogo è evidente il messaggio rivolto a Putin, ovvero quello di smentire la tesi secondo cui gli americani e i Paesi Nato sarebbero stanchi di questa guerra e pronti a scaricare Zelensky fino a considerarlo “fuori di testa”. Recandosi personalmente a Kiev con tanto di preavviso al nemico, Biden ha fatto chiaramente intendere alla Russia che l’America non ha nessuna intenzione di cedere, che condivide totalmente la strategia del governo ucraino e che intende sostenerla.

Infine c’è anche un messaggio interno. Fra due anni negli Stati Uniti ci saranno le presidenziali e Biden, nonostante la narrazione addomesticata dei media occidentali che hanno capovolto l’analisi delle elezioni di medio termine minimizzando al massimo la sconfitta dem, è in grosse difficoltà. Vede seriamente a rischio la propria riconferma e come è tradizione dei presidenti democratici cerca di recuperare terreno in politica estera, mostrando i muscoli e catalizzando il consenso dell’opinione pubblica contro un nemico da abbattere. In questo caso il nemico numero uno è la Russia, e la visita a Kiev è senza dubbio un chiaro segnale della volontà di voler regolare i conti con Putin e di non essere disposto a far uscire il presidente russo a testa alta dal conflitto.

Una cosa è certa: dopo la mossa di Biden, le deboli possibilità della ripresa di un negoziato sembrano allontanarsi ancora di più, anche perché adesso Putin ha avuto un’ulteriore conferma di come il vero nemico non sia Zelensky ma chi lo sta foraggiando militarmente perché non pieghi la testa e faccia di tutto per sfiancare l’esercito russo.

La sensazione è quella di una guerra di nervi, prima ancora che militare, rivolta a stancare il nemico. Biden ha voluto mostrare che il fronte occidentale non è affatto stanco ma pronto a rilanciare, e con la visita a Kiev ha anche lanciato un messaggio all’Europa non propriamente compatta sull’invio delle armi all’Ucraina e l’inasprimento delle sanzioni contro Mosca. Ancora una volta ha fatto capire che è lui a decidere la politica della Nato, obbligando l’Europa, del tutto incapace di condurre un’azione diplomatica, a seguire la sua linea senza ambiguità e tentennamenti.  Difficilmente a questo punto potrà essere Putin a cedere. Il timore è che i nervi finiscano per non tenere più e che nel gioco delle reciproche provocazioni si finisca con l’imboccare una strada senza ritorno, con le tragiche conseguenze che tutti a parole giurano di voler scongiurare.

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