Scontro Valditara-preside: la scuola fucina della nuova Resistenza?

venerdì, 24 Febbraio 2023
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Chi sta soffiando sul fuoco con la speranza di ricreare un clima di tensione modello anni ’70? E’ la domanda che molti si stanno ponendo dopo quanto avvenuto a Firenze, davanti al Liceo Michelangiolo la settimana scorsa, quando si è verificata una rissa fra gruppi politici contrapposti descritta dai media come “pestaggio fascista”, ad opera di sei studenti appartenenti al movimento di destra Azione studentesca contro due ragazzi dei collettivi di sinistra.

Da qui è nato un caso politico, ancor prima che fossero chiariti gli aspetti della vicenda (quelli di destra sostengono di essere stati provocati ma a noi questo interessa poco) con le opposizioni che hanno accusato Giorgia Meloni di non aver condannato l’aggressione. La sinistra ha quindi riproposto l’accusa che va di moda ogni volta che la destra va al governo, ovvero quella di garantire l’impunità ai movimenti dell’estrema destra che si sentono così liberi di agire, garantiti e coperti dal potere. Con lo spettro del ritorno del fascismo sempre sullo sfondo, ancora di più a pochi giorni da risultati elettorali disastrosi, come quelli delle regionali nel Lazio e in Lombardia che hanno notevolmente rafforzato il governo e la maggioranza che lo sostiene.

Ma finché queste “chiamate alle armi” antifasciste arrivano dai vari Letta, Conte, Fratoianni, Bonelli, alla fine è tutto normale e scontato, ma quando arrivano invece da una dirigente di un istituto scolastico, allora la cosa non può che assumere una notevole gravità

E’ il caso della preside dell’istituto fiorentino “Leonardo Da Vinci”, Annalisa Savino, la quale dopo quanto avvenuto al Michelangiolo, ha scritto una lettera ai suoi studenti, con la quale in pratica li invita a reagire al rischio di un fantomatico ritorno del fascismo.

Ecco cosa scrive la dirigente scolastica: “Mi preme ricordarvi solo due cose. La prima è che il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a se stessa da passanti indifferenti”. La circolare continua citando Antonio Gramsci, tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia: “Odio gli indifferenti, diceva un grande italiano che i fascisti chiusero in un carcere fino alla morte, impauriti come conigli dalla forza delle sue idee”.

Poi la preside si rivolge direttamente ai giovani, chiedendo loro di tenere a mente la storia e ricordandogli la necessità di essere sempre vigili di fronte a ciò che accade intorno a loro: “Nei periodi di incertezza, di sfiducia collettiva nelle istituzioni, di sguardo ripiegato dentro al proprio recinto, abbiamo tutti bisogno di avere fiducia nel futuro e di aprirci al mondo, condannando sempre la violenza e la prepotenza. Chi decanta il valore delle frontiere, chi onora il sangue degli avi in contrapposizione ai diversi, continuando ad alzare muri, va lasciato solo, chiamato con il suo nome, combattuto con le idee e con la cultura. Senza illudersi che questo disgustoso rigurgito passi da sé. Lo pensavano anche tanti italiani per bene cento anni fa, ma non è andata così”.

Appare evidente come la preside non si sia limitata a condannare le violenze come sarebbe stato giusto fare, ma ha inteso lanciare un chiaro messaggio politico agli studenti, puntando il dito contro la destra che sta al governo e che ha, agli occhi di questa dirigente, il torto imperdonabile  di voler difendere la sovranità nazionale, i confini, la propria identità storica e culturale. In pratica le violenze al Michelangiolo sono diventate il pretesto per un comizio politico su carta. 

Una presa di posizione che ha naturalmente provocato la reazione del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara il quale ha criticato l’iniziativa: “Il pensiero della dirigente scolastica non rappresenta la realtà dei fatti”, sostiene il ministro, che poi aggiunge: “Sono lettere ridicole. Vanno prese per quello che sono, un atto di propaganda. In Italia non c’è nessun pericolo fascista, non c’è nessuna deriva violenta o autoritaria. Difendere le frontiere e ricordare il proprio passato o l’identità di un popolo non ha nulla a che vedere con il fascismo o, peggio, con il nazismo.Quindi inviterei la preside a riflettere più attentamente sulla storia e sul presente”.

A ciò si aggiunga quanto dichiarato nei giorni scorsi dalla preside del Liceo Michelangiolo, Rita Gaeta, che a proposito di quanto avvenuto al suo istituto ha parlato di un clima politico molto pesante, creato soprattutto dal Caso Cospito e dalle iniziative di collettivi appartenenti alla galassia anarchica: “Nelle settimane passate la scuola è stata letteralmente tappezzata di manifesti e di scritte contro il 41 bis, all’esterno e anche dentro, davanti al mio ufficio e sono state anche imbrattate le porte del bagno. Questo è segnale di un coinvolgimento politico. Non credo ci sia un nesso, però è un’esternazione di un dissenso verso le istituzioni dello Stato che noi rappresentiamo”. A dimostrazione di come esista una tensione politica che non è provocata da destra.

La lettera della Savino, che il ministro Valditara ha stigmatizzato, è grave per due motivi: innanzitutto perché non contribuisce affatto a rasserenare il clima, ma anzi sembra voler ottenere l’obiettivo esattamente opposto, ovvero rinfocolare gli animi, e soprattutto risvegliare negli studenti una sorta di ribellione; in secondo luogo perché bolla come fascisti tutti quei valori alternativi ai modelli della sinistra: l’amore per la Nazione, il principio della sovranità, la difesa dei confini, dell’identità cristiana, della famiglia naturale intesa come nucleo fondante della società. Ed è evidente come dietro il paventato pericolo di una perdita delle libertà, si nasconda in realtà il desiderio di utilizzare la scuola come laboratorio di formazione di una nuova Resistenza, da indirizzare contro contro l’attuale governo.

C’è da chiedersi dove fossero questi dirigenti scolastici così ammantati di autentico spirito democratico negli ultimi due anni, quando la democrazia e i diritti costituzionali sono stati letteralmente calpestati in nome dello Stato etico sanitario, e centinaia di persone hanno perso il diritto di essere libere, di uscire di casa, di lavorare e di vivere liberamente la propria vita sociale soltanto perché sprovviste di un lasciapassare sanitario, spacciato come garanzia di immunità dal contagio, e invece poi rivelatosi uno strumento meramente coercitivo.

E come mai questa solerte dirigente scolastica improvvisamente sente il bisogno di scrivere una lettera ai suoi studenti per sensibilizzarli contro le violenze fasciste? Come mai lo fa soltanto oggi quando da settimane le città sono teatro delle proteste e delle violenze di movimenti cosiddetti anarchici, ma chiaramente riconducibili all’area della sinistra antagonista, per solidarietà verso un terrorista recluso al 41 bis che ha gambizzato un dirigente d’azienda e soltanto per puro miracolo non ha compiuto una strage in una caserma dei Carabinieri? E che in carcere concorda le sue battaglie con boss mafiosi e criminali vari?

Il fatto che l’intera sinistra, dal Pd al M5S passando per l’Anpi e la Cgil, sia scesa in campo per difendere la preside chiedendo le dimissioni del ministro Valditara, dimostra chiaramente come sia visto positivamente il tentativo di trasformare la scuola in una sorta di laboratorio di una nuova Resistenza, mobilitando gli studenti in nome di una nuova emergenza democratica e spostando l’opposizione nelle piazze. Con parole d’ordine modello anni ’70, frutto della disperazione dell’attuale sinistra incapace di sconfiggere la destra alle urne, avendo perso la propria identità, i propri linguaggi e soprattutto lo storico elettorato di riferimento.

C’è rimasto soltanto il fascismo come spauracchio da agitare nell’aria nel tentativo di compattare l’opinione pubblica intorno ad un pericolo da combattere. E basti vedere come una rissa fra opposti schieramenti fuori da una scuola sia stata così tanto strumentalizzata, per avere la prova di come tanto il caso Cospito che questa vicenda siano le facce di una stessa medaglia, ovvero il tentativo di infiammare gli animi, acuire le tensioni e mettere in difficoltà il governo. Ma occhio, perché poi ad “armare” la mano si finisce per farsi male. Il 68 e l’esperienza degli anni ’70 insegnano. Il gioco vale davvero la candela? Battere la destra può valere una nuova stagione di tensioni politiche e di opposti estremismi? 

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