Un matrimonio è per sempre? Proprio no, ma è un istituto ancora piuttosto solido nonostante la crisi di “vocazioni” ultra-quarantennale. Intanto le cifre: nel 2021 i matrimoni sono stati poco più di 180mila, quasi il doppio del 2020. La crescita non ha colmato la perdita dell’anno della crisi pandemica che, con la celebrazione di circa 97mila matrimoni, aveva portato a un calo pari a -47,4% rispetto al 2019. La transizione alla vita adulta segue percorsi molto diversi rispetto al passato, quando il motivo prevalente di uscita dal nucleo di origine era legato alla necessità di formare una nuova famiglia attraverso le nozze.
Crescono le convivenze. Secondo i dati dell’Indagine Famiglie e soggetti sociali, per le generazioni più recenti di uomini (1982-1986) la convivenza supera il matrimonio. Per le donne, l’uscita dalla famiglia di origine si contraddistingue ancora per la scelta preponderante del matrimonio (40% tra le nate negli anni Ottanta), seguita da quella della convivenza more uxorio, con percentuali via via crescenti di generazione in generazione. I primi matrimoni, più che dimezzati nel 2020 rispetto al 2019, riprendono a salire fino a sfiorare i livelli registrati prima della pandemia. A crescere sono soprattutto le prime nozze con sposo e sposa in età tra 30 e 34 anni, le classi di età più penalizzate nell’anno della pandemia. La diminuzione dei primi matrimoni è speculare alla progressiva diffusione delle libere unioni più che triplicate tra il biennio 2000-2001 e il biennio 2020-2021. L’incremento è da attribuire soprattutto alle libere unioni di celibi e nubili. Negli ultimi due decenni, inoltre, il netto ridimensionamento delle nuove generazioni, dovuto alla fecondità bassa e tardiva a partire dalla metà degli anni Settanta, ha prodotto un effetto strutturale negativo sui matrimoni così come sulle nascite. Man mano che queste generazioni, molto meno numerose di quelle dei loro genitori, entrano nella fase della vita adulta si riduce infatti la numerosità della popolazione in età da matrimonio e, di conseguenza, a parità di propensione a sposarsi, cala il numero assoluto di nozze.
In aumento le seconde nozze. L’aumento dell’instabilità coniugale contribuisce alla diffusione delle seconde nozze e delle famiglie composte da almeno una persona che abbia vissuto una precedente esperienza matrimoniale, fenomeno che genera nuove tipologie familiari. Al tendenziale aumento di questa tipologia di matrimoni, registrato soprattutto nel biennio 2015-2016 come conseguenza dell’introduzione nel 2015 del “divorzio breve”, ha fatto seguito una progressiva stabilizzazione. La pandemia ha colpito in maniera meno pesante i secondi matrimoni, cosicché la loro successiva ripresa, pur meno incisiva rispetto ai primi matrimoni, è tale da superare i livelli del 2019. In base allo stato civile degli sposi, la tipologia più frequente tra i matrimoni successivi al primo è quella in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubile; seguono le celebrazioni in cui entrambi gli sposi sono divorziati e quelle in cui la sposa è divorziata e lo sposo è celibe. I matrimoni successivi al primo sono più diffusi nei territori in cui si registrano i tassi di divorzio più elevati, ovvero nelle regioni del Nord e del Centro.
Matrimoni misti. Nel 2021 sono state celebrate quasi 25mila nozze con almeno uno sposo straniero, in aumento del 29,5% rispetto all’anno precedente. I matrimoni misti, in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero, ammontano a oltre 18mila e continuano a rappresentare la parte più consistente dei matrimoni con almeno uno sposo straniero. Quasi i tre quarti dei matrimoni misti riguardano coppie con sposo italiano e sposa straniera. Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 4.595, il 2,5% del totale delle spose. Le combinazioni di cittadinanza dei matrimoni misti sono molto diverse a seconda del genere degli sposi. Nel 2021, gli uomini italiani hanno sposato una cittadina rumena nel 19,2% dei casi, ucraina nel 13,2% e russa nel 7,1%. Le donne italiane che hanno contratto matrimonio con un cittadino straniero hanno invece più frequentemente uno sposo di cittadinanza marocchina (12,1%) o albanese (9,7%).



