Cutro e Karaoke. La destra non cada nella trappola della sinistra

lunedì, 13 Marzo 2023
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La comunicazione non è solo l’amplificazione più o meno efficace dei pensieri, dei desideri dei politici, dei leader, dei sindaci, degli imprenditori, dei dirigenti delle associazioni, degli enti etc. E’ fredda strategia, è razionale interpretazione della realtà, finalizzata al consenso.

Voi pensate che alla sinistra di Palazzo interessino veramente i morti di Cutro? Ovviamente, ad eccezione dei pochi in buona fede. E pensate veramente che alla destra non interessino per niente? Ad eccezione dei pochi in mala fede. E pensate veramente che ministri, vice ministri, sottosegretari, siano unicamente un gruppo di cinici e disumani?
Per carità, non cadiamo in questo ricatto ideologico.

Da decenni la “pancia”, estremizzata dai social (la spettacolarizzazione del sogno, del desiderio, del dolore, della guerra, della paura, del virus) ha preso il sopravvento sulla verità, sulla morale concreta. Da decenni il moralismo astratto, l’ideologismo puro, il puritanesimo che si sono trasformati nel pensiero unico politicamente corretto, imperano, dominano, condizionano dichiarazioni, atteggiamenti, posture, effetti e schemi mentali.

In politica poi, da quando è andata al governo la Meloni, il teatro “modello-Sanremo”, è tornato velocemente in auge, rischierando sul campo da gioco squadre calcistiche e relative tifoserie: fascismo-antifascismo, egoismo-umanitarismo, diritti-medioevo, democrazia-autocrazia, bene-male.
Contrapposizioni da anni Settanta, ancora per il momento virtuali, sicuramente pericolose in prospettiva (si veda la rissa tra studenti a Firenze, trasformata in un palcoscenico sinistro, ad opera di presìdi militanti, Cgil, sinistra piazzaiola, post-sardine, grillini e la Schlein, dove “uccidere un fascista non è reato” o “il compagno Tito ce l’ha insegnato, ogni fascista preso va infoibato”); che sembravano seppellite nel peggiore passato della storia repubblicana. E invece, ricominciano a fare cassa, politica, culturale, televisiva (basta vedere certe trasmissioni dalla Rai a La7: tutto un processo a Palazzo Chigi, che autori e conduttori chiamano, vigilanza antifascista e presidio della libertà di espressione).

Adesso, ultima declinazione di tale impianto scenico, scopriamo che siccome ci sono stati i morti di Cutro, la Meloni e Berlusconi non potevano festeggiare col karaoke il compleanno di Salvini. Da figure istituzionali ci si aspetta serietà, sobrietà, moderazione.
Tradotto, come nel caso del ministro Piantedosi, reo di aver parlato da tecnico e non da politico ipocrita, è la sinistra che detta la linea comunicativa, quello che va detto, quando va detto e come va detto.

Diamo una notizia: non basta mai, e la destra non deve commettere l’errore di cadere nella trappola. Facciamo degli esempi che abbiamo letto sui titoli dei giornali e ascoltato dai microfoni del Pd, dei 5Stelle, della sinistra estrema.

Primo atto: la Meloni non è andata subito a Cutro. “Perché la Meloni non è andata, perché non parla? Condivide le morti in mare? Il governo voleva i morti?”.
Secondo atto: il governo fa il Cdm a Cutro? “E’ una scelta tardiva”.
Terzo atto: il governo rende omaggio ai caduti in mare. “Non è sufficiente, doveva inginocchiarsi sulla spiaggia e chiedere scusa”.

Una sorta di flagellazione mistica di fronte al giudizio divino, con condanna scontata, orchestrati da chi è solo un mero e abile “professionista dell’umanità”.
E allora, se tanto ci dà tanto, la sinistra, per ruolo istituzionale (anche l’opposizione ne è parte integrante), deve smettere di sorridere agli incontri, ai comizi, alle feste, ai congressi, perché ci sono stati i morti di Cutro (i cui parenti non sono andati dalla Meloni, perché il compagno della Serracchiani, che li rappresenta legalmente, li ha consigliati “bene”).

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