Schlein. Armi a Kiev, soldi all’estero, utero in affitto: ecco le prime contraddizioni

venerdì, 24 Marzo 2023
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L’avevamo previsto e sta accadendo. La comunicazione aggressiva e furba della neo-segretaria Schlein si sta infrangendo già alle prime prove parlamentari.

E questo è solo l’inizio. Come noto, lei o chi per lei (gli spin doctor), subito dopo la sua sorprendente affermazione, hanno coniato la parola “comunità democratica”, per mediare dentro il partito, tra l’anima burocratica, la struttura, i circoli e gli iscritti che le hanno preferito Bonaccini, e l’area movimentista di quei cittadini che l’hanno scelta.
Un equilibrio per definizione precario, soprattutto se si considera che i grandi strateghi che l’hanno inventata e imposta (Bettini, Orlando, Zingaretti, Franceschini, Boccia etc), consentendole di scalare il Pd in appena due mesi (una cosa mai vista: come se un semplice operaio o impiegato in così poco tempo potesse diventare magicamente amministratore delegato dell’azienda che l’ha assunto), adesso, sicuramente, passeranno all’incasso, nel senso che cominceranno a pretendere.
Semplificando: a lei la demagogia piazzaiola e il marketing per aumentare gli iscritti, a loro le strategie politiche di alto e delicato spessore istituzionale. Resta da vedere, come reagirà la diretta interessata. Se accetterà gli ordini di scuderia o batterà i pugni sul tavolo, come da istinto animale manifestato finora.

E in effetti, la Schlein, dopo le primarie, ha subito alzato il tiro, contrapponendosi frontalmente alla Meloni, della serie “due donne in guerra” (il bipolarismo prossimo venturo), espressione di valori e modelli sociali opposti; lei donna del futuro, la premier bandiera del passato, del medioevo, della reazione.
La verità è che la comunicazione della neo-segretaria dem ci ha riportato indietro nella storia. Esattamente agli anni Settanta: antifascismo da Cln, femminismo, diritti civili. In certi momenti sembra che il suo sia il partito radicale di Marco Pannella.
Peccato che siamo in una democrazia parlamentare e che ogni opposizione anti-sistema sia condannata a fare i conti col Palazzo, le sue procedure e i suoi meccanismi.

Non è una novità: tutti i partiti alternativi finiscono stritolati nel tritacarne di Camera e Senato, dove il pragmatismo vince sulla narrazione acchiappavoti. La regressione-liquefazione dei grillini è stata emblematica in tal senso.
Ne sa qualcosa la Meloni costretta, per reggersi a galla, a modificare molte promesse elettorali. Da quando si è insediata ha fatto parecchi salti all’indietro, passi da gambero e numerose sterzate laterali per rassicurare i mercati, i poteri forti, le alleanze internazionali. Argomenti che molti elettori, pur giustificandola (si vedano i sondaggi), non condividono molto (in primis, le armi all’Ucraina).

E inizia ad accorgersene pure la Schlein: balbettante se non “comizia” con i soliti suoi standard ideologici (si è notato quando un giornalista le ha fatto una domanda a bruciapelo sui ritardi del governo: alla demagogia c’è un limite), ma soprattutto risultando assente al voto in Aula sui primi argomenti spinosi per lei.

Ma come, il suo nuovo Pd non era contro le armi a Kiev e per la pace? Lei stessa lo aveva detto più volte (facendo ingelosire i grillini verso cui oggettivamente ha aperto un’Opa). Invece, il suo partito ha votato per la riconferma delle armi.
E come se non bastasse, i suoi parlamentari hanno bocciato l’emendamento dei 5Stelle sul no ai soldi esteri (il caso Renzi-Arabia Saudita), percepiti da parlamentari italiani (una sorta di tradimento nazionale, o conflitto d’interessi). Ergo, possono prendere i soldi dall’estero, con la benedizione di destra e sinistra.
Che fine ha fatto la moralità, quel codice etico che i sinistri rimproverano ossessivamente facendo i “professionisti dell’umanità”, alla destra in occasione di Cutro e non solo?

Infine, l’utero in affitto. Il governo sta lavorando su una ulteriore stretta relativamente a quello che considera un reato universale. La medesima sensibilità che hanno i “catto-dem”, ammesso che restino nel partito ormai ultra-laicista della Schlein, e che sembra avere pure Bonaccini.
La “Capa” ne uscirà? O sarà l’ennesima conferma che qualsiasi ideologismo prima o poi finisce e si ridimensiona a tal punto da essere quello che è, una bugia?

 

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