E’ morto Silvio Berlusconi. Ci sarebbe stato il centrodestra in Italia senza di lui? Forse sì, ma molto probabilmente no, perché è stato lui il federatore dello schieramento, il collante che per oltre vent’anni è stato capace di tenere unite entità politiche molto diverse fra loro.
Che non fosse operazione facile fu a tutti chiaro in quel lontano 1994, quando con il crollo dei partiti della Prima Repubblica sotto i colpi di Mani Pulite, tutti i sondaggi davano largamente vincente lo schieramento di sinistra guidato da Achille Occhetto. Il fronte moderato si presentava frastagliato, e i tentativi di Mario Segni di mettere in piedi un campo alternativo alla sinistra, erano ostacolati dai veti delle correnti sinistrorse dell’ex Democrazia Cristiana.
Ci provò allora Berlusconi, un esterno della politica, il più importante imprenditore del settore televisivo italiano, che riuscì ad unire il mondo liberale di Forza Italia, quello federalista della Lega Nord, quello identitario della destra ex missina, il fronte cattolico conservatore, quello socialista riformista orfano di Craxi, e per un certo periodo persino l’area radicale e libertaria di Marco Pannella.
Fu così che in poche settimane Berlusconi riuscì a compiere un autentico miracolo, quello di ribaltare tutti i pronostici e impedire alle elezioni del 27 marzo 1994 la quasi scontata vittoria degli ex comunisti e alleati vari.
Una capacità federativa che Berlusconi ha continuato a conservare negli anni e che gli ha permesso di vincere le elezioni politiche del 2001, pareggiare quelle del 2006 dove tutti lo davano irrimediabilmente sconfitto, e trionfare in quelle del 2008, le ultime che lo hanno visto alla guida del centrodestra.
Ma pur essendo un grande federatore, ha poi mostrato forti limiti circa l’effettiva capacità di mantenere unita la coalizione ogni volta che ha governato. Perché all’abilità e alla capacità di unire tutti per vincere alle elezioni, poi seguiva il tentativo di cannibalizzare gli alleati, omogeneizzare la maggioranza, imporre a tutti la sua linea. Al Berlusconi premier non piacevano le mediazioni continue, i compromessi al ribasso, il dover trattare su ogni questione, dovendo poi cedere alle pretese degli alleati. E infatti nel 1994, pochi mesi dopo la vittoria inaspettata delle politiche, si è rotta l’armonia con Bossi e la Lega e il governo è caduto, con il centrodestra che ha poi perso le elezioni politiche del 1996 proprio a causa della concorrenza a destra del Carroccio.
Recuperata la Lega nel 2001, la rottura si è consumata con l’Udc del duo Casini-Follini insoddisfatta per il troppo peso concesso da Berlusconi a Bossi, e in un secondo tempo anche a Fini. E infatti lo stesso abile federatore che alle elezioni riusciva a tenere uniti tutti per vincere, poi di fronte ad un’azione di governo che non andava spedita come avrebbe voluto e che risentiva spesso dell’opposizione interna degli alleati, lamentava il fatto che Forza Italia non avesse la maggioranza assoluta per poter avere mano libera nel realizzare quella che considerava la sua rivoluzione liberale. Per questo ha sempre preferito il sistema proporzionale al maggioritario, tentando di cambiare la legge elettorale nella speranza di avere più seggi parlamentari e più potere a scapito degli alleati.
Un grande federatore che aveva anche capito come fosse necessario costruire un nuovo centrodestra, che non fosse più la sommatoria di partiti, ma una sorta di partito unico capace finalmente di annullare le differenze. Nacque così il progetto del Popolo della Libertà, che però ebbe vita breve e portò alla traumatica rottura con Gianfranco Fini; che inizialmente sembrò condividere l’idea berlusconiana, ma poi quando capì che in questo modo il leader di Forza Italia era riuscito a cannibalizzare finalmente i suoi alleati,cercò una malestra e spericolata via di uscita che lo ha definitivamente messo fuori gioco, ma che ha anche sancito il fallimento dell’esperienza berlusconiana del partito unico (e infatti poi Berlusconi resusciterà Forza Italia).
Poi, dopo l’uscita di scena da premier nel 2011, è iniziata la parabola discendente sia del Cavaliere che di Forza Italia che ha finito per perdere il ruolo di partito guida del centrodestra. Berlusconi che era stato il federatore per oltre vent’anni si è trovato a dover cedere questo ruolo ad altri: Salvini prima e la Meloni poi.
Comunque la si pensi, a Berlusconi non si può non riconoscere il merito di aver cambiato la storia, in quel lontano 1994 quando tutto sembrava già scritto, e ai moderati italiani non restava altro che un ruolo minoritario, subalterno ad una sinistra ancora fortemente legata ad una visione sostanzialmente comunista dell’economia, del lavoro, del mercato. Berlusconi ha modificato il corso degli eventi e ha permesso per oltre venti anni l’esistenza di un fronte liberale, moderato, cattolico, maggioranza nel Paese, un centrodestra capace di essere l’interlocutore privilegiato del ceto medio, delle piccole e medie imprese, dell’italiano medio che ha sempre rappresentato quella maggioranza silenziosa, incapace di scendere in piazza, manifestare, fare rumore, ma poi sempre determinante alle urne.
E l’esistenza del centrodestra è stata garantita, nel bene e nel male e con tutti i pro e i contro del caso, dall’abilità e dal carisma di un leader popolare, oltre che populista, che si è chiamato Berlusconi. Proprio per questo è stato tanto odiato dagli avversari,che nel nome dell’antiberlusconismo militante hanno cercato di eliminarlo attraverso ogni strada, politica e soprattutto giudiziaria. Ci sono riusciti solo in parte però, se è vero che fino all’ultimo Berlusconi ha mantenuto il suo ruolo di leader di Forza Italia, e negli ultimi tempi anche di “padre nobile” del centrodestra, e non è sparito dalla scena come altri leader prima di lui. Il suo posto nella storia lo ha già conquistato; ora tutto sta a capire se senza di lui la sua creatura, Forza Italia, sparirà definitivamente lacerata dalle lotte interne o se gli azzurri saranno capaci di rinventarsi anche senza di lui. Difficile credere che il movimento possa sopravvivere senza il suo fondatore e leader incontrastato, che porta anche la responsabilità di aver creato e distrutto tutti i suoi aspiranti eredi. Ma questa è un’altra storia.



