Partecipate. Esempio-Cingolani: ma qualcuno conosce le idee di certi tecnici?

mercoledì, 12 Aprile 2023
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Settimana decisiva per scegliere i vertici apicali delle partecipate (Enel, Eni, Leonardo, Poste e Terna), settori altamente strategici per l’Italia. E come al solito, il tema ricorrente, prima delle decisioni, sono gli equilibri interni di ogni maggioranza, oggi nelle mani del centro-destra; rapporti da salvaguardare o da rompere, nel nome della sindrome dell’“asso piglia tutto”. Sindrome che sta colpendo la Meloni a svantaggio di Fi e Lega che, da quando si è costituito il governo, hanno più di una ragione per lamentarsi, in ordine ai posti occupati.

A favore della Meloni però, oltre all’egemonia naturale che legittimamente vuole esercitare sul campo, anche l’assunzione di una forte responsabilità istituzionale, vissuta in prima persona. Se sbaglia pagherà pegno, se indovina incarichi dimostrerà preparazione e visione.

Non è questa la sede per analizzare per intero il toto-nomine, approfondimento che ha già fatto brillantemente Massimo Spread, ma cosa c’è dietro alcune proposte, in particolare la fissazione per Roberto Cingolani (in pole per la Leonardo), da parte di Palazzo Chigi.

Chi è Cingolani? È stato direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT) di Genova, dal 2015 al 2019; poi, responsabile dell’innovazione tecnologica dell’azienda Leonardo, sino al 2021, quando è stato nominato ministro della Transizione ecologica nel governo Draghi. Dal 23 ottobre 2022 è consigliere per l’energia del governo Meloni (che lo voleva addirittura ministro).
Indubbiamente una certa continuità con Draghi.

Andiamo per ordine. Cosa avrebbe dovuto distinguere, segnare la netta differenza tra un esecutivo tecnico e un esecutivo politico, tra l’altro di destra? Non solo il fatto di essere stato eletto dal popolo, sulla base di un programma ad hoc, votato dalla maggioranza dei cittadini (argomento non secondario), ma soprattutto un cambio di rotta rispetto al passato, su politiche economiche, internazionali, battaglie culturali (la famiglia, la vita, l’identità storica, religiosa etc). E invece abbiamo visto, la prima manovra, le armi all’Ucraina, i rapporti formalmente conflittuali, sostanzialmente inclusivi con Bruxelles. Un posizionamento che ha destato parecchie perplessità e non solo presso l’opinione pubblica.

E inoltre, se le scelte camminano sulle gambe degli uomini, Cingolani consigliere della Meloni cosa può aver significato e cosa può significare in prospettiva (alla Leonardo)?
Dati alla mano, finora una politica oggettivamente opaca, ambigua. Per quanto il mutamento della ragione sociale di alcuni ministeri (Made in Italy, sovranità alimentare, merito, natalità), sembrava il preludio di un’autentica rivoluzione-argine contro il pensiero unico della sinistra.
Ma ora, alla luce del “toto-nomine” per le partecipate, quasi tutte in continuità con i precedenti esecutivi (o dal pedigree interno), il timore di un sovranismo meramente mediatico è forte.

La stessa nuova dizione (dal Ministero per la Transizione Ecologica a Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), lasciava presagire un’interessante rottura.
Tradotto: non più un futuro ideologico obbligato, cooptato dall’alto, dalle lobby di Bruxelles (dallo Stato etico sanitario allo Stato etico green), ma una interlocuzione critica, maggiormente indirizzata ai superiori interessi nazionali. Strada che con molti balbettii il governo di centro-destra ha cercato di percorrere: la questione della dipendenza energetica dalla Cina, la critica al fotovoltaico, all’elettrico, proponendo ad esempio, il biocarburante.

Ma Cingolani, vuol dire una precisa postura. Rispettabile, ma ci chiediamo quanto in linea con un governo di destra.
A un convegno organizzato dalla rivista “Limes”, Cingolani è stato esplicito: ha redatto un vero e proprio manifesto del transumanesimo, che se collegato alle priorità del Pnrr (intelligenza artificiale, transizione energetica, digitalizzazione, riforme della pubblica amministrazione, del debito, del fisco, della giustizia, come condizione necessaria per accedere ai fondi), la dice lunga e lo candida a indubbio protagonista “illuminato” di uno scenario preciso e di un’appartenenza conforme. Tra le varie asserzioni ripetute pure in altre sedi, tipo che la terra è programmata per tre miliardi di persone (domanda-1: chi l’ha deciso? Domanda-2: visto che siamo in otto miliardi, gli altri cinque che fine faranno?), ha affermato che prima o poi il gap tra l’intelligenza umana e quella dei robot, dei computer sarà colmato, in favore dell’intelligenza artificiale; perché, a differenza degli umani, non è emotiva. Anche se i robot, secondo lui, dovranno comunque, essere guidati dagli uomini, purché capaci di farlo e non da persone pericolose, con fragilità o dipendenze (anche qui, chi decide?).

In poche parole, il sogno prometeico dell’uomo che si fa Dio, nemmeno umano, ma transumano (concetto ormai di moda), con la tecnologia in mano a un’élite in grado di gestire il mondo. Un mondo moderno, vaccinato, green, magari con un’umanità di schiavi perfetti per l’economia, oppure mantenuti da un reddito di cittadinanza universale, sostituiti da androidi, che lavorano 24ore su 24; un’umanità di apolidi (migranti e autoctoni senza più identità storiche, religiose, culturali), precari (nel lavoro), e liquidi (dal punto di vista dell’identità naturale, sessuale).

Questo piace alla Meloni? Questo è coerente con i valori di destra? Che al contrario, si richiamano (sempre come ha detto Cingolani), a filosofi, intellettuali o politici, ancora ostaggio di categorie vecchie di 3.000 anni?
Attenzione a collocare persone organiche alle lobby che si nascondono dietro la maschera del tecnico. Tutti hanno appartenenze, frequentazioni e progetti.

Ripetiamo: questo piace alla Meloni? Se non c’è conoscenza di tali orientamenti restano le altre ipotesi: che la destra non ha competenze interne tali da fronteggiare e scrivere concretamente il futuro o che, per galleggiare ha già fatto troppi patti con quello che tempo addietro considerava il “nemico”.

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