Ormai lo sappiamo. Da decenni la “sinistra estetica” ha perso il contatto con la “sinistra storica”, quella dei calli sudati delle mani degli operai e dei disoccupati (un tempo si chiamavano proletari).
E infatti, da decenni la sinistra specialmente da noi, si è trasformata e ha perso i voti proprio dei poveri e degli oppressi. Si è visto lo scorso 25 settembre: questi ceti hanno votato per la Meloni. Mentre solo impiegati pubblici, pensionati e professori radical chic (i garantiti, i tutelati, i fan dello status quo) hanno messo la croce sul Pd.
Una metamorfosi non nuova. Fecero scandalo, infatti, le scarpe da mille euro e la barca di D’Alema, il cachemire di Bertinotti. E hanno destato stupore l’orologio ultra-costoso del progressista Macron (ripreso indecorosamente mentre bacchettava la piazza francese, rea di combattere l’alzamento dell’età pensionabile); per non parlare della pochette di Conte, simbolo di un populismo classista, elegante, poco coerente con la rivoluzione moralizzatrice grillina contro tutti gli sprechi.
La Schlein è stata la classica ciliegina sulla torta. Da buona radical, liberal nel Dna, altolocata socialmente, barricadera e cheguevarista, con tinte globaliste e Lgbtq, ha rimesso al centro la questione estetica, introducendo nel lessico repubblicano la parola “armocromia” (l’armonia dei colori) e l’uso di trench coerenti con gli appuntamenti in agenda. Come se non fosse bastato il “diritto all’eleganza” propugnato ed enfatizzato da Soumahoro.
E’ proprio vero: la sinistra è passata dai diritti sociali, ai diritti civili, ai diritti estetici.
Segno di una decadenza che, invece, Polito, sulle colonne del Corriere della Sera ha chiamato “manifestazione di una logica evoluzione”, studiata a tavolino dalla comunicazione dem.
Secondo l’editorialista, specularmente a Salvini che “intendeva con le sue felpe mettersi in sintonia con le masse”, la nuova segretaria del Pd “sarebbe una donna moderna, che appartiene alla classe media metropolitana, informata sulle nuove tendenze e mode, verso stili di vita più nordici, gelosa delle manifestazioni dell’individualità e dei diritti che ne conseguono, gender fluid e sessualmente libera”.
Una domanda: e che c’entra con la storia dei neo-post-comunisti (il sobrio Berlinguer si rivolterebbe nella tomba)? Se proprio tale (il partito borghese radicale di massa) dovesse essere la bussola futura, non bisogna lamentarsi che i sindacati si trovino senza zattere e che Conte stia tentando di proporsi come nuova-vera sinistra.
E non è un caso (a proposito di antifascismo da anni Settanta, in salsa femminista-Schlein) che nel collegio di Sesto San Giovanni, già capitale tradizionale del comunismo operaio la Rauti alle politiche ha doppiato il dem Fiano.
Da giorni l’opposizione, in primis il Pd, certo mainstream tv e molti ambienti intellettuali hanno difeso la segretaria e si sono chiesti la ragione del fastidioso “moralismo di destra” che non ha perso l’occasione per sfottere la segretaria “armocromista”.
Da che pulpito, loro che ritenendosi l’incarnazione religiosa della morale, dell’etica, della democrazia, della Costituzione, della cultura, dell’ambiente e dei diritti, vomitando da tempo immemore veleno e strali puritani contro la destra corrotta, mediocre, a-fascista, capeggiata dal Caimano-Silvio, dal “buiaccaro” Salvini e dalla “garbatellara” Giorgia, adesso si indignano per la nuova postura (sempre nel nome dei poveri) della Schlein?
Chi di puritanesimo colpisce, di puritanesimo perisce.



