Riforme costituzionali. Vuoi vedere che dal cilindro Meloni-Schlein uscirà il premierato?

lunedì, 8 Maggio 2023
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Meloni ha convocato la Schlein domani a Palazzo Chigi. Un’interessante novità. Può essere l’occasione per un dialogo corretto, civile e per stabilire regole comuni, visto che sulla visione della società, dell’economia, della geopolitica, della famiglia e della storia italiana, destra e sinistra sono agli antipodi.

E per la neo-segretaria dem si tratterà di una reale prova di maturità. Finora ha fatto solo l’analisi del sangue antifascista alla premier e come leader ha unicamente recuperato in senso demagogico gli Anni Settanta, configurando il Pd come un “partito radicale di massa”, facendo allontanare molti moderati, riformisti, cattolici e alcuni suoi fondatori.
A dire il vero, superate le date fatidiche (il 25 aprile, il 1maggio), oggetto di una trita e ritrita retorica (l’ideologia della storia come clava politica per delegittimare gli avversari), qualche timido cenno di conciliazione la Schlein ha iniziato a darlo. Del resto, non poteva continuare a erigere barricate, condannando i suoi parlamentari e non solo, all’impoliticità e all’irrilevanza.
E non poteva continuare a smentire sé stessa su temi (le armi all’Ucraina, l’utero in affitto, il termovalorizzatore romano etc), che l’hanno vista impegnata e da un po’ al centro di una correzione a 360 gradi, per non creare ulteriori divisioni, spaccature interne, e per non scontentare ancora di più, quella base (gli iscritti, i circoli) che alle primarie le ha preferito Bonaccini.

Quindi, una prova di maturità, le riforme, considerando pure il fatto che la sinistra quando ha potuto, ha imposto a colpi di maggioranza una riforma non da poco: il titolo V della Costituzione. Senza coinvolgere più di tanto le opposizioni.
Se dovessimo, infatti, fare il riassunto di ogni tentativo riformatore delle istituzioni il bilancio non è poi tanto positivo. Siamo ancora dentro gli eterni tempi supplementari della prima Repubblica e le nostre istituzioni sono una sorta di fritto misto, di spezzatino, un pezzo parlamentari, un pezzo presidenziali (mediatiche) e un pezzo federaliste.

Per non parlare dei sistemi elettorali (per le politiche, le regionali, le comunali) tutti diversi e in contrasto tra loro. Errore di fondo: le “case” non si costruiscono partendo dai balconi (il sistema elettorale), ma dalle fondamenta: i valori fondanti del nostro stare insieme, la forma di governo.
Proprio quella forma di governo che la Meloni considera la “madre di tutte le riforme”.

Ma sulla declinazione del presidenzialismo le idee in cantiere sono tante: maggiori poteri al capo dello Stato, eletto dal popolo, come il semipresidenzialismo francese? Oppure, un “arbitro” anche “capitano” (presidenzialismo modello-Usa)? E’ assai difficile, e l’esperienza storica europea lo insegna, conciliare governabilità e democrazia compiuta, esatta rappresentazione della società.

Inoltre, di Bicamerali ne abbiamo viste tante. Quella che si avvicinò maggiormente al risultato finale (governo D’Alema), stava per essere partorita dal famoso “patto della crostata” (siglato in casa Letta): semi-presidenzialismo e federalismo. Ma il tavolo saltò per l’improvvisa indisponibilità di Silvio Berlusconi.

E ora come andrà a finire? Considerazione preliminare: il presidenzialismo non si connota solo per l’elezione diretta del capo dello Stato (in Francia fu introdotta nel 1962, non nel 1958, quando De Gaulle inaugurò la Quinta Repubblica), ma riguarda l’omogeneità tra esecutivo e maggioranza parlamentare, con una più forte legittimazione dal basso.
E’ molto probabile che il braccio di ferro tra la Meloni e la Schlein, si concluderà con un pareggio, che renderà contente destra e sinistra: maggiori poteri al premier (premierato), magari eletto direttamente dal popolo e consolidamento del ruolo arbitrale del capo dello Stato. Vogliamo scommettere?

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