Murgia e il cancro, l’odio antifascista e l’inno alla vita di Meloni

lunedì, 8 Maggio 2023
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La scrittrice Michela Murgia ha un tumore maligno e sembra le resti ancora poco da vivere. E’ stata lei stessa a dare l’annuncio in un’intervista al Corriere della Sera in cui ha rivelato di avere un carcinoma renale in stadio avanzato.

“Le metastasi sono già ai polmoni, alle ossa, al cervello. Dal quarto stadio non si torna indietro” ha spiegato.

Murgia aveva già avuto un cancro ad un polmone anni fa, ma spiega “era uno stadio precocissimo. Stavolta il cancro era partito dal rene. Ma a causa del Covid avevo trascurato i controlli. Mi sto curando con un’immunoterapia a base di biofarmaci. Non attacca la malattia; stimola la risposta del sistema immunitario. L’obiettivo non è sradicare il male, è tardi, ma guadagnare tempo. Mesi, forse molti”.

Poi aggiunge: “Il cancro è un complice della mia complessità, non un nemico da distruggere. Non posso e non voglio fare guerra al mio corpo, a me stessa. Il tumore è uno dei prezzi che puoi pagare per essere speciale. Non lo chiamerei mai il maledetto o l’alieno. Definirlo così sarebbe come sentirsi posseduta da un demone. Meglio accettare che quello che mi sta succedendo faccia parte di me – afferma – La guerra presuppone sconfitti e vincitori; io conosco già la fine della storia, ma non mi sento una perdente. La guerra vera è quella in Ucraina. Non posso avere Putin e Zelensky dentro di me”.

Fin qui il racconto drammatico di una malattia e del modo in cui la scrittrice la sta affrontando. Un racconto che tocca profondamente i cuori e le coscienze di tutti, al di là della simpatia che la Murgia possa suscitare in ognuno. Il racconto di una giovane donna che vede davanti a sé un futuro breve, un futuro relativamente breve fatto di lotta e probabilmente di sofferenza.

Poi però la Murgia va oltre e addirittura butta la sua malattia in politica dicendo: “Non importa se non avrò più molto tempo: l’importante per me ora è non morire fascista. Non h0 paura della morte, spero solo di morire quando Giorgia Meloni non sarà più presidente del Consiglio, perché il suo è un governo fascista”.

Non si è fatta attendere la risposta del Presidente del Consiglio che dopo aver letto l’intervista ha mandato un messaggio alla Murgia: “Voglio mandarle un abbraccio e dirle che tifiamo per lei” ha scritto in un post su Facebook con tanto di foto della scrittrice e la scritta Forza Michela.

Poi la Meloni aggiunge: “Non l’ho mai conosciuta e non ho mai condiviso le sue idee, ma voglio mandarle un abbraccio e dirle che tifiamo per lei. E io spero davvero che lei riesca a vedere il giorno in cui non sarò più Presidente del Consiglio come auspica, perché io punto a rimanere a fare il mio lavoro ancora per molto tempo. Forza Michela!”.

Come detto massima solidarietà, vicinanza e tanto affetto a Michela Murgia per il dramma che sta vivendo, che purtoppo è comune a quello di tante persone costrette a lottare con gravi malattie che difficilmente lasciano scampo. Coraggiosa anche la sua scelta di rendere pubblica la sua condizione e di lanciare comunque un messaggio importante, ovvero quello di accettare la malattia, di lottare per vivere, ma mettendo in conto la fragilità umana e l’oggettiva impossibilità di vincere ad ogni costo. E fa riflettere il passaggio in cui rivela che l’aggravamento del suo quadro clinico già precario, è avvenuto a causa dei mancati controlli durante il periodo della pandemia, quando sembrava che l’unica priorità fosse di non morire per covid, trascurando tante altre malattie, tumori compresi, e obbligando tutti a vaccinarsi in virtù dello slogan “se non ti vaccini muori”; come se una volta sconfitto il virus non fosse più possibile né ammalarsi, né morire.

Purtroppo la malattia, il dolore e infine la morte sono parte della vita di ogni essere umano, una condizione quasi inevitabile, un qualcosa che si spera di affrontare il più lontano possibile; ma una volta che il male lo si ha addosso, non si può avere la pretesa di sconfiggerlo contro ogni evenienza, quasi inseguendo un inesistente desiderio di immortalità. E la Murgia sembra comunicare proprio questo, ovvero la sua volontà di accettare il male e di non ingaggiare una battaglia quasi inutile contro se stessa e il proprio corpo, come se fosse possibile impedire alla morte di arrivare e di prevalere sul nostro legittimo desiderio di vita. Una battaglia che tutti, presto o tardi, saremo chiamati comunque a perdere.

Ciò premesso, dispiace che un messaggio di grande dignità e coraggio come quello lanciato dalla Murgia sia stato poi rovinato dall’ideologia, utilizzando la malattia e la prospettiva di una vita breve per attaccare il governo e Giorgia Meloni, in nome di un pregiudizio chiaramente antifascista. Non c’è da stupirsi se si pensa che la scrittrice, dichiaratamente di sinistra, è una delle più impegnate a descrivere la destra italiana oggi al governo come pericolosa, fascista, estremista, xenofoba, e a denigrare la Meloni. E spiace che questo sport la Murgia non lo abbia trascurato nemmeno nel momento in cui si è trovata a denunciare il suo dramma umano.

E la risposta della premier alle sue affermazioni può considerarsi un capolavoro di umanità e di raffinatezza politica al tempo stesso. Ad una Murgia che rivela di avere pochi mesi di vita e auspica per questo anche una breve durata all’esecutivo, risponde una Meloni che antepone un messaggio di vita ad un altro di morte indirizzato a lei e al suo governo (seppur inteso in senso strettamente politico), manifestando l’intenzione di restare il più a lungo possibile a Palazzo Chigi per allungare anche le prospettive di vita della scrittrice. Un messaggio di segno opposto e contrario rispetto a quello dell’avversaria, un inno alla vita contrapposto all’inno di morte della Murgia che arriva ad auspicare una sopravvivenza breve del governo strettamente connessa alla prospettiva di una sua permanenza altrettanto breve in questa vita.

E forse involontariamente la Murgia ha offerto alla Meloni un assist incredibile e pazzesco, perché se il desiderio massimo della scrittrice è di morire quando la Meloni e il suo governo non ci saranno più, inevitabilmente l’auspicio di tutti non può che tradursi in un elogio di lunga vita al governo.

Ci perdonerà la Murgia se nel manifestarle il massimo affetto possibile, ci permettiamo di stigmatizzare il suo furore ideologico, ancora più immotivato e diremmo anche inopportuno, in un contesto in cui un dramma umano viene sfruttato per lanciare un messaggio di odio politico. E stupisce che questo odio la scrittrice sembri riversarlo di più sulla Meloni e sul suo governo definito “fascista”, che contro il male che si trova costretta ad affrontare e che anzi sembra quasi assolvere, fino al punto di non considerarlo un nemico. Il messaggio è chiaro, ovvero affermare che il vero cancro da estirpare non è quello che la sta lentamente uccidendo, ma l’attuale governo.

Nonostate ciò lunga vita a Michela Murgia e da credenti non possiamo che consigliarle di affidarsi alla preghiera, perché la morte non si può evitare ma spesso avvengono anche i miracoli e il buon Dio non fa mai differenze politiche.

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