E’ stato convalidato l’arresto del 16enne accusato di aver aggredito, lo scorso 29 maggio, con un coltello, Elisabetta Condò, docente all’interno di un istituto scolastico di Abbiategrasso. I reati contestati dalla Procura per i minorenni di Milano sono di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e detenzione di armi finalizzata alla commissione del reato di tentato omicidio. Il ministro dell’Istruzione Valditara ha dichiarato: “Sul tema del disagio psichico degli adolescenti soprattutto credo che debbano essere introdotte anche forme di aiuto psicologico per gli studenti che manifestino particolare disagio”. E ancora: ““L’esperienza del Covid ha contribuito a incrinare quella relazione interpersonale che è fondamentale nello sviluppo educativo”. Ne abbiamo parlato con la criminologa Roberta Bruzzone.
E’ d’accordo con la proposta di introdurre la figura dello psicologo nelle scuole?
“A dire il vero lo psicologo nelle scuole è previsto già, è una figura già presente. Credo che si debba discutere su come potenziare questa presenza. Diversi Comuni che hanno fondi a disposizione hanno introdotto l’assistenza psicologica a scuola, per aiutare quegli alunni che presentano particolari situazioni di disagio e che sentono il bisogno di farsi aiutare. E’ tutta una questione legate alle disponibilità economiche e non tutti i Comuni le hanno, per questo in molti casi quello dello psicologo resta un ruolo marginale. Potrebbe certamente essere utilizzato molto più efficacemente in quelle classi dove ci sono problematiche difficili e dove si manifestano particolari criticità o potenziali rischi di bullismo”.
Nel caso specifico di questo ragazzo avrebbe potuto avere un’utilità?
“No, lo psicologo non è in grado di intercettare questo tipo di situazioni se nessuno lo informa e da parte del ragazzo non c’è un interesse a farsi aiutare per superare il disagio che sta vivendo. In questa vicenda il problema maggiore è rappresentato dall’assenza della famiglia che forse non era abbastanza concentrata sulle problematiche del giovane. Forse c’è stato un errore di valutazione da parte dei genitori su certi comportamenti considerati gogliardici e che andavano invece interpretati diversamente. Lo dimostra il fatto stesso che il padre ignorasse le note disciplinari del figlio. Le sembra normale che un genitore non sappia certe cose? Mi dice quindi in un contesto del genere cosa avrebbe potuto fare uno psicologo?”.
Concorda con chi dice che questi atteggiamenti aggressivi potrebbero essere una conseguenza del Covid che ha contribuito ad incrinare le relazioni interpersonali?
“Mi pare che la problematica fosse già ampiamente presente nel soggetto in questione prima del Covid. Indubbiamente la pandemia ha contribuito a far affiorare altri tipi di disagi, ma qui stiamo parlando di una personalità probabilmente già molto disturbata. Un disturbo che penso si trascini sin dall’infanzia e che forse non è stato colto e interpretato nella giusta dimensione. Se si arriva a quell’età a mettere in atto comportamenti così aggressivi e distruttivi vuol dire che la problematica è ben radicata da tempo, forse legata a vicende dell’infanzia che sono state lasciate degenerare a causa di un’incapacità di valutare certi segnali. Quindi non direi che è stata colpa del Covid se si è arrivati a questo punto”
Come intervenire adesso su questo ragazzo?
“Innanzitutto dovrà stare in carcere perché ha commesso un tentato omicidio premeditato e non mi pare si possano trovare delle attenuanti. Ci sarà poi una valutazione di carattere neuro psichiatrica per stabilire il percorso più idoneo per tentare di recuperare la personalità di questo soggetto che appare decisamente molto complicata, anche se sinceramente non mi sento di essere molto ottimista in tal senso”.


