Le condizioni di salute dell’ex leader di forza Italia, Silvio Berlusconi, avevano fatto preoccupare i suoi sostenitori durante gli ultimi tre mesi. Salvini, Meloni, Gasparri, Tajani e, addirittura la Schlein, avevano espresso la loro vicinanza al Cavaliere augurandogli una pronta e serena ripresa.
Come ben noto il primo ricovero risale allo scorso 5 aprile quando, per curare una infezione polmonare insorta nel quadro di una leucemia cronica, l’ex premier era stato condotto d’urgenza all’Ospedale San Raffaele di Milano, dove aveva trascorso 12 giorni in terapia intensiva. Il 16 aprile era stato poi trasferito nel reparto di degenza ordinaria. Ma veniamo al 19 maggio, Berlusconi dopo 45 lunghissimi giorni di degenza era stato infine dimesso, ad attenderlo fuori dalla struttura c’erano moltissime persone, soprattutto giornalisti che l’avevano immortalato assieme alla sua compagna Marta Fascina all’interno della loro auto.
Se per una ventina di giorni l’ex leader aveva fatto dormire sonni tranquilli ai suoi seguaci, da qualche giorno a questa parte, non era più così. Sfortunatamente lo scorso 9 giugno, dopo neanche un mese dalle dimissioni, il Cavaliere era stato nuovamente ricoverato al San Raffaele.
In realtà i medici che lo seguivano, Alberto Zangrillo e Fabio Ciceri, avevano bloccano subito ogni sorta di “pessimismo Leopardiano” scrivendo nel bollettino che: “Il presidente è attualmente ricoverato all’Ospedale San Raffaele per l’esecuzione di accertamenti programmati in relazione alla nota patologia ematologica”. Quindi in breve per visite di controllo. Fonti di tutto rispetto avvaloravano un quadro privo di criticità, smentendo inoltre ogni sorta di fake news che assicurasse la presenza dell’ex premier in terapia intensiva a causa delle sue gravi condizioni fisiche.
Purtroppo nella mattinata di oggi, 12 giugno 2023, giunge la notizia che Silvio Berlusconi è deceduto all’età di 86 anni. Si trovava ancora all’Ospedale San Raffaele di Milano. Accanto a lui il fratello Paolo, la compagna Marta e i figli, tutti insieme per salutare un’ultima volta quell’uomo su cui si è “definito e diviso un paese”.
Di Francesca Pandolfi



