In Italia si laureano in Ingegneria elettronica circa mille studenti all’anno, ma sono pochi. Alle aziende ne servono più di 2mila. Dal 2005 a oggi gli iscritti al primo anno di Laurea magistrale in Ingegneria elettronica sono scesi da 1500 a circa 1200 all’anno. Le donne laureate in Ingegneria elettronica crescono, ma lentamente, e sono il 15% del totale. Di fronte a questo scenario nei prossimi anni si stima un fabbisogno annuo di oltre 4mila laureati in Ingegneria elettronica, che, peraltro, guadagnerebbero uno stipendio nettamente al di sopra della media e più di altri ingegneri. Un dato clamorosamente in controtendenza rispetto all’asfittico marcato del lavoro in Italia.
I dati sono raccolti e diffusi dalla Società italiana di elettronica (Sie), associazione nata per la promozione e sviluppo di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico nel settore dell’Elettronica. La Sie spiega che nell’anno accademico 2021-2022 gli iscritti ai corsi di Laurea magistrale in Ingegneria elettronica in Italia erano meno di 4000. Per confronto, quelli iscritti a Ingegneria informatica erano circa 11mila. Nel 2021, i laureati magistrali in Ingegneria elettronica in Italia sono stati 1.055, quelli in Ingegneria informatica 2.571. Ma tenendo conto dei laureati stranieri che tornano in patria e degli italiani che vanno a lavorare all’estero, il numero di neolaureati magistrali in Ingegneria elettronica disponibile per il mercato del lavoro nazionale è significativamente inferiore alle mille unità all’anno. Eppure, sottolinea la Sie, basta fare una semplice ricerca sui portali di offerte di lavoro per scoprire che al momento ci sono oltre 2.300 posizioni aperte per ingegneri elettronici, ben al di sopra di tutte le altre specializzazioni dell’ingegneria che oggi sostengono la rivoluzione digitale.
Le offerte di lavoro per gli ingegneri elettronici sono oltre il doppio rispetto ai laureati, proporzione che arriva addirittura a invertirsi per altre specializzazioni dello stesso ambito. Inoltre, dal calcolo del rapporto tra le offerte di lavoro e il numero di laureati, risulta che è proprio quella dell’ingegnere elettronico la figura su cui c’è maggiore divario tra domanda e numero di laureati.
Come si può spiegare la minore attrattività dell’elettronica rispetto all’informatica? «Le ragioni sono da ricercare sia in aspetti culturali sia di immediatezza del messaggio – spiega Ernesto Limiti, presidente della Sie e Ordinario di Elettronica all’Università di Roma Tor – da un lato, infatti, i messaggi che rimbalzano sui media tradizionali e sulla rete diffondono costantemente termini quali “innovazione digitale” e “tecnologie abilitanti” associandole sistematicamente all’informatica, facendo praticamente scomparire il termine “elettronica”. Senza tener conto che, di fatto, le innovazioni maggiori sono il risultato di avanzamenti epocali nelle tecnologie elettroniche. D’altra parte, è molto più semplice e immediato illustrare il funzionamento di un programma, di un software, piuttosto che descrivere il comportamento di un circuito, che molto spesso non riusciamo neanche a vedere coi nostri occhi: uno smartphone è un concentrato di alta tecnologia elettronica, ma viene spesso indicato come un prodotto dell’informatica».
Il problema della mancanza di ingegneri elettronici rischia di acuirsi in futuro. Secondo uno studio del 2022 del Centro studi del Consiglio nazionale ingegneri (Cni), redatto attraverso un approfondimento dei dati del Sistema Informativo Excelsior Unioncamere-Anpal, dei 76.200 lavoratori e lavoratrici operanti nelle professioni ad alta specializzazione e richiesti nei prossimi mesi, ben 18mila riguardano i laureati in ingegneria e professioni assimilate. Tra questi, secondo il Cni, si stima un fabbisogno di oltre 4mila laureati in ingegneria civile e architettura, oltre 4mila laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione, 4mila laureati in ingegneria industriale e circa 1.200 laureati in altri indirizzi di ingegneria.



