Ha destato profondo dolore in tutta Italia la scomparsa della piccola Kata, la bimba di origini peruviane sparita a Firenze da oltre dieci giorni, probabilmente in seguito ad un rapimento.
Gli inquirenti sospettano che la piccina sia stata rapita nell’ambito di una guerra fra bande criminali operanti nel mercato delle occupazioni illegali. Kata infatti viveva con la mamma all’interno dell’Hotel Astor, struttura chiusa da oltre tre anni, occupata nel settembre del 2022 da una settantina di persone, fra cui i suoi genitori. Ma sembra che a gestire il mercato degli affitti dentro l’immobile, siano bande rivali di sudamericani ad una delle quali, in mano ai peruviani, pare appartenesse anche il papà di Kata. Quindi l’ipotesi che la bimba possa essere stata sequestrata a scopo estorsivo o per vendetta è ritenuta al momento la pista più accreditata, considerando che pochi giorni prima un altro regolamento di conti aveva portato un occupante dell’Ecuador a volare giù dal terrazzo di una camera; tuttavia gli inquirenti non escludono neanche la pista della pedofilia.
Vedremo come evolveranno le indagini, con la speranza che Kata possa essere ritrovata sana e salva al più presto.
Ma la sua vicenda getta un’ombra inquietante proprio sul giro degli affitti illegali e delle occupazioni. Secondo quanto riportato dai media, nel settembre dello scorso anno l’occupazione dell’Hotel Astor sarebbe stata organizzata da uno dei tanti movimenti per il diritto alla casa operativi nelle città, per lo più in mano a centri sociali della sinistra antagonista, ma in alcuni casi anche a realtà vicine al mondo cattolico.
Si occupano stabili abbandonati, vecchi edifici pubblici in disuso, scuole, ma anche strutture private non utilizzate per dare sistemazione a famiglie senza casa, in nome di un principio umanitario che fa a cazzotti con il codice penale. Perché, se è giusto che tutti abbiano un tetto sotto cui abitare, non è ammissibile che questo diritto si tenti di garantirlo violando le leggi e commettendo reati. Invece abbiamo interi stabili nelle città occupati illegalmente, dove addirittura intervengono anche pezzi grossi del Vaticano a riattaccare i contatori della luce legittimamente staccati di fronte all’omesso pagamento del consumo da parte degli abusivi. E i Comuni il più delle volte chiudono gli occhi, fanno finta di non vedere, tollerano queste situazioni, perché sgomberare gli immobili occupati vuol dire avere poi l’obbligo e la responsabilità di collocare gli occupanti altrove; quindi alla fine meglio che restino dove stanno, almeno fino a quando non ci scappa il morto o come in questo caso non sparisce la bambina.
Il dramma di Kata evidenzia però come questo umanitarismo caritatevole, questo pietismo a buon mercato che porta a giustificare e a promuovere la violazione delle regole in nome dell’umanità, della solidarietà, della lotta alle ingiustizie e dell’affermazione dei diritti, sia in realtà un viatico per la criminalità e per le mafie straniere. Perché, come il caso dell’Hotel Astor insegna, occupato l’immobile a seguito dell’ennesima azione dimostrativa di centri sociali, collettivi, movimenti civici ecc. questo diventa puntualmente feudo della criminalità che ovviamente ha tutto l’interesse a speculare e lucrare sul mercato delle occupazioni. Addirittura a leggere i giornali, nell’hotel di Kata una camera con bagno arrivava a costare fino a 1200 euro. Un mercato che come in questo caso ha portato alla contrapposizione fra bande straniere per la gestione degli affitti abusivi. Soltanto a seguito dei due episodi molto probabilmente collegati fra loro, lo straniero volato dalla finestra e la scomparsa della bimba, si è finalmente provveduto a sgomberare l’albergo: ma è necessario che siano commessi dei reati gravi all’interno di questi stabili per veder riaffermato il rispetto della legge?
Chi è dunque responsabile del sequestro della piccola? Sicuramente chi l’ha rapita che si spera di trovare al più presto, ma non meno gravi sono le responsabilità morali di chi, favorendo l’occupazione di quella struttura in nome del diritto a dare una casa a tutti, ha finito con il favorire la proliferazione del racket, delle estorsioni, dei regolamenti di conti fra clan rivali.
Anche il sindaco Dario Nardella è finito sotto accusa (a sparargli contro in questi giorni è soprattutto Il Riformista, ovvero il quotidiano diretto da Matteo Renzi che tutti sanno essere ormai da tempo in rotta con il suo successore) per aver sottovalutato il problema di ordine pubblico e sociale costituito dall’occupazione abusiva dell’hotel, ma probabilmente se non fosse scoppiato il dramma di Kata nessuno sarebbe intervenuto e i clan rivali avrebbero continuato a combattersi per gestire il mercato delle stanze.
Forse è giunto il momento che si prenda atto di come il buonismo ideologico faccia più danni della grandine, soprattutto nel momento stesso in cui arriva a sostenere che in nome del diritto ad avere una casa, diventi giusto e sacrosanto violare la proprietà altrui. Ma se per affermare un pur giusto diritto si deroga al principio di legalità, è poi inevitabile che l’illegalità finisca con il prendere piede incentivando lo sviluppo della criminalità. E così molti di questi immobili occupati finiscono per diventare vere e proprie zone franche dove proliferano spaccio di droga, prostituzione, risse, ricettazione a rischio non soltanto di chi ci sta dentro ma anche dell’intero quartiere in cui sono situati.
E allora la si smetta di essere accondiscendenti verso chi promuove queste forme di disobbedienza civile vestendo i panni del buon samaritano che fa la carità a spese e danno della collettività, altrimenti non ci si stracci le vesti se poi una bimba viene strappata ai propri genitori nell’ambito di vicende criminali sorte proprio a seguito delle bravate compiute dai professionisti dell’umanità.
Ecco, il dramma di Kata deve farci proprio diffidare di questi campioni del buonismo, che volenti o nolenti con le loro azioni sbagliate ammantate di nobili principi e di cristiane intenzioni, finiscono per favorire gli interessi della criminalità: in mare o sulla terraferma il copione è lo stesso.



