Mario Sechi, capo ufficio stampa di Palazzo Chigi lascerà l’incarico per andare a dirigere Libero. Quella che nei giorni scorsi era sembrata soltanto un’indiscrezione è ormai una notizia ufficiale.
I giornali riferiscono di contrasti fra il diretto interessato e lo staff della premier con il quale Sechi non sarebbe mai riuscito ad entrare in simbiosi; da qui la decisione di rinunciare all’incarico istituzionale per andare a ricoprire quello di direttore del giornale fondato da Vittorio Feltri.
Ma tralasciando la questione in sé, l’annunciata nomina di Sechi alla guida di Libero è propedeutica ad una serie di riposizionamenti nell’area dei media vicini al centrodestra e che hanno a che fare con le operazioni editoriali degli Angelucci, imprenditori nel ramo della sanità privata, che dopo aver acquistato Il Tempo ora sono diventati proprietari anche de Il Giornale.
Nell’aprile scorso Angelucci ha acquistato da Paolo Berlusconi il 70% delle azioni, dopo che all’ultimo minuto era intervenuto Silvio a scongiurare la vendita totale convincendo il fratello minore a mantenere una quota “affettiva” di almeno il 30%: ma adesso che il capofamiglia è morto è probabile che Angelucci si prenda il 100% del capitale diventando quindi padrone assoluto del quotidiano fondato da Indro Montanelli.
Angelucci sarebbe deciso a spostare l’accoppiata Feltri- Sallusti, con il secondo nelle vesti di direttore responsabile e il primo di editorialista di punta, alla guida de Il Giornale per risollevarne le sorti, visto che negli ultimi mesi a causa del terremoto legato alla vendita del quotidiano, della direzione di Minzolini non propriamente brillante e delle agitazioni interne, le vendite erano nettamente calate. Dall’altra parte Libero fatica a reggere la concorrenza con la Verità di Maurizio Belpietro, l’unico organo dell’area di centrodestra che è ancora fuori dal dominio degli Angelucci e che ha pesantemente insidiato a Libero la leadership delle vendite nell’area dei lettori liberal-conservatori.
A rimetterci sarebbe soprattutto Pietro Senaldi che dopo l’acquisto de Il Giornale da parte dell’editore e le voci del ritorno “a casa” di Sallusti, era convinto di poter assumere la guida di Libero. Almeno così gli aveva assicurato pare lo stesso Angelucci, che però adesso informato della volontà di Sechi di lasciare il suo incarico a Palazzo Chigi, ha cambiato programma decidendo di puntare sull’ex direttore de Il Tempo e dell’Agi.
Sembra che comunque Angelucci sia deciso ad investire soprattutto sull’ex giornale della famiglia Berlusconi, rilanciandolo non soltanto sul piano economico e delle vendite con il ritorno alla tolda di comando del duo Feltri-Sallusti, ma arruolando anche commentatori di peso e affidando la vicedirezione ad un nome prestigioso proveniente niente meno che dal Corriere della sera. Si parla di Francesco Verderami o di Pierluigi Battista e c’è chi si spinge anche oltre riferendo di contatti dell’editore con Ernesto Galli della Loggia per averlo come editorialista di punta. Questa strategia troverebbe anche, secondo i rumors di stampa, il gradimento della premier Giorgia Meloni che vedrebbe positivamente Il Giornale trasformato in una sorta di Corriere della sera dell’area di centrodestra.
A Sechi toccherebbe il compito di realizzare con Libero un prodotto a metà strada fra destra moderata e destra sovranista, cercando di competere il più possibile con La Verità, recuperando i lettori scippati da Belpietro.
E’ evidente tuttavia come ormai nell’area del centrodestra si vada affermando un vero e proprio network editoriale in mano ad un unico gruppo editoriale. Libero e il Giornale addirittura si parla che andranno a coabitare nello stesso palazzo e pur restando due giornali separati nelle edicole, avranno pure un’unica struttura amministrativa e la stessa agenzia pubblicitaria.
Come detto resta fuori soltanto La Verità che porta avanti un giornalismo di inchiesta e di lotta e che è riuscito a sottrarre a Libero il pubblico della destra di lotta (vedi su tutte la campagna contro i vaccini). Ma sono mesi che si susseguono voci di una possibile cessione del quotidiano all’imprenditore della sanità. A marzo si parlò di una vendita in dirittura d’arrivo ma Belpietro ha sempre smentito la notizia, negando di volersi disfare della sua creatura. Ma è ovvio che l’acquisto de La Verità permetterebbe ad Angelucci di avere il controllo assoluto dell’intera informazione di destra. Vedremo se Belpietro resisterà o se anche lui alla fine deciderà di mollare il fortino.



