Caso Santanchè, ormai la linea d’opposizione di sinistra la detta Sigfrido Ranucci. È bastata la puntata di “Report” di lunedì 19 giugno per scatenare Pd e Alleanza Verdi e Sinistra contro la ministra del Turismo. «Dimissioni!», gridano i tardi epigoni di Robespierre.
Di quali nefandezze si sarebbe macchiata la Daniela di governo? Contro la Santanchè non c’è in realtà nulla di che. Con la solita tecnica ranucciana dei teoremi spacciati per realtà, “Report” racconta una presunta malagestione delle attività imprenditoriali della ministra (le società Visibilia e Ki Group), malagestione che consisterebbe in insolvenza nei confronti di fornitori, in tfr non pagati ai dipendenti, in soldi arrivati dall’estero e in benefit di lusso per sé e altri amministratori. Nulla di provato, nulla di penalmente rilevante, tant’è che al momento non risulta alcun avviso di garanzia (in ogni caso, per creare un vera questione politica, occorrerebbe quantomeno un rinvio a giudizio). Ma queste congetture in prima serata tv sono state sufficienti per spingere opposizione e stampa fiancheggiatrice a creare l’ennesimo caso mediatico-politico, con l’obiettivo di mettere alla gogna la Santanché e di creare imbarazzo a Giorgia Meloni.
Prima hanno chiesto alla ministra di recarsi in Aula a spiegare la sua posizione. E, poiché la stessa richiesta è partita anche da Lega e Forza Italia, i sapienti notisti d’opposizione hanno immaginato «tensioni» all’interno del centrodestra: persino il “Corriere della Sera”, solitamente misurato ancorché non benevolo verso il governo, ha parlato di un caso che «continua ad agitare la maggioranza».
Poi però quando la Santanché ha annunciato che sarebbe andata in Parlamento a spiegare come stanno le cose e qual è la reale situazione delle sue aziende, gli stessi censori hanno subito alzato il tiro. «L’informativa non basta più, la ministra si deve dimettere» ha tuonato il capogruppo al Senato di Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro. Roba da non crederci.È cosa davvero da non credere il livello di faziosità di un’opposizione a corto di argomenti e di consensi.
Il fatto è che, per Elly Schelin e compagni, Ranucci è l’unica risorsa strategica che gli rimane. L’unico (almeno così pensano) che potrebbe un giorno tiare fuori dal suo “giornalismo d’inchiesta” l’asso nella manica capace di mettere in serie difficoltà Giorgia Meloni e il suo governo.
Oggi ci provano con la Santanchè. Poche settimane fa c’hanno provato con Chiara Colosimo, neopresidente della Commissione Antimafia, molto vicina alla premier. Anche in questo caso, il vulcanico Ranucci ha ispirato un tormentone di cui tutti si sono dimenticati nel giro di quarantott’ore. Una intera puntata di “Report”, basata su una foto della deputata di FdI insieme all’ex terrorista di destra Luigi Ciavardini, ha cercato di dimostrare l’“inopportunità” che la Colosimo fosse posta a capo di tale, delicato organismo parlamentare. Si sono scomodate anche le solite, sapienti firme progressiste per fare da barriera alla “fedelissima” della Meloni. Con quale risultato? Una enorme figuraccia per l’intero fronte della sinistra. Appena la nebbia della propaganda s’è diradata, è apparsa chiara a tutti l’assurdità di una campagna politica fondata esclusivamente su una, peraltro insignificante, fotografia d’annata.
L’unico a fregarsi le mani è stato il Sigfrido di Raitre, il quale, oltre ad andare sulla cresta dell’onda per un paio di giorni, s’è visto confermato il suo “Report” nel palinsesto Rai, ancorché spostato dal lunedì alla domenica.
Adesso il Ranucci lancia la sua bordata contro la ministra del Turismo proprio quando, guardacaso, vengono resi noti i dati del significativo aumento dei turisti stranieri in Italia negli ultimi mesi. E tutta la sinistra, non trovando niente di meglio da fare, continua ad andare acriticamente appresso al suo pifferaio.
Padroni, Schlein e compagni, di sfruttare tutte le occasioni per attaccare il centrodestra. Ma è difficile immaginare che, continuando a svolgere la funzione di grancassa politica di “Report”, potranno realmente costruire un’alternativa di governo. Contenti loro…



