Se Valditara dice basta al lassismo scolastico

mercoledì, 28 Giugno 2023
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Valditara ha compiuto ieri un piccolo gesto che ha il significato di una rivoluzione. Anzi, meglio ancora, di una restaurazione, intendendo questa parola nel suo significato vero e profondo, che ha a che fare con la guarigione, perché significa restituire alla vita un organismo malato.

L’organismo in questione è quello che a Giuseppe Valditara interessa istituzionalmente, cioè la scuola, la scuola italiana devastata da decenni e decenni (dal 1968 in poi) di pedagogia antimeritocratica, di indulgenza cronica, di promozioni facili, di asinocrazia sfrontata e beota, con insegnanti spesso lasciati soli ad affrontare alunni tracotanti e violenti, talvolta spalleggiati da genitori arroganti e incoscienti. È la scuola dove avviene mediamente un’aggressione a settimana a un docente e dove, come è successo a fine maggio, una professoressa è stata accoltellata da un alunno. Ed è anche, su un altro versante, la stessa scuola dove può avvenire che, per cronico assenteismo, una professoressa di storia e filosofia lavori effettivamente solo tre anni sui ventiquattro di carriera, ricevendo ogni mese lo stipendio.

Be’, il signor ministro ha detto basta a questo andazzo intollerabile e rovinoso. L’ultimo episodio di lassismo proprio non gli è andato giù e ha invitato preside e professori a rivedere una loro sconcertante decisione.

Avete presente quell’istituto superiore di Rovigo dove, nell’autunno scorso, tre studenti erano stati sospesi per qualche giorno dopo che avevano sparato pallini contro la loro professoressa con una pistola ad aria compressa e dopo che avevano fatto circolare la loro “prodezza” sui social, a beneficio delle schiere di decerebrati che si beano di certi spettacoli desolanti? Non ci crederete, ma quei tre teppistelli sono stati promossi a fine anno scolastico con nove in condotta. Capite? Nove in condotta a tre sciagurati che hanno rischiato di procurare serie lesioni alla loro prof, che poteva rimetterci anche un occhio. La motivazione di tanta insensatezza? Il fatto che, a detta dei loro docenti, i tre studenti avevano tenuto un comportamento “irreprensibile” durante il secondo quadrimestre. E già, per certa pedagogia post-sessantottina, bastano volti contriti per un po’ di tempo, volti conditi magari da qualche lacrimuccia e dalle suppliche di qualche madre “disperata”, per cancellare anche i fatti più gravi.

Al dunque, Valditara ha detto no: questa ennesima nefandezza non s’ha da compiere. Venuto a conoscenza di quanto era accaduto in quella scuola e di come fosse andata di lusso ai tre sparatori di pallini, il ministro ha avocato a sé la faccenda, invitando la preside di quell’istituto ad annullare il consiglio di classe da cui era scaturita quella incomprensibile decisione e di convocarne uno nuovo, più consono alla gravità di quanto era avvenuto e assai meno indulgente con quegli studenti. La strigliata di  Valditara ha avuto effetti in tempo reale, perché preside e docenti  si sono riconvocati nel giro di poche ore e hanno subito provveduto a rivedere il voto in condotta di quegli sconsiderati alunni, che si sono visti abbassare a 6 e 7 la valutazione del loro comportamento. Alla fine sono stati comunque promossi, ma è prevedibile che il basso voto in condotta ricevuto quest’anno peserà sul loro futuro percorso scolastico.

La decisione del ministro ha giustamente fatto notizia, perché, da oltre cinquant’anni a questa parte, i vari responsabili dell’istruzione nazionale non si sono mai dimostrati disponibili a prendere iniziative volte a ristabilire, non dico la severità scolastica, ma almeno la normalità dei comportamenti di docenti e discenti.

Poi, certo, si può sempre dire che ci vuole ben altro per restituire efficienza alla scuola italiana, per ridare autorità agli insegnati, permettendo loro di educare i ragazzi al senso di responsabilità e alla buona civiltà. Si può dire tutto quello che vogliamo, in nome del disincanto , anzi dello scetticismo cui siamo purtroppo abituati da tanti anni di decadenza dell’istituzione scolastica.

Ma il gesto di Valditara rimane. Ed ha il valore di un esempio, di un precedente, di un invito a riscoprire la serietà dell’insegnamento e la crucialità della formazione scolastica per preparare generazioni di persone con la testa sulle spalle.

Un gesto piccolo, come dicevamo all’inizio. Ma,  spesso, con piccoli gesti si arriva a grandi risultati.

 

 

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