Arrivano i negazionisti del clima, del cambiamento climatico, che si meritano un bel vaccino “green”.
Il riscaldamento del pianeta è ormai il nuovo mantra ideologico. Non c’è giorno che i tg (Rai per prima) non aprano con il caldo torrido, le esondazioni estive e le piogge improvvise, tropicali, la grandine a mo’ di palline da tennis e relativi danni alle persone e cose.
Stiamo assistendo alla stessa orchestrazione politica, culturale, mediatica che abbiamo vissuto al tempo del Covid e allo scoppio della guerra in Ucraina: da una parte, il bene, dall’altro, il male; da una parte, l’amico della terra, dell’umanità, dall’altro, l’ignorante, il becero, il rozzo, che vuole inquinare, che non accetta l’elettrico, la coibentazione verde delle case, le zone verdi interdette alle macchine colpevoli di avere l’euro “antico”; il cattivo che abbandona i cani per strada, non fa la differenziata e butta le bucce di cocomero in mare. E molto altro ancora.
E’ il nuovo pensiero unico, imposto con le medesime modalità del vaccino e delle armi a Kiev. E che si avvale della medesima neo-lingua: il cambiamento climatico non si discute.
E chi lo fa diventa un pericolo pubblico da eliminare e merita un “vaccino verde”. Lo ha proposto il verde Bonelli: il reato di negazionismo climatico. Con aggiunto il Tso suggerito da Pecoraro-Scanio.
Tempi duri, quindi, per i nuovi negazionisti del clima, che come il professor Prodi (fratello di Romano), osano affermare che il pianeta ciclicamente vive le fasi di riscaldamento e raffreddamento, che l’estate scorsa è stata più calda dell’attuale, e che il contributo dell’uomo, specie occidentale, non è così devastante come sostengono i nuovi “nazi-verdi”. Qualcuno ricorda che sulla base di un programma cui hanno aderito i paesi occidentali (la riduzione del 400% delle emissioni), l’Europa inquinerà a livello globale dello 0,036%? Perché i riflettori non vengono mai indirizzati verso l’America, l’Asia e l’Africa, che sono i veri inquinatori?
Tempi duri per i meteorologi che osano ridimensionare il mantra. Ne sanno qualcosa i vari Giugliacci (“basta col catastrofismo, non è l’estate più afosa”), e Sottocorona (“questa estate caldissima non dimostra nulla. Mi hanno fatto passare per negazionista, sono tutti impazziti. Mi sono semplicemente scagliato contro i sensazionalismi, che a mio avviso sono scorretti. C’è gente che viene condizionata da questo allarmismo”), i quali hanno soltanto normalizzato il quadro informativo, evitando psicosi e ansie da fine del mondo.
Ne sa qualcosa il giornalista Giambruno il quale ha osato affermare che il “caldo non è poi una grande notizia, siamo a luglio”. Apriti cielo, le oche sinistre del Campidoglio hanno cominciato a starnazzare come da prassi vaccinista o filo-Zelensky. E guarda caso, sono quei giornali (Repubblica, Corriere, la Stampa), sempre in prima fila nel sostenere le ragioni e il culto dello “Stato etico sanitario” e dello “Stato etico green”. Dipingendo gli uomini liberi come negazionisti che se non si vaccinano muoiono, che condividono la violazione di uno Stato sovrano e sono responsabili dell’alluvione dell’Emilia.
Ironia a parte, chi scrive è abituato a giudicare le cause dagli effetti. E qual è l’effetto di tale narrazione drammatica? L’unguento miracoloso, la via d’uscita obbligata e salvifica: la svolta green, l’elettrico, il fotovoltaico, l’ostilità nei confronti dell’uomo (il transumanesimo), dell’economia, la transizione energetica voluta da Bruxelles che chiamano sviluppo sostenibile.
E come ottenere tutto ciò? Con una propaganda che gioca sulla paura dei cittadini tenendoli in uno stato di emergenza permanente. Stato che conviene sia alle lobby, in questo caso verdi, sia ai governi che hanno tutto l’interesse a governare bypassando le libertà costituzionali (si veda la libertà di pensiero) e la dialettica parlamentare.
Quando invece basterebbe un po’ di razionalità e buon senso. Chesterton diceva che ci sarà un giorno in cui dovremo combattere per dire che le stagioni sono quattro e l’erba è verde. E che l’estate fa caldo.



