Santanché e Utero in affitto. I vulnus e le paralisi dell’opposizione al governo Meloni

venerdì, 28 Luglio 2023
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Ci sono tanti modi per fare opposizione: morbida, moderata, intelligente, tattica, laterale, frontale, rivoluzionaria, giacobina. Un po’ come il rapporto storico italiano tra sindacato e governo.

C’è la Cgil che alza spesso le barricate e aizza la piazza (specialmente se c’è un esecutivo di destra), sovrapponendosi ai partiti di sinistra, e c’è la Cisl che al contrario, assume un’altra postura: dialogo, negoziazione, alternando fermezza nel difendere i lavoratori, ma conservando anche la strategia di medio termine e la visione di lungo termine, relativa al massimo ottenibile.
E in certi momenti la Cgil si auto-attribuisce la missione della coerenza, mentre la Cisl diventa l’icona della collaborazione col “nemico”.

Stesso discorso per il centro-sinistra politico. Il Pd della Schlein oscilla tra “Aventino”, atteggiamento dettato dalla sua genetica “superiorità morale” (la famosa “sindrome di Voltaire”, il ritenersi l’incarnazione religiosa, sociologica e pedagogica del bene, dell’etica, dell’umanità, dei diritti, della cultura, della Costituzione, della democrazia etc), e il quotidiano mediatico ossessivo “processo di Norimberga” nei confronti del nemico (con l’etichetta di fascista, nazionalista, medioevale, omofobo, xenofobo, se non negazionista climatico, no-vax, filo-Putin etc).
I dem, in soldoni, assomigliano alla Cgil e il Terzo Polo (il duo Calenda-Renzi) è in sostanza, la Cisl.

Come interpretare diversamente lo scontro in Aula, a proposito della mozione di sfiducia al ministro Santanché, bocciata mercoledì? Il Pd ha votato insieme ai grillini (competizione a sinistra), e il Terzo Polo si è dissociato. Calenda è stato esplicito: “Fate un piacere alla Santanchè e alla Meloni”. E Renzi addirittura, è stato sarcastico: “Ho cose più importanti da fare”.

Infatti, il centro-destra che in passato sul caso in questione aveva espresso (soprattutto la Lega e Fi) qualche perplessità, si è compattato. I numeri del Senato sono stati chiari: 111 no alla mozione contro 67 favorevoli.
E all’asse Pd-5Stelle non è restato altro che ricorrere alla solita comunicazione “rivoluzionaria”: “Buffoni, pagliacci, ministro della menzogna”.

Medesimo film sull’utero in affitto. La maternità surrogata, reato universale, ossia punita anche all’estero, ha passato il primo vaglio della Camera (166 voti favorevoli e 109 contrari). E pure qui opposizione divisa. Il Terzo Polo ha spaccato il fronte laicista. Su 16 del gruppo Azione solo sette hanno votato con Pd e grillini. E ben cinque a favore della legge, e tra questi la Carfagna. E poi, quattro astenuti, tra cui l’ex ministra Bonetti.

Euforica ovviamente la Roccella. Livido Della Vedova. Ridicolo l’emendamento di +Europa che, nel nome della migliore-peggiore neo-lingua, ha tentato di cambiare, spostare il tiro, introducendo la parola “maternità solidale” e perfino “gratuita”.
E’ la solita tecnica radicale: utilizzare singoli casi umani per stravolgere le norme che sono astratte, rovesciando i paradigmi con furba dolcezza, relativizzando il male e il bene: ciò che è bene è male e ciò che è male è bene.
Ed è così che l’aborto è “maternità responsabile”, l’utero in affitto appunto, “maternità sociale e solidale” e la pedofilia, “amore intergenerazionale”.

 

 

 

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