Flop mondiale delle “azzurro-rosa”. Il vero sconfitto è il mainstream arcobaleno

sabato, 5 Agosto 2023
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Certo, a giudicare il flop del calcio italiano, non ci vuole un genio per capire che siamo in crisi: mancano serie politiche legate ai vivai giovanili, troppi stranieri ultra-pagati e pochi investimenti nelle risorse nostrane. E come se non bastasse, eccessivo stritolamento commerciale delle competizioni, ai danni del valore e della freschezza sportiva. Alla lunga, spremendo troppo il gioco, il piacere del gioco evapora, annoia, si svuota.

Ma il fallimento della missione femminile ai mondali richiama anche altri argomenti-specchio della nostra società.
Le azzurre, strapazzate con i tanti gol subìti, prendendo botte a destra e manca, hanno scritto un comunicato congiunto nel quale addossano le colpe a fattori esterni e accusano: “Avremmo potuto ottenere risultati diversi se fossimo state nelle condizioni di poterlo fare”.

Con chi ce l’hanno? Con l’evidente e scarsa direzione tecnica? Sul banco degli imputati, infatti, “il-la” ct Milena Bertolini, rea di aver sbagliato strategie e scelte calcistiche.
Non spetta naturalmente, a chi scrive giudicare decisioni tecniche. L’Italia è piena zeppa di commissari tecnici. Il calcio, per altro in buona compagnia, è ormai il più grande strumento religioso di evasione di massa dalle angosce e dalle povertà quotidiane. Non è una novità: come popolo eleviamo a dei i calciatori che vincono (ct compresi), e li ghigliottiniamo il giorno dopo quando perdono: l’infantilismo non è unicamente una prerogativa del giornalismo sportivo.

Ma senza dubbio, l’ennesima sconfitta della nazionale, questa volta in salsa azzurro-rosa, vanifica tutta una narrazione che il mainstream aveva ed ha preparato (basti vedere gli spot sopravvissuti alle partite disputate). E’ l’ideologia arcobaleno quella ad uscire con le ossa rotte.

La fanfara ideologica che da un po’ descrive le esibizioni nazionali e internazionali del calcio femminile, è stucchevole e retorica. Mira a esaltare non solo le pari opportunità, ma soprattutto la liberazione della donna dai ruoli, dagli stereotipi, nel nome non di un egualitarismo legittimo, ma di una fluidità generalizzata che si vuole imporre e si ritiene normale alla luce del pensiero unico laicista.
Questo avrebbe accompagnato il cammino sportivo delle azzurre, se avessero trionfato o meritato un posto d’onore. Non l’uscita di scena così poco onorevole.

E quali sono le condizioni che sarebbero mancate, secondo il messaggio contenuto nel comunicato delle perdenti sul campo?
La direzione sportiva, la pubblicità-propaganda mediatica a reti unificate, o tutte e due le cose insieme?
E’ presto per dirlo. Vedremo il dopo-Bertolini e i nuovi spot tv.

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