Caro fitti: universitari fuorisede sempre più verso le periferie

martedì, 22 Agosto 2023
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fitti

L’Italia è il paese dove l’alternarsi delle stagioni preannuncia le tipiche emergenze del momento. Passato Ferragosto, ecco ripresentarsi puntuali i problemi cronici di scuola e università: dal caro-libri alle cattedre vuote. Con l’approssimarsi del nuovo anno accademico ricomincia anche l’affannosa corsa alle stanze o agli alloggi di fortuna da parte degli studenti e dei lavoratori fuori sede. E se saranno così bravi da farcela in breve tempo, troveranno un consistente aumento dei fitti, anche se non dovunque. Tuttavia, pare che quest’anno l’offerta del mercato sia un po’ più ampia visto l’aumentare diffuso degli alloggi di questa tipologia (+34% per le singole). Infatti, l’ultimo rapporto della società Insight, appartenente a un importante gruppo immobiliare, evidenzia un aumento dell’offerta molto interessante soprattutto nei centri “satellite”, come Brescia (+75%), Latina (+68%), Bergamo (+49%), che si propongono come alternativa grazie anche alla presenza di collegamenti rapidi con la grande città e un’offerta didattica spesso affine.

La stime dell’esperto. «L’attenzione degli ultimi mesi verso il caro affitto, che ha coinvolto in maniera trasversale i principali poli universitari italiani, ha risvegliato l’interesse dei piccoli proprietari verso un mercato, quello delle stanze, percepito come più redditizio e sicuro rispetto a quello tradizionale – afferma Carlo Giordano, membro del consiglio di amministrazione del gruppo immobiliare – nel lungo periodo vedremo anche i risultati degli investimenti previsti dal Pnrr oppure nuove iniziative private di sviluppo per gli studentati, ma nel breve è la piccola proprietà ad aver compreso l’opportunità di proporre i suoi immobili in un’ottica di condivisione, raccogliendone i vantaggi. Questa crescita degli alloggi disponibili porterà a un miglior equilibrio tra domanda e offerta che, finalmente, darà un freno alla risalita dei canoni di locazione».

Città sotto osservazione. La domanda, comunque, continua a crescere, influenzata dalla coda lunga dei rientri post-Covid: la richiesta per le singole è infatti salita del 27% rispetto al 2022. Milano, la città dov’è partita la protesta delle tende poco prima dell’estate, aveva gli occhi puntati addosso, ma fortunatamente ha frenato sui rincari, rimanendo comunque la più cara con un costo medio delle singole di 626 euro al mese, +1% rispetto all’anno scorso. Passando alla Capitale, Roma vede una crescita significativa nella domanda (ben +55% verso l’anno scorso) collegata alla difficile mobilità verso la città e al completamento del rientro in prossimità del luogo di studio dopo la pandemia. Questo ha portato a una minore crescita dell’offerta, subito assorbita dal mercato. La buona notizia per i fuori sede e le loro famiglie è che il canone ha fermato i rincari, rimanendo a 463 euro al mese per la singola. Le tre città con una forte storia universitaria, Bologna, Padova e Venezia, registrano in comune l’aumento dell’offerta (+33%, +30% e +47% rispettivamente), ma hanno comportamenti diversi sulla domanda che ne determina andamenti diversi sui canoni. Bologna, con i suoi 482 euro al mese per la stanza, ancora in crescita (+8% verso un anno fa), mostra una diminuzione dell’interesse (-14%) con una domanda che continua a spostarsi nei comuni del primo hinterland. Padova registra invece ricerche in forte aumento (+87%) grazie anche alla riduzione di prezzo (-12%) legata all’ingresso di una nuova offerta. Venezia è comunque atipica per la sovrapposizione della domanda turistica di breve periodo: vede una crescita di prezzo del 10% pur registrando un minor incremento dell’interesse rispetto ad altre città (+25%).

La voce degli studenti. Fin qui le stime degli esperti, ma l’andamento del mercato non tranquillizza gli studenti. Tutt’altro. «L’ultimo rapporto di Insights conferma il caro affitti per gli studenti universitari, con canoni insostenibili in molte città italiane – dichiara Simone Agutoli, responsabile delle politiche abitative per l’Unione degli Universitari – il costo delle camere doppie è aumentato in quasi tutte le città italiane e ora vengono affittate in media a 253 euro al mese, La camera singola resta invece stabile a 437 euro al mese, ma con differenze tra città e città. Si passa dal record di 626 euro di Milano e 482 euro di Bologna, per arrivare a città in cui è ancora possibile trovare stanze a meno di 300 euro al mese, come Udine, Palermo o Perugia. Quello che ci preoccupa – continua Agutoli – e il progressivo aumento dei canoni, specialmente nei comuni con università di medie o grandi dimensioni. In città come Modena, Bergamo, Venezia, Brescia, Parma o Bari si registra un incremento del canone mensile superiore al 10 per cento. L’unico elemento positivo e quello della variazione dell’offerta, che mostra un incremento su base annuale del 34 per cento che argina i rincari nelle maggiori città, quali Milano, Roma o Padova. Crediamo – conclude Agutoli – che l’impegno delle amministrazioni comunali abbia contribuito all’aumento dell’offerta, grazie al rinnovo di molti accordi territoriali e incentivi mirati. Va inoltre evidenziato come, su alcune città, gli studenti si stiano progressivamente spostando dai quartieri più centrali alla prima cintura periferica, a causa dei costi insostenibili del centro».

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