Col Digital Service Act Vannacci avrebbe potuto distribuire il libro?

lunedì, 28 Agosto 2023
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Visto che il Digital Service Act “servirà” a fermare gli abusi sui contenuti on line per “tutelare” gli utenti del web, la domanda è: a chi serve e quale sarà il prezzo di tale tutela?
La risposta (inquietante, ma in linea col “modello-Bruxelles”), l’ha fornita la presidente stessa della Commissione-Ue, Ursula von der Leyen: “Stiamo portando i nostri valori europei nel mondo digitale. Con regole severe in materia di trasparenza e responsabilità. La nostra legge sui servizi digitali mira a proteggere i nostri bambini, le nostre società e le nostre democrazie”.

Tradotto, ogni “dissonanza” (si legga pure diversità e opposizione), rispetto alla “loro democrazia”, sarà cassata, bocciata, bloccata, colpita, repressa col marchio di infamia del “contenuto dannoso e illegale”.
Una protezione falsa, un’imposizione vera. E guarda caso, proprio in vista delle elezioni europee, dove si prevede una grande affermazione della destra, destinata a sconvolgere parecchi, troppi, equilibri storici.
Questa legge sui servizi digitali, inoltre, sarà immediatamente applicabile. Al momento, sono interessate le grandi piattaforme digitali, con i loro social: Facebook, Instagram, Twitter, TikTok, Snapchat, LinkedIn, Pinterest), e-commerce (Alibaba AliExpress, Amazon, Apple, Zalando).
I loro grandi capi hanno detto che stanno lavorando per attrezzarsi alle nuove regole. Vorremmo vedere dove finirà il profitto anti-sistema di Musk, tutta focalizzata sulla contro-verità.

E’ il solito discorso: col pretesto dei messaggi illegali, violenti, falsi, si imporrà la verità di Stato, penalizzando il pluralismo di informazione e quindi, la possibilità di costituire in prospettiva soggetti politici che possano intercettare e interpretare il mondo antagonista al mainstream.
Un meccanismo che abbiamo già sperimentato con la campagna “vaccinista” e stiamo sperimentando con la propaganda bellica filo-Kiev, totalmente asservita agli interessi Usa. Finora la censura si era limitata a tv, e giornali cartacei; solo parzialmente era intervenuta sulla rete. Da qui la frustrazione di non poter dominare la principale fonte di educazione e formazione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale.
Seconda domanda: se il Digital Service Act fosse entrato in vigore prima, il generale Roberto Vannacci avrebbe potuto distribuire il suo libro autoprodotto, grazie alle procedure di Amazon?

Al di là delle sue affermazioni, espresse magari con una forma eccessivamente diretta, semplicistica o “militare”, il suo testo “Il mondo al contrario” ha avuto almeno il merito di incarnare l’anima profonda della maggioranza dei cittadini, quel buon senso diventato l’unica arma in grado di confutare, delegittimare il pensiero unico, l’ideologia Lgbtq, l’ideologia laicista, il buonismo, il moralismo puritano della cancel culture, il professionismo dell’umanità e dell’accoglienza totale, che la sinistra politica, culturale e mediatica, utilizza come cemento interno e clava politica contro la destra.

Un ‘buon senso’, come lo definiscono in molti, ispirato alla realtà che combatte dalle fondamenta il pensiero unico, attraverso una neo-lingua che prima relativizza il bene e il male e poi li rovescia; e che da ultimo impone la dittatura delle minoranze. Se in Italia e non solo vince la destra, non è per l’ignoranza delle plebi, ma per reazione ai dogmi del pensiero unico. Ed è il segno che è minoritario.
L’abbiamo detto tante volte: purtroppo l’antidoto oggi al buonismo obbligato, non è un contro-pensiero classico, sistematico, come d’auspicio, ma il “cattivismo”.
Attualmente fanno breccia e infastidiscono la religione liberal e radical, i Feltri, Sgarbi, Cruciani, parenti, nipoti o figli dei vari Guareschi, Longanesi, Malaparte, Pitigrilli, Prezzolini, Petrolini, Flaiano, Montanelli, Carmelo Bene.
Un cattivismo alternativo al sistema, che dovrà preparare la strada a una cultura identitaria, conservatrice, cattolica, forte e strutturata.

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