Un vertice che doveva rimanere segreto si è svolto a Roma. Con i buoni uffici del Ministro degli Esteri Tajani si sono incontrati a Roma i Ministri degli Esteri, israeliano Eli Cohen, e libica Najla al Mangoush. Sarebbe stato uno storico riavvicinamento tra Libia e Israele, nemici da sempre, o perlomeno da quando il defunto leader libico Gheddafi aveva cominciato a finanziare e sostenere le fazioni palestinesi più estremiste, ivi compresa la nota formazione “Settembre Nero”. Nel corso dell’incontro tra i due ministri i temi trattati sarebbero stati la tutela del patrimonio culturale ebraico in Libia, eventuali aiuti umanitari israeliani alla popolazione libica, nonché aiuti per l’agricoltura e la gestione dell’acqua. Ma, la vera novità dell’incontro sarebbe stata la ripresa dei rapporti tra i due paesi.
E d’obbligo usare il condizionale in quanto il Ministro degli Esteri israeliano, con un semplice WathsApp ha reso noto l’incontro scatenando un vero e proprio putiferio. Immediatamente sono scoppiate violente manifestazioni in Libia per protestare contro l’incauta ministra, che ha osato incontrare l’omologo di quelle che i libici chiamano ancora “entità sionista”. Durante le manifestazioni di domenica e lunedì scorso sono state bruciate bandiere israeliane. La ministra Najla al Mangoush è stata sospesa dal suo incarico dal Primo Ministro libico Dbeibah e, in via precauzionale, è fuggita in Turchia. L’amministrazione Biden, che da anni sta promuovendo i cd. “Accordi di Abramo” per la normalizzazione dei rapporti tra Israele e paesi arabi, è rimasta sconvolta dalla decisione del governo Netanyahu di rendere pubblico il meeting di Roma; questa decisione avrebbe vanificato due anni di lavoro dietro le quinte e complicato la mediazione Usa per spingere l’Arabia Saudita ad unirsi agli accordi di Abramo, già approvati da quattro paesi arabi: Emirati, Marocco, Bahrain e Sudan. Persino esponenti del Mossad sul canale 12 della tv israeliana hanno criticato la divulgazione dell’incontro segreto, in quanto avrebbe causato danni irreparabili alle relazioni tra Israele e mondo arabo.
Il governo italiano che ha fatto da mediatore ha perso la faccia, collezionando l’ennesima figuraccia internazionale. Un disastro.
Come di consueto lo Speciale vuole vederci chiaro e individuare le ragioni di un simile pasticcio. Va considerato che le forze in gioco – il presidente Usa, il governo israeliano, il Mossad, il governo italiano e il governo libico – sono tutte dalla stessa parte politica. Perciò la divulgazione del meeting di Roma non è stato un atto di sabotaggio. Piuttosto, la difficile situazione in cui versa lo Stato di Israele, con il governo contestato dalla popolazione e la nuova rivolta palestinese, deve aver spinto i membri del governo Netanyahu a tentare di mettere a segno qualche successo, anche a costo di sacrificare anni di lavoro per ricucire i rapporti con i paesi arabi nel quadro degli Accordi di Abramo.



