Stupri di gruppo e pene troppo leggere: solo in Italia?

giovedì, 31 Agosto 2023
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Stupri e violenze fisiche in netto aumento negli ultimi anni, uno dei più recenti è avvenuto lo scorso 7 luglio nei pressi del foro italico di Palermo: “Basta, mi state portando alla morte”, queste le parole pronunciate dalla 19enne stuprata presumibilmente da un gruppo di 7 giovani ragazzi, uno dei quali è già stato scarcerato.

Ma come vengono giudicati in Italia tali reati?

L’articolo 609 bis del Codice penale prevede la pena della reclusione dai 6 ai 12 anni. In realtà il terzo comma contempla anche la riduzione della pena nei casi di “minore gravità”, la quale può essere diminuita in misura non superiore ai due terzi, deve essere quindi di almeno 2 anni. Si oscilla perciò da un minimo di 2 fino ad un massimo di 24 anni, spetta poi al giudice, a seconda del caso, stabilire la durata effettiva della reclusione.

Ma veniamo ora alla violenza sessuale di gruppo; anche qui chiamiamo in causa l’articolo 609 del Codice penale il quale individua come pena la reclusione da 8 anni a 14 anni. La violenza sessuale di gruppo, tra l’altro, esclude l’applicazione dell’attenuante della minore gravità in quanto proprio la presenza di più persone è causa di una lesione, ancora più grave, nella sfera di autodeterminazione sessuale della vittima.

… e in Europa?

La normativa italiana sulle violenze sessuali presenta delle differenze rispetto agli altri principali Paesi europei, in primissimo luogo non viene distinto lo stupro dalle altre violenze sessuali, come avviene invece in Francia, Spagna e Regno Unito. Nonostante ciò, in linea generale, le pene previste sono per lo più simili in tutti i Paesi dell’Europa continentale, quindi Italia, Francia, Germania e Spagna, mentre invece sono notevolmente più elevate nel Regno Unito (possibilità di ergastolo).

Cosa succede ai minorenni?

La pena per i soggetti di minore età colpevoli di violenza sessuale di gruppo non varia dal punto di vista legislativo. La legge, chiaramente, si limita a escludere la condanna all’ergastolo poiché cozzerebbe con il fine ultimo della reclusione stessa, ovvero la rieducazione. È inoltre vero che i tribunali possono riconoscere delle attenuanti ai colpevoli minorenni, ad esempio se sono stati spinti da un adulto a commettere il reato. È necessario specificare che, tutto ciò, ha rilevanza soltanto per i minori che abbiano compiuto almeno 14 anni al momento dell’illecito, soltanto a 14 anni, infatti, si acquista la responsabilità penale.

È quindi evidente che, in Italia -e non solo-, la disciplina del Codice penale delle violenze sessuali ha ancora dei margini molto ampi. Quello di Palermo sarà quindi l’ennesimo caso di stupro che rimarrà impunito? È ora di dire basta, l’Italia ha bisogno di condanne esemplari per chi commette violenza contro le donne.

Di Francesca Pandolfi

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