Ha destato grande scalpore la visita di Papa Francesco in Senato per rendere omaggio a Giorgio Napolitano.
A leggere le cronache pare che tutti siano stati colti di sorpresa, tanto in Vaticano che a Palazzo Madama, visto che soltanto la cerchia stretta dei collaboratori era stata avvisata dell’iniziativa. Come era prevedibile nel mondo cattolico non sono mancate le polemiche, soprattutto sui social, dove ormai le persone sono solite commentare a ruota libera e senza filtri.
Fa discutere soprattutto il fatto che Bergoglio sia andato a rendere omaggio ad un uomo politico proveniente dal Partito Comunista, dichiaratamente ateo e che sarà salutato con una cerimonia laica. Eppure questo non ha fermato il papa che ha voluto essere presente fisicamente per dimostrare alla famiglia il suo affetto e la sua partecipazione al dolore per la perdita dell’ex Presidente della Repubblica.
Del resto non c’è da meravigliarsi, visto che nel 2016 Francesco elogiò pubblicamente Napolitano, insieme ad Emma Bonino, definendolo “uno dei grandi dell’Italia di oggi”. Il pontefice aveva apprezzato soprattutto il grande senso di responsabilità dell’ex Capo dello Stato che nel 2013, di fronte allo stallo determinatosi intorno all’elezione del suo successore e all’impossibilità da parte delle forze politiche di raggiungere un accordo su un nome condiviso, accettò un secondo mandato diventando a tutti gli effetti il primo presidente della Repubblica ad essere rieletto al termine del settennato quando era già avanti con gli anni.
Ma c’è anche dell’altro: Napolitano è stato il primo capo di Stato della Repubblica italiana con cui papa Francesco si è confrontato, ed è stato un politico con cui ha sempre avuto un ottimo rapporto. Anzi, quando elogiò lui e la Bonino come due grandi dell’Italia, inevitabilmente si scatenarono forti le polemiche, perché mentre mostrava pubblico apprezzamento per figure molto lontane dal mondo cattolico, si mostrava invece molto severo con i cattolici cosiddetti tradizionalisti che contestavano le sue aperture in campo dottrinale; al punto da affermare che chi si professava non credente spesso era molto più vicino a Dio di tanti cattolici che si professavano praticanti. E questa è rimasta la convinzione che il pontefice ha sempre continuato a sostenere e che è stata alla base dell’enciclica “Fratelli Tutti”.
Per molti il funerale laico di Napolitano è la testimonianza più evidente di Francesco faccia breccia nel cuore delle persone per il suo modo inedito di essere e di fare il papa, ma senza poi riuscire materialmente a convertire i lontani. Bergoglio è sempre più amato e apprezzato come leader mondiale che come capo religioso, essendo riuscito molto bene a distinguere questo ruolo da quello di capo della Chiesa cattolica. Al punto da parlare linguaggi completamente diversi, quando si trova in contesti mondialisti (in cui sembra allineato al pensiero unico) rispetto a quando invece parla ai fedeli.
Forse la spiegazione migliore l’ha offerta Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, uomo molto vicino al papa, il quale intervistato da Repubblica ha ammesso che nei colloqui fra Bergoglio e Napolitano era molto forte da parte del presidente la preoccupazione per i cattolici che andavano a destra. Preoccupazione che in realtà ha sempre albergato anche in papa Francesco come dimostra la sua conclamata ostilità verso l’episcopato Usa anti Biden e pro Trump. E a poco può servire da parte di Riccardi aver rimarcato che altrettanta stima e cordialità intercorreva anche con Benedetto XVI, che però non è mai andato oltre il sano e costruttivo rapporto istituzionale, e si è ben guardato dall’indicare l’ex presidente (o addirittura la Bonino) come esempio da seguire. Che Francesco non ami i cattolici di destra dunque non è un mistero, e forse l’omaggio a Napolitano è anche un modo per rimarcarlo.
