La riforma del catasto sta per arrivare, e per qualcuno saranno dolori (al portafogli), con aumenti dell’Imu calcolati in 1000 euro di media. Con la fine del governo Draghi ce l’eravamo dimenticata tutti, ma la legge delega, approvata oltre un anno fa, potrebbe diventare realtà già nel 2024 entrando a far parte del pacchetto di iniziative economiche della Finanziaria.
Chi paga
La prima domanda cui rispondere, giustamente, è se bisognerà pagare di più per l’immobile del quale si è proprietari. La risposta è sì; se vivete in un edificio signorile che finora è stato catalogato come popolare (ce ne sono molti, soprattutto nelle grandi città) potreste trovarvi a pagare di più tutte le tasse che hanno a che fare con la casa. Quindi siete a rischio aumenti Imu, imposte catastali e di registro e pure di aumento dell’ISEE.
Dare dei numeri precisi è difficile, anche perché la riforma vera e propria non è stata ancora varata, ma gli esperti parlano di un aumento medio di oltre 1000 euro per la sola Imu, mentre per quanto riguarda il calcolo ISEE si rischia di vedersi “rivalutato” il proprio immobile di quasi 100mila euro. Ovviamente parliamo di valori medi a livello nazionale, che possono cambiare di molto verso l’alto o verso il basso a seconda della zona d’Italia in cui si abita.
A cosa serve
La riforma del catasto non è di per sé inutile, e non c’è dubbio che a oltre trent’anni dall’ultima revisione è ora di un aggiornamento. Il censimento degli immobili servirà a verificare che ogni immobile sia censito e sia in regola, che terreni diventati edificabili non siano più censiti come agricoli, e ovviamente scovare gli immobili abusivi, che per il catasto proprio non esistono e quindi neanche vengono tassati, creando un doppio danno al contribuente onesto. Dato che il numero di edifici abusivi in Italia è molto alto e la loro “emersione” potrebbe causare parecchi disagi una soluzione veloce potrebbe essere il solito condono (almeno per gli abusi non troppo evidenti) che consentirebbe tra l’altro qualche entrata extra per l’erario.
Il sistema che entrerebbe in funzione sarebbe molto raffinato: definirà il valore degli immobili calcolando in maniera ponderata elementi come la posizione geografica, le dimensioni della proprietà, il suo stato di manutenzione ed eventuali caratteristiche specifiche, come l’essere parte di un palazzo storico o sottoposto a vincoli architettonici.
Una volta completato il censimento sarà possibile attribuire un nuovo valore patrimoniale a ogni edificio e calcolare la relativa rendita, garantendo una maggiore coerenza con gli effettivi valori degli edifici sul mercato.
Alla fine avremo una mappatura rispondente al valore reale del patrimonio immobiliare italiano, che aiuterà anche a salvaguardare gli edifici storici i quali – non è una novità – in molte zone d’Italia vengono acquistati a prezzi molto convenienti da stranieri per farne case per le vacanze che vengono aperte pochi giorni l’anno e finiscono col desertificare interi territori.
Meno contenti saranno i tanti che vivono in palazzi principeschi accatastati come catapecchie.



