Europee. La lista-Santoro e la cattiva coscienza della Schlein

giovedì, 5 Ottobre 2023
1 minuto di lettura

Si tratta dell’ennesima iniziativa salottiera, tipo girotondini, popolo viola etc? Un modo per rappresentare un segmento della sinistra in libera uscita che attualmente non si riconosce nelle posizioni “filo-Ucraina” dei progressisti moderati e disconosce, restando interdetta, le ambiguità della Schlein sull’argomento?

Al momento la “lista-Santoro” sta registrando una certa attenzione presso i media e gli osservatori. Di certo, il giornalista ha da sempre la capacità di polarizzare e aggregare una buona fetta dell’opinione pubblica, specialmente quando va in tv, disturbando la quiete e la normalizzazione ideologica del pensiero unico di sinistra (in primis, la Gruber, Formigli, Floris e company).
A questo punto, se le simpatie per l’iniziativa cresceranno, delle due l’una: o non lo inviteranno più o diventerà il classico fenomeno da baraccone, lo sfiatatoio di ogni frustrazione da parte di chi non può dire veramente la sua (per ragioni politiche, di lavoro, ruolo istituzionale). Un po’ specularmente quello che a destra incarna il generale Vannacci.

La notizia cui facciamo riferimento è la manifestazione molto partecipata che si è svolta qualche giorno fa a Roma, definita “assemblea per la pace, la terra e la dignità”. E dove i partecipanti hanno votato per presentare alle prossime europee una lista. Un primo passo anticipatore di altri più importanti a livello organizzativo. A partire dal nome e dal programma.
Già i termini pace, terra, dignità la dicono lunga sul futuro perimetro culturale: pacifismo, per intercettare sinistra e cattolici; ambientalismo, per depurare l’istanza verde dalle multinazionali green pensate e volute da Bruxelles, ma con un occhio agli eco-folli di Ultima Generazione e umanitarismo, laddove la violenza dell’economia, del profitto e del consumo, stanno creando una società depressa e alienante (e qui c’è una critica sottintesa nei confronti dei tecnici alla Monti e Draghi e del governo Meloni).

Incalzato dalle domande Santoro non ha esplicitato l’appartenenza del movimento (pur non nascondendo la sua vicinanza all’Alleanza Sinistra-Verdi, “purché loro vengano da noi e non viceversa”).
Segno che vuole prendere consensi pure a destra, dove molto timidamente si sta muovendo qualcosa di simile. Si pensi ad Alemanno e al crescente dissenso nei confronti delle politiche internazionali ed economiche della Meloni, giudicate troppo schiacciate sugli Usa, la Ue e in eccessiva continuità con Draghi.

Un dissenso ritenuto interessante da Salvini per la strategia di recupero elettorale della Lega.
Ma tornando alla lista-Santoro, in parecchi hanno aderito, ma in pochi si sono detti disponibili a candidarsi. Tra i primi Cacciari, Bertinotti; la Mannoia, tra i secondi Odifreddi e la Laurito.
Attendiamo adesso altri step. Altrimenti la “cosa” potrebbe restare un fenomeno giornalistico. Un grido nel deserto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.