La domanda che nessuno fa e si fa. E se qualcuno la fa, la fa in modo sbagliato o superficiale. Prendiamo Salvini.
Sul drammatico incidente di Mestre che è costato la vita a 21 persone, è intervenuto a gamba tesa ponendo un tema comunque oggettivo. E da ministro delle Infrastrutture legittimamente ha detto: “Riflettiamo sull’elettrico”.
A questo punto la domanda sorge spontanea: perché solo in pochi percorrono tale strada? Perché la sinistra e i giornali a lei collegati organicamente e non, fanno di tutto per silenziare o ridicolizzare l’argomento?
Per caso l’elettrico è un mantra ideologico intoccabile? E’ e deve essere la destinazione obbligata e salvifica dei popoli civili e progrediti? Il nuovo business Ue irreversibile?
Ben inteso, non si tratta di indovinare cause e motivazioni che hanno determinato il dramma, ma di considerare ogni probabile pista, nel nome della libertà di pensiero, delle competenze e delle reali prove empiriche.
Invece, dai tecnici alla politica, stanno andando in altre direzioni, pur in assenza di prove e ben prima dell’autopsia riguardante l’autista del pullman e del verdetto delle scatole nere.
Le uniche voci fuori dal coro (Capezzone in primis) sembrano giustamente timide, in attesa di conferme, come ovvio che sia.
Infatti, al momento, sono due le ipotesi principali al vaglio della magistratura sulle cause della tragedia: una manovra azzardata, con l’affiancamento ad un altro bus e un guardrail vecchio; oppure, sommato a questo, un malore dell’autista che non è riuscito a controllare il mezzo.
Ipotesi smentite al momento dai colleghi dell’autista che parlano di un professionista serio e preparato. Certamente, un possibile malore non è da escludersi.
Ma ciò che colpisce è la totale assenza della terza possibilità: che il pullman moderno ed elettrico sia proprio strutturalmente la causa del dramma sia a monte, sia a valle. A monte, perché magari si è bloccato da solo; a valle, perché le batterie hanno creato quell’incendio in cui hanno perso la vita più persone, che magari si potevano salvare.
Del resto non è una novità: le batterie elettriche sono pericolose. Si incendiano facilmente. Da qui – ricordiamo – le stesse raccomandazioni da parte delle autorità emiliane, dopo l’alluvione che ha colpito queste terre, a non accostare autovetture elettriche, a rischio esplosione; autorità allarmate dal fatto che ci sono stati vari cittadini, impossibilitati a uscire dalle macchine, per colpa di un blocco elettrico e quindi, rimasti intrappolati.
Non è a caso e non è un caso che Parigi abbia fermato la produzione di ben 147 bus elettrici, dopo che alcuni di questi sono andati a fuoco per autocombustione.
Che fine ha fatto il comandante dei Vigili del Fuoco, Mauro Longo, che sull’incidente di Mestre è stato chiaro, affermando che il fuoco è divampato successivamente all’impatto?
Come mai la carcassa del pullman è stata spostata in un luogo sicuro per impedire che le fiamme possano divampare di nuovo?
Il procuratore di Mestre Bruno Cherchi poi, ha confermato, l’eventualità, aggiungendo che “non risultano particolari fiamme o un incendio in senso tecnico del bus precipitato, ma che c’è stata una fuoriuscita di gas dalle batterie di litio su cui stiamo facendo accertamenti”.
Ovviamente non si tratta di fare della facile demagogia, o dell’allarmismo ideologico. Ma è inaccettabile imporre l’agenda delle analisi e delle spiegazioni.



