“Tutti sono invitati a far parte della Chiesa. “Todos… todos… Tutti… tutti… Gesù ha esteso questa comunione a tutti i peccatori. Siamo pronti a fare lo stesso? Siamo pronti a farlo con gruppi da cui potremmo sentirci infastiditi perché il loro modo di essere sembra minacciare la nostra identità?”,
E’ quanto ha detto il cardinale Jean-Claude Hollerich relatore generale del Sinodo dei vescovi aprendo la seconda settimana dell’assemblea sulla sinodalità parlando di aperture verso tutti, nessuno escluso. Il porporato lussemburghese, considerato molto vicino a papa Francesco, è uno dei più convinti fautori delle riforme nella Chiesa. Ma a chi si riferisce quando parla di “gruppi da cui potremmo sentirci infastiditi perché il loro modo di essere sembra minacciare la nostra identità?”.
Il cardinale non lo dice espressamente ma sembra tanto che il riferimento sia per le comunità Lgbt verso cui ha sempre espresso posizioni di grande apertura. Hollerich si è reso in passato protagonista di dichiarazioni a dir poco dirompenti. Ha detto a proposito delle coppie gay che la Chiesa deve cambiare orientamento perché il catechismo sull’omosessualità è basato su fondamenti sociologici e scientifici ormai superati. Per queste dichiarazioni fu denunciato alla Congregazione della Dottrina della Fede dal compianto cardinale australiano George Pell che chiese espressamente al Sant’Uffizio, allora guidato ancora da Luis Francisco Ladaria Ferrer di intervenire per censurare e correggere le parole del porporato giudicate in contrasto con la fede cattolica. Pell è morto, Ladaria è stato sostituito, Hollerich non è stato mai ammonito per quelle frasi e oggi è fra i principali protagonisti del Sinodo. Non solo, al posto di Ladaria è stato nominato l’argentino Victor Manuel Fernandez che è sulla stessa linea del cardinale lussemburghese, diversamente dal suo predecessore che aveva invece ribadito davanti alle aperture del clero tedesco, che le unioni fra persone dello stesso sesso non potevano ricevere alcun tipo di benedizione perché il loro progetto era in contrasto con il progetto di Dio.
Ebbene, è proprio questo uno dei punti più controversi del Sinodo, perché fra le tesi che Hollerich in particolare porta avanti c’è quella che pretende di risolvere la questione omosessuale concedendo la benedizione alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Impossibile per la Chiesa riconoscere le nozze gay dal momento che mancherebbe la finalità propria del matrimonio cattolico, ovvero l’atto procreativo, ma per i progressisti nulla toglie che una coppia omosessuale possa ricevere una forma di benedizione. Sembrerebbe una questione da niente, invece anche con la semplice benedizione si rischia di mettere in discussione la dottrina della Chiesa, visto che comunque si finirebbe per riconoscere come lecita l’unione fra persone dello stesso sesso, smentendo la tradizione della Chiesa che ha sempre definito gli atti omosessuali disordinati e quindi moralmente inaccettabili. Per i conservatori che hanno messo nero su bianco le loro perplessità attraverso i “Dubia” consegnati a papa Francesco, si andrebbe oltre la tradizionale distinzione fra peccato e peccatore, fino a legittimare il peccato stesso. Hollerich non fa mistero che questo sia l’obiettivo finale laddove arriva a sostenere che “tanti nostri fratelli e sorelle, ci dicono che qualunque sia l’origine e causa del loro orientamento sessuale, di certo non se lo sono scelto. Non sono ‘mele guaste’. Pensate che Dio possa mai ‘dire-male’ di due persone che si vogliono bene?”. Per l’arcivescovo di Lussemburgo “la nostra pastorale parla ad un uomo che non esiste più. Dobbiamo essere capaci di annunciare il Vangelo, e far capire il Vangelo, all’uomo di oggi che per lo più lo ignora. Questo implica una grande apertura da parte nostra, e anche la disponibilità, pur fermi nel Vangelo, a lasciarci trasformare anche noi”.
Appunto, come si può restare fermi nel Vangelo e lasciarsi trasformare? Non è una contraddizione in termini? Se per far capire all’uomo di oggi il Vangelo è necessario omologarsi alle mode dei tempi qual è il risultato finale? Aver riaffermato la verità o aver piegato il Vangelo alle esigenze e ai desideri del mondo contemporaneo che sembra sempre più lontano da Dio? Le prossime settimane saranno decisive da questo punto di vista, ma la sensazione è quella di una Chiesa che ormai sembra decisa ad imboccare la strada della modernità, adattando il proprio linguaggio allo spirito del tempo, mantenendo fermi i suoi principi ma cercando le strade utili per salvare capra e cavoli, dottrina e vita pratica. Ma è davvero questa la strada per riavvicinare i credenti alla fede?



