Adesso scopriamo che Abdesalem Lassoued, il terrorista tunisino che ha ucciso a Bruxelles due malcapitati tifosi svedesi, è sbarcato a Lampedusa, è transitato per l’Italia (Bologna, Genova), è andato in Europa, rispedito al mittente dalla Svezia (niente legittimazione di profugo), in quanto il nostro paese era di primo approdo, e poi una volta radicalizzato ha deciso la mattanza nel nome della religione e per vendicare Gaza.
Nel suo percorso c’è tutto il fallimento della cultura e della politica della sinistra nazionale e internazionale. Una postura ideologica è servita unicamente ad avvelenare la politica, l’opinione pubblica e indebolire l’Europa rispetto ai pericoli oggettivi che vengono dal connubio nefasto tra “fondamentalismo islamico-migrazione indiscriminata e intellettuali progressisti”.
Una cosa è certa: aveva ragione il cardinale Biffi quando sosteneva che c’è “immigrazione compatibile” (riferendosi alla cultura, ai valori occidentali, alla cristianità, alle costituzioni liberali), e un’“immigrazione incompatibile”, pensando soprattutto all’Islam, che non si è mai secolarizzato e che vede nei moderati una ristretta minoranza.
E con Biffi ha fallito la mistica stessa dell’accoglienza. Il partito del “tutti dentro”, non solo è sbagliato, ma suicida. E non dobbiamo ammetterlo solo quando si assiste passivi e impotenti a un’accelerazione del terrorismo che buca l’Europa come un burro.
Venendo a noi, il recente sanguinoso caso di Bruxelles l’ha confermato: prima cosa è saltata la narrazione da “professionisti dell’umanità” di Pd e grillini, che i terroristi non arrivano con i barconi. E se anche si formano alla lotta armata, si radicalizzano successivamente, ciò dimostra un ulteriore flop della cultura buonista di sinistra (“tutti fratelli”, “tutti cittadini del mondo”). In altre parole, è il non senso di un’integrazione che si limita al dato economico, logistico, al rispetto delle leggi. Della serie, basta il posto di lavoro, la sanità e la casa e l’integrazione è compiuta.
Infatti, quando invece, il sogno economico è frustrato, deluso (ammesso che sia sufficiente per garantire un’integrazione di qualità), si vedano le banlieues parigine o le nostre periferie, i migranti di terza-quarta generazione cominciano, come hanno fatto quasi tutti, a idealizzare un’identità arcaica religiosa (l’Islam non come religione, ma come ideologia, prodotto tipico occidentale), per trovare il loro posto nell’universo tradito. Guardiamo che identikit hanno molti neo-guerrieri islamici: droga, rap e integralismo. Giovani nichilisti non integrati che odiano il nostro stile di vita.
Un ragionamento andrà fatto inoltre, pure sul concetto di cittadinanza da non confondere con l’accoglienza.
Pur essendo cittadini europei, o italiani, nel caso di una guerra sceglieranno sempre il paese islamico, pure se nemico. Dimostrazione che l’identità religiosa e la patria d’origine vengono sempre prima dell’economia.
Ciò che la sinistra non comprenderà mai è che l’identità e il primato della “casa che ospita” (i valori, le Costituzioni, le tradizioni dei popoli), vincono sulla legalità.
Le idee della sinistra portano a un’umanità apolide, dove non c’è posto per le identità, senza più differenza tra locali e nuovi arrivati, con due effetti: o tutti schiavi dell’economia, o tutti in guerra. Identità forti che vincono su quelle deboli, come la nostra.
Uno studio poi, sulla nostra debolezza andrà fatto.



