Chi è Javier Milei, il candidato estremista in Argentina?

lunedì, 30 Ottobre 2023
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Si chiama Javier Milei, il candidato alle presidenziali in Argentina che si sta facendo strada in campagna elettorale a colpi di motosega e negazionismo.

Deputato al Parlamento argentino dal 2021, associato dalla stampa locale all’estrema destra anarchica, in piena corsa per le prossime elezioni. L’identikit di Milei ha dell’incredibile, e così anche i sondaggi, che vedono l’argentino in piena “lotta per il titolo”.

Oggi conduce cortei impugnando una motosega per combattere ed abbattere le “inutili spese pubbliche“. Sulla lista delle proposte politiche compaiono: traffico di organi legalizzato, abolizione della Banca Centrale, dei Ministeri dell’istruzione, sanità e ambiente, ed un generale ridimensionamento dello Stato. Milei non si risparmia neanche in materia di cambiamento climatico. Una grande farsa socialista, dal suo punto di vista.

Si dichiara moralmente contrario all’ aborto, anche in caso di stupro, favorevole alla legalizzazione delle droghe e “non contrario alla vendita dei bambini”; anche se – a detta sua – la sensibilità del tema non ppermette ancora di affrontarlo politicamente. Per quanto riguarda le tasse, Milei parla di furto, sostenendo la tesi per cui “la casta” prelevi soldi forzatamente ai cittadini per nutrire esclusivamente i propri interessi.

Ma dove nasce un tale successo? Javier Milei ha prima acquisito popolarità crescente grazie alla sua vivace partecipazione in programmi televisivi e dibattiti politici. Poi, sull’onda della grave crisi economica che il paese sta attraversando, ha affondato il grande colpo, avanzando la sua candidatura. A lui il compito di “salvare il popolo argentino”. La strategia sembra tuttavia aver funzionato. Ad Ottobre è stato battuto dal centrista Sergio Massa, ma i due si sfideranno nuovamente al ballottaggio del 19 Novembre.

Che dalla crisi sia solito sbocciare l’estremismo è risaputo e concermato, ma un candidato come Javier Milei rompe decisamente ogni schema. Adesso l’Argentina è divisa. L’ondata libertaria sta facendo breccia in un tessuto ormai logorato, stremato. La paura degli esperti è quella di assistere ad una crisi ancora peggiore, innescata proprio da un’ipotetica vittoria reazionaria. Come un brusco movimento nel mezzo delle sabbie mobili, il tuono anarchico può davvero significare rinascita per il paese?

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