Contro le previsioni, Milei vince le elezioni di medio termine. E Trump tira un sospiro di sollievo

lunedì, 27 Ottobre 2025
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Argentina

A sorpresa Javier Milei supera di slancio la trappola delle elezioni di medio termine facendo tirare un sospiro di sollievo anche a Donald Trump. Il suo partito, la Libertà avanza (Lla), ottiene il 40, 84% dei consensi e conquista terreno nella provincia di Buenos Aires, tradizionale roccaforte dei peronisti-progressisti, che solo un mese fa avevano battuto la formazione dei conservatori. «Oggi è una giornata storica – ha detto – il popolo ha deciso di abbracciare le idee della libertà. Ci lasciamo dietro cento anni di decadenza. Inizia la svolta. Durante i prossimi due anni dobbiamo consolidare il percorso riformista per fare di nuovo grande l’Argentina. Avremo 101 deputati invece di 37 e 20 senatori invece di 6. Sarà senza dubbio il Parlamento più riformista della storia argentina. Questo risultato dimostra che due argentini su tre non vogliono tornare al passato. Non vogliono tornare al modello dello stato inutile, al populismo. Come nel 2023 sono molti di più gli argentini che vogliono andare avanti. La priorità nei prossimi due anni sarà dare a tutti i 45 milioni di argentini un futuro migliore».   

La bassa affluenza, ferma al 67,85%, è stato uno degli elementi che ha preoccupato il leader ultraliberista, deciso a conquistare i numeri necessari per accelerare per il suo piano economico sia alla Camera sia al Senato. Invece è arrivato un risultato piuttosto netto con gran parte delle province del Paese colorate di viola (il colore di Lla) e la conquista di 64 deputati (contro i 31 dei progressisti), che sorprende analisti e commentatori i quali avevano pronosticato un testa a testa tra Lla, al 36%, e la coalizione di sinistra Fuerza Patria (Fp) al 34%, con un possibile pareggio. Milei ha salutato la vittoria elettorale come un mandato a proseguire con i tagli alla spesa sociale e a introdurre ambiziose “riforme” fiscali e del lavoro.

I riflessi della vittoria di Lla si vedono già all’apertura dei mercati, con azioni e bond in ripresa. A festeggiare sono anche gli Stati Uniti di Donald Trump, che di fronte a forti pressioni svalutative, a una crisi delle riserve e al rallentamento dell’attività economica, era corso in aiuto di Milei mettendo sul piatto un pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari, a sostegno della tenuta dell’esecutivo per i prossimi due anni di mandato. «Se vince, noi restiamo con lui, se non vince, ce ne andiamo», aveva detto il magnate all’inizio di ottobre.

Dopo la sorprendente vittoria alle presidenziali del 2023 con il 56% delle preferenze, l’ultraliberista è arrivato alla prova delle urne con un livello di consensi sceso al 38%, un dato che è stato interpretato come una stanchezza serpeggiante tra l’elettorato per le sue ricette lacrime e sangue, che se da un lato sono riuscite a contenere l’inflazione, passata dal 200 al 31%, e a garantire l’equilibrio fiscale, dall’altro ha determinato tagli alla spesa anche in settori sensibili come l’educazione e la sanità.

Un calo di popolarità legato anche ad alcuni scandali che lo hanno sfiorato più volte, come il caso di “Libra”, una cripto-moneta che Milei aveva promosso sui social poi tracollata in borsa rovinando centinaia di investitori, uno scandalo che ha coinvolto la sorella Karina, in odore di mazzette per l’acquisto di una commessa di medicinali, e l’inchiesta sul candidato di punta della Lla nella provincia di Buenos Aires, Luis Espert, costretto a ritirarsi dalla corsa per finanziamenti da un signore della droga sotto processo negli Usa.

In chiusura della campagna elettorale, il presidente aveva accusato il peronismo di sinistra di voler destituire il governo e aveva agitato il fantasma di un ritorno del “comunismo castro-chavista” nel Paese. Nell’ultimo comizio tenuto giovedì nella città di Rosario, Milei ha chiamato gli elettori a non arrendersi e a cambiare l’Argentina sul serio, promettendo per la seconda parte del mandato le riforme di cui il Paese ha bisogno.

Il principale partito all’opposizione, Fp, ha scommesso invece più sulla stanchezza dell’elettorato che su proposte proprie. Assente la leader storica del movimento, Cristina Kirchner, costretta agli arresti domiciliari da una condanna a sei anni per corruzione, i progressisti, ancora alla ricerca di una guida carismatica, si sono aggrappati alla figura del governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, sperando in un bis del risultato di settembre, quando avevano confermato il dominio sulla provincia di Buenos Aires. Ciò non è avvenuto perché gli argentini hanno scommesso ancora sull’eccentrico presidente della motosega.

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