Cibo e sapori-nostalgia: perché tornano gli emigranti

venerdì, 10 Novembre 2023
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turismo

C’è una ragione di più per la quale gli italiani emigrati e gli italo-discendenti vogliono ritornare: il cibo. Con il passaparola sulle straordinarie qualità e quantità dell’enogastronomia tricolore vengono non solo per scoprire le antiche radici, ma anche per farsi prendere letteralmente per la gola. Apprezzano entusiasti la cucina, acquistano e consumano prodotti agroalimentari italiani anche al ritorno dopo il viaggio e li promuovono presso parenti e amici una volta tornati a casa, più dell’87% del totale. Infine, per oltre 73%, l’olio di oliva italiano è di qualità superiore, nonostante il mercato poco sviluppato all’estero sia per la difficoltà a reperire il prodotto sia per i prezzi elevati.

La fotografia emerge dalla ricerca “Turismo delle Radici e dei Prodotti Agroalimentari. Percorsi e strategie per valorizzare l’olivicoltura e le aree rurali”, realizzata dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria nell’ambito del progetto “Oleario,  dove l’Italia lascia un segno” che ha inteso scandagliare le potenzialità per ampliare il mercato del nostro agroalimentare e favorire lo sviluppo delle aree rurali a vocazione olivicola, un fenomeno che potrebbe interessare circa 60 milioni di italiani all’estero e un possibile introito di 8 miliardi di euro.

Il turismo delle radici. Sono state condotte due indagini mediante la somministrazione di questionari e interviste dirette. Una prima indagine, di tipo qualitativo, ha esplorato il tema e offerto un primo approccio conoscitivo, utile alla definizione dell’indagine statistica. È stata svolta attraverso interviste a una quarantina di soggetti, fra cui turisti delle radici, rappresentanti di associazioni di italiani all’estero e in Italia, amministratori pubblici, produttori di prodotti enogastronomici (in particolare oleari), rappresentanti di istituzioni, esperti e operatori turistici. Quindi l’indagine statistica, cui hanno partecipato oltre 600 “turisti delle radici”, è stata condotta attraverso un questionario strutturato, composto da 52 domande, disponibile on line in italiano, inglese, spagnolo e portoghese. Si è focalizzata sulla relazione possibile tra viaggio delle radici in Italia e acquisto, consumo e promozione presso amici e conoscenti dei prodotti agroalimentari e del cibo italiano, sia durante il soggiorno in Italia sia al rientro, indagando anche il possibile ruolo nel contrasto all’Italian Sounding, fenomeno che consiste nell’utilizzo, su etichette e confezioni, di denominazioni, riferimenti geografici, immagini, combinazioni cromatiche e marchi che evocano l’Italia. Relativamente all’olio, è stata evidenziata la scarsa consapevolezza sul mondo dell’olio extra vergine di oliva italiano non solo nel nostro Paese, ma soprattutto all’estero.

Il contesto. Il progetto mira a indagare la promozione delle produzioni agroalimentari italiane all’estero, con un focus sul comparto olivicolo-oleario, grazie agli emigrati e ai loro discendenti, che vogliono avvicinarsi alla propria terra d’origine o alla propria famiglia durante le vacanze, puntando, in particolar modo, ai cosiddetti “prodotti nostalgia” (tra questi in primo luogo l’olio), ossia beni tradizionali locali, principalmente prodotti alimentari, strettamente associati alla terra delle proprie radici, che per loro hanno il “sapore di casa”, ma che acquistano per la qualità, diventando, in tal modo, veri e propri ambasciatori all’estero del made in Italy. Non da ultimo, attraverso il turismo delle radici si possono promuovere le produzioni locali insieme ai territori stessi, anche grazie a marchi territoriali. Alcune aree rurali stanno dimostrando grande interesse e realizzando investimenti sull’oleo-turismo che i turisti delle radici apprezzano perché offre esperienze e percorsi in cui c’è una relazione diretta con le imprese e i territori. L’inedita relazione tra i turisti delle radici e le aziende olivicole che si aprono all’accoglienza può dunque rappresentare un modello di diversificazione del reddito, un valore aggiunto per turisti e aziende, una opportunità per le aree rurali caratterizzate da un vasto patrimonio olivicolo.

«Ciò che caratterizza il turismo delle radici è la forte componente emotiva legata agli affetti familiari, ai ricordi, alle tradizioni e al cibo – spiega Barbara Zanetti, ricercatrice del Crea Politiche e Bioeconomia – è un segmento del turismo che trova nelle aree rurali la sua giusta dimensione in quanto è possibile coniugare l’offerta di un patrimonio di tradizioni, di saperi locali e gastronomia con la ricerca da parte dei turisti delle radici di mantenere viva e tramandare alle generazioni la memoria e le tradizioni del proprio paese di origine. L’indagine è nata con lo spirito di trovare nuove opportunità di sviluppo del turismo collegandolo a due capisaldi della nostra cultura e della nostra identità culturale: l’olio e l’ulivo».

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