Sciopero generale, Maurizio Landini lancia l’opa (politica) sulla sinistra. Sia Elly Schlein sia Giuseppe Conte ci rimangono male e disertano il comizio dei segretari Cgil e Uil a piazza del Popolo, destando non poca “sorpresa” tra i “compagni”. L’antico dilemma di Nanni Moretti («mi si nota di più se vado o se non vado?») è stato decisamente risolto da Elly, come anche da Giuseppi, in favore della seconda opzione.
Il discorso tenuto da Landini davanti ai 60mila convenuti nella grande piazza romana (ma è un dato da prendere con beneficio d’inventario perché la fonte, quanto mai interessata, è la Cgil) è più da leader politico che da leader sindacale. Landini parla infatti a nome del “Paese” e non semplicemente dei “lavoratori”. Non è una differenza di poco conto. «Così il governo porta il Paese a sbattere», dice il segretario del sindacato rosso. «Questa piazza è una risposta democratica di persone che soffrono, che hanno pagato per essere qui. È una risposta democratica a chi fa il bullo istituzionale», afferma a sua volta Pierpaolo Bombardieri. Il riferimento è chiaramente a Matteo Salvini, che qualche giorno fa aveva incendiato il confronto con il sindacato parlando dello sciopero come «weekend lungo» (per la scelta di farlo il venerdì) e che poi aveva proseguito nella provocazione a Cgil e Uil decidendo la precettazione (quattro ore di astensione dal lavoro invece di otto) per i lavoratori dei trasporti. In questo modo, le controparti del sindacato non sono più Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali, ma il governo. Più politica di così…
A questo gioco del sindacato non si sottrae Giorgia Meloni, la quale si rifiuta di entrare nelle motivazioni specifiche dell’agitazione, accentuandone con ciò il carattere politico. «Nel merito posso dire poco – dichiara la premier da Zagabria, dove è in visita istituzionale- perché lo sciopero generale è stato lanciato contro la manovra praticamente in estate, quando io neanche avevo cominciato a pensarla». Come a dire: per Landini non siamo il governo che media tra la parti sociali, bensì un avversario politico.
Ma, come dicevamo, lo sciopero di Landini ha creato una certa irritazione nei leader politici “veri” (almeno finora) della sinistra. Ufficialmente, la motivazione dell’assenza di Schlein e Conte a piazza del Popolo è il rispetto dell’«autonomia» del sindacato. Ma la motivazione vera – almeno in base a quello che trapela dall’entourage dei due leader- è il timore che il segretario della Cgil possa proporsi come una sorta di “federatore” tra due partiti, Pd e M5S, certo contigui nell’azione politica, ma che rimangono divisi da una insanabile rivalità. Del resto, chi meglio di un personaggio come Landini potrebbe essere accolto come leader “ecumenico” dalle tifoserie, tra loro opposte, di Schelin e di Conte?
Ma, politica o non politica, come è andato lo sciopero? È furibonda guerra di cifre, soprattutto nel settore di prima linea, quello dei trasporti. Fonti Filt-Cgil e Uil-trasporti affermano che le adesioni sarebbero state «altissime», con «punte del 100% in alcuni settori come i porti e fino all’80% della logistica».
Ben diverso è invece il bilancio offerto dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Così fanno sapere fonti del Mit: «Traffico regolare su tutta la rete Rfi, con adesioni al 5%, nessun treno soppresso sull’alta velocità, adesioni sotto il 16% del personale sui treni regionali». Se la verità sta nel mezzo, l’adesione effettiva dovrebbe essere intorno al 50%: non un flop per Landini, ma neanche un trionfo.
Alla fine del comizio di piazza del Popolo, i manifestanti hanno cantato “Bella Ciao”. Chi aveva dubbi sul carattere politico dello sciopero, se li sarà sicuramente fugati.



