Omicidio-Giulia. Prima la morte del padre, poi della famiglia, ora del maschio. Poi?

mercoledì, 22 Novembre 2023
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Dopo l’arresto di Filippo stiamo assistendo a una nuova follia collettiva.

Nelle espressioni che stiamo sentendo ossessivamente in ogni panel, sulla carta stampata, sulla rete (della serie, i maschi devono chiedere scusa, vergognarsi di esistere, se nella loro vita hanno fatto qualche battuta da bar con i loro amici e non sono intervenuti per correggerli, condannarli, devono emendarsi), l’imperativo categorico adesso è genuflettersi all’ennesima riedizione del pensiero unico. Tutto nel nome di un nuovo, pericoloso redivivo Robespierre.

E se qualcuno riporta gli argomenti al buon senso, alla logica, alla complessità, alle articolazioni sane del libero pensiero, viene attaccato, emarginato prima culturalmente, poi fisicamente.
E fa specie che la sinistra (politica, intellettuale, mediatica), assertrice genetica della complessità sociologica (ad esempio, non c’era analisi che bypassasse le responsabilità personali e soggettive dei crimini, richiamandosi sempre alle condizioni economiche, sociali di chi li commetteva. Era infatti, il tempo del “diritto disuguale”, sostenuto da Magistratura democratica e dal Pci: una rapina compiuta in Calabria andava punita diversamente rispetto alla stessa rapina compiuta a Milano, città del benessere; e se un migrante occupava casa non violava gravemente il diritto della proprietà, ma lo faceva per “disagio sociale” e pertanto godeva delle attenuanti); sinistra che fino a poco tempo fa macchiettizzava la destra in quanto populista, qualunquista, rea di semplificare temi e argomenti, oggi è proprio lei la sinistra che semplifica, massacrando la complessità. Ritornelli indigeribili: se affermi che la guerra in Ucraina è iniziata prima dell’attacco russo, stai con Putin; se dici che vaccinarsi è un atto di scienza e non di fede, sei un no-vax e un terrapiattista, se dichiari che la scorsa estate ha fatto più caldo sei un negazionista climatico. E se con la morte di Giulia rifiuti l’etichetta di maschio-demone sei un patriarcale, destinato al cimitero della storia.

Sì, quella storia che la cancel culture, altro frutto del politicamente corretto importato dagli Usa (l’impero del bene che noi copiamo meccanicamente): materia rimossa dalle scuole, insieme alla geografia (quindi, non sappiamo più chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo), nel nome del globalismo, del cittadino apolide, dello sradicato e del precario. Cancel culture che legge il passato con le categorie ideologiche del presente; categorie spesso malsane.

Qual è l’operazione che la sinistra italiana sta attrezzando strumentalizzando la morte di Giulia e gli appelli accorati e giustificati della sorella? Semplice. Visto che ormai i mercati internazionali, i numeri, il consenso, stanno dando ragione al governo “fascista”; e visto che la via giudiziaria al momento non funziona, e visto che il capo dello Stato continua a firmare provvedimenti legislativi considerati pericolosi per la democrazia e la Costituzione (che viene difesa fideisticamente quando conviene e dimenticata quando serve), il “fascismo” ha cambiato faccia. Si è trasformato nel patriarcato. L’equazione è scontata: fascismo uguale a patriarcato, patriarcato uguale a destra, ergo la Meloni guida un esecutivo di maschilisti, rozzi, beceri, violenti, vicini per indole e cultura al femminicidio.
Un altro mantra che durerà settimane, insieme ai cortei pro-Hamas.

Ma oltre al mero utilizzo di tali valori o disvalori per scopi elettorali, c’è purtroppo un disegno più generale da non sottovalutare. Riassumiamolo: il ’68 ha ucciso il padre, l’autorità, quel ruolo fondamentale di cui i figli e i cittadini hanno un estremo bisogno per una crescita equilibrata, e per una sana e regolare cittadinanza. Poi, il laicismo sta uccidendo la famiglia, con la nuova famiglia arcobaleno e dei diritti Lgbtq. Adesso si intende uccidere anche l’uomo, il maschio, simbolo del male assoluto. Un uomo che può sopravvivere solo se diventa “mammo”, aderendo supinamente all’ideologia “democratica e progressista”. Il prossimo passo sarà la fine dell’umanità? Ci stiamo arrivando. La nostra non è già una società disumana, che considera le persone come cose, oggetti, merce da comprare, vendere e buttare, quando non è più utile? Ci dice niente il fatto che uccidiamo i fragili, i piccoli, inguaribili ma non incurabili (caso-Indi), per il loro bene, nel superiore loro interesse? Ci dice qualcosa il nuovo ecologismo che mette al centro la natura e non più l’uomo di cui farebbe volentieri a meno?

Prima convivevano Creato, Creatore e Creatura. Poi, il Creatore è stato espulso dal Creato (l’ateismo), e la Creatura ha preteso di diventare Creatore. Ora sono stati eliminati sia il Creatore sia la Creatura. Resterà solo il Creato popolato dagli animali, dall’intelligenza artificiale e da poche oligarchie. E’ una battuta paradossale? Meditiamo.

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