Allergie alimentari: sempre più bimbi vittime del cibo “spazzatura”

venerdì, 12 Gennaio 2024
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Patatine fritte, popcorn e brioscine confezionate. E poi hamburger conditi con salse di ogni genere e bibite gassate. Alimenti di cui bambini e adolescenti vanno ovviamente pazzi, ma che sono tutt’altro che salutari e sono catalogati come cibi “spazzatura” ossia cibi ultra-processati a basso valore nutrizionale e a elevato contenuto di grassi o zuccheri tipici delle preparazioni industriali, come merendine, bibite analcoliche zuccherate, dolci, pane e focacce confezionati di serie e pietanze surgelate preconfezionate, facilitano la comparsa di allergie alimentari nei bambini. Questo tipo di dieta disordinata e assai composita facilita l’insorgenza delle allergie alimentari in età pediatrica. Lo prova uno studio del Ceinge Biotecnologie avanzate “Franco Salvatore” di Napoli svolto su una popolazione totale di circa 105mila bambini della Campania.

La ricerca, condotta da Roberto Berni Canani, ordinario di Pediatria, direttore del programma di Allergologia pediatrica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e direttore del laboratorio di Immuno-nutrizione del Ceinge, ha rilevato un aumento significativo dei casi di allergia alimentare nell’ultimo decennio. Questo aumento è stato tre volte maggiore nei bambini di età inferiore ai tre anni. Gli studiosi hanno quindi cercato la causa di un aumento così rilevante e rapido dei casi in soli dieci anni. Secondo il gruppo di ricercatori la risposta sta in gran parte nell’aumentato consumo di tali alimenti ultraprocessati, a basso valore nutrizionale e a elevato contenuto di grassi o zuccheri tipici delle preparazioni industriali.

Il laboratorio di Immuno-nutrizione del Ceinge ha dimostrato infatti come questi alimenti siano in grado di alterare le funzioni del sistema immunitario del bambino favorendo lo sviluppo di allergie alimentari. «I cibi ultraprocessati – spiega Berni Canani – sono molto ricchi di ciò che fa male. Sono ricchi di zuccheri, sale, carboidrati e grassi idrogenati e poveri di fibre, proteine, vitamine e minerali. Piacciono perché sono buoni e sono pronti da mangiare subito. Secondo uno studio recente condotto negli Stati Uniti, il 67 per cento delle calorie della dieta di un bambino proviene da alimenti ultra-processati. Succede negli Stati Uniti, ma è una tendenza in forte crescita anche in Italia». I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista di allergologia e di immunologia clinica Journal of Allergy and Clinical Immunology (organo ufficiale dell’American Academy of Allergy, la più grande società scientifica americana dedicata allo studio delle patologie allergiche).

«Abbiamo valutato comparativamente il consumo di alimenti ultraprocessati in una popolazione di pazienti pediatrici affetti da allergia alimentare e in una popolazione di bambini sani – precisa il professor Berni Canani – ebbene, il consumo di alimenti ultraprocessati era quasi il doppio nei bambini che avevano sviluppato allergia alimentare rispetto ai bambini sani. In più, con una tecnica non invasiva che permette di studiare l’accumulo delle sostanze dannose presenti in questi alimenti nella pelle dei bambini, utilizzata per la prima volta in età pediatrica in questo studio, abbiamo dimostrato un accumulo maggiore di queste sostanze nei tessuti dei bambini affetti da allergia alimentare. Successivamente – aggiunge – per individuare un nesso tra esposizione a cibi ultraprocessati e sviluppo di allergia alimentare, abbiamo condotto una serie di esperimenti su cellule umane. I risultati di questi esperimenti hanno evidenziato che i cibi “spazzatura” sono dei potenti induttori di allergia alimentare in quanto in grado di determinare alterazioni della barriera intestinale, infiammazione e forte risposta allergica».

Sono necessarie pertanto alcune raccomandazioni sull’uso ormai smodato di tali alimenti, rivolto soprattutto ai genitori. «I risultati di questo studio sono di grande importanza per la comprensione delle cause dell’aumento dei casi di allergia alimentare in età pediatrica nel mondo occidentale e aprono la strada a una semplice ed economica strategia di prevenzione – osserva Berni Canani – ridurre drasticamente il consumo di alimenti commerciali ultraprocessati e favorire invece il consumo da parte dei bambini di alimenti freschi e ricchi di frutta, verdure, pesce e legumi».

Ogni mese oltre 400 bambini giungono al centro di Allergologia pediatrica dell’Azienda ospedaliera Universitaria “Federico II”, contribuendo in questo modo ad arricchire una banca dati tra le più grandi al mondo inerenti ai bambini affetti da allergia alimentare. Contemporaneamente il gruppo napoletano di ricercatori sviluppa una serie di attività formative e di sensibilizzazione attraverso gli incontri nelle scuole.

Foto: fnob.it

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