Durante la giornata di lunedì Donald Trump è stato protagonista di una vittoria da record. Con una quota pari al 51% è riuscito a vincere le primarie del partito repubblicano in Iowa , avvicinandosi sempre di più all’appuntamento del 5 Novembre.
I suoi sfidanti erano il governatore della Florida Ron DeSantis e l’ex governatrice della South Carolina Nikki Haley, i quali non sono riusciti a superare il 20%. A detta del presidente del partito repubblicano dell’Iowa Jeff Kaufmann, una prima stima di 100.000 repubblicani ha votato nei caucus lunedì, un numero significativamente inferiore rispetto all’affluenza alle urne del 2016.
Nel Midwest degli USA l’elettorato trumpiano ha dimostrato uno spirito di coesione alquanto inaspettato. Difatti si erano riuniti nelle biblioteche , nelle scuole, nei centri comunitari e persino in un silo per il grano per dibattere sulle possibili prospettive elettorali.
Le temperature sotto lo zero, venti pungenti e cumuli di neve, hanno scoraggiato una grande fetta degli elettori, ma visti i risultati, i sostenitori di Trump non rientrano certamente tra questi.
I caucus in Iowa resteranno nella storia per i risultati da record ottenuti, difatti sono riusciti a superare anche il primato di Bob Dole del 1988. Lo stupore dell’opinione pubblica non è dovuto solamente alla quota raggiunta dal candidato Repubblicano, ma nasce soprattutto dalle condizioni in cui Trump è riuscito ad ottenere una percentuale così alta.
In questo senso non bisogna dimenticare che l’imprenditore statunitense è attualmente imputato in quattro processi, in cui il capo d’accusa dell’ultimo è il broglio elettorale, in riferimento alle elezioni del 2020.
E’ quindi lecito chiedersi quale sia la motivazione che spinge gli americani a votare ancora Trump e di conseguenza comprendere le ragioni che spongono l’elettorato trumpiano verso una fidelizzazione quasi incondizionata.
Strutturare un identikit dettagliato dell’elettorato del candidato repubblicano è senz’altro complesso. Quel che è certo è che l’imprenditore, facendo leva su tematiche che sono e saranno sempre oggetto di interesse per l’elettorato medio, è riuscito a ritagliarsi, all’interno del popolo americano, una fetta di elettorato che non sembra essere intenzionata ad abbandonarlo.
In termini semplici, quelli che votano Trump, fanno parte di un segmento della popolazione ben preciso. A confermarlo sono anche i dati forniti dalla Cnn del 2016, dai quali è emerso che il l’elettore tipico repubblicano-trumpiano è maschio, bianco e tendenzialmente benestante.
È quindi ovvio che i caucus in Iowa hanno dato il via all’imprevedibile ciclo elettorale del 2024, ma è bene sottolineare che pochi dubitano che la stagione delle primarie finirà per portare una riedizione del confronto di 4 anni fa tra Trump e Biden.
Il prossimo appuntamento è nel New Hampshire il 23 gennaio e si proseguirà fino a 4 giugno per i repubblicani e fino all’8 giugno per i democratici. Nel mezzo c’è il cosiddetto Super Tuesday, fissato il 5 marzo, giorno decisivo in cui si vota in 16 Stati e nel territorio delle Samoa Americane.
A chiudere il lungo percorso saranno le convention finali dei partiti dove sarà annunciato il “ticket”, ovvero il candidato presidente e chi sarà il suo vice alla Casa Bianca in caso di vittoria: i repubblicani si riuniranno dal 15 al 18 luglio e i democratici dal 19 al 22 agosto.



