Sagra paesana del made in Italy, festival della canzone italiana, rito nazional-popolare: qualunque definizione si voglia affibbiare, da settant’anni e passa Sanremo è l’evento musicale più seguito e atteso dal pubblico, uno dei principali eventi mediatici italiani, con un crescente riscontro anche all’estero, in quanto viene trasmesso in diretta sia televisiva, in Eurovisione, sia radiofonica e successivamente riproposto su internet.
Alla vigilia della settimana santa canora, officiata per la quinta volta consecutiva da Amadeus, Torino omaggia la manifestazione inaugurando un’importante mostra fotografica negli spazi delle Gallerie d’Italia a piazza San Carlo. “Non ha l’età. Il Festival di Sanremo in bianco e nero 1951-1976” è il titolo dell’iniziativa. Sono in esposizione gli scatti provenienti dall’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo e, grazie alla collaborazione con Rai Teche, filmati e audio di grande rarità. L’evento, a cura di Aldo Grasso, è organizzato da Intesa Sanpaolo con il patrocinio della Regione Piemonte. Il titolo della mostra vuole richiamare anche la giovane età di un festival agli esordi e di una nuova Italia economicamente in crescita.
La più celebre manifestazione della canzone italiana (anche se per vent’anni ha rivaleggiato con il Festival di Napoli) nasce nel 1951, organizzata proprio dalla Rai di Torino, in tre serate e trasmessa radiofonicamente in diretta dal Salone delle Feste del Casinò. Le prime edizioni vengono trasmesse solo dalla radio, ma nel 1955, la manifestazione comincia ad avere una certa popolarità e la tv decide di farla sua. Da allora infatti la storia del Festival di Sanremo procede in parallelo con la storia della televisione italiana. Anzi i giorni del festival polarizzano sempre di più il palinsesto annuale della tv di Stato e quindi Sanremo acquisisce un ruolo importante non solo nella storia della musica e della televisione, ma anche delle vicende sociali del Paese.
I fotoreporter dell’Agenzia Publifoto, nata nel 1937, monumento del fotogiornalismo del Dopoguerra, intuiscono l’importanza della manifestazione e, negli anni in cui l’evento fu ospitato nel Casinò di Sanremo (1951-1976), realizzano circa 15mila fotografie della rassegna canora. La mostra ripercorre gli anni in cui il festival fu ospitato nel Casinò di Sanremo prima di trasferirsi definitivamente al Teatro Ariston. Il filo conduttore della mostra è interessante poiché solo in pochi casi si sofferma sulle immagini delle esibizioni degli artisti sul palco, ma si concentra invece sui “fuori scena”: l’attesa dei cantanti in platea durante le prove; le passerelle degli artisti italiani e stranieri in giro per la città; la produzione degli autografi per il pubblico; gli artisti in sala trucco; il pubblico; gli artisti immortalati in situazioni curiose, ma non mancano scatti anche sull’orchestra, sulla giuria, sulla sala stampa. Un album di fotografie spesso inconsuete, che ritraggono gli artisti lontano dai riflettori, nei momenti di vita quotidiana che accompagnano le frenetiche giornate del festival, con quella naturalezza che li fa sentire più vicini e familiari. Sono fotografie che testimoniano un’Italia che ha fretta di dimenticare la guerra e la povertà, che vuole affidare alle canzoni la ritrovata spensieratezza, ma anche, come nel caso della canzone “Vola colomba”, un desiderio di rivalsa sulla delicata “questione triestina”. Con Sanremo bisognava definire un canovaccio musicale tutto italiano, legato alla tradizione melodica e al bel canto. L’operazione riuscì a tal punto che oggi qualunque tentativo di rinnovamento non è mai compiutamente realizzato.
Foto di F. Gremignani – Archivio Publifoto Intesa San Paolo – gallerieditalia.com



