Chi è il medico volontario che si è fatto il vaccino anticancro

domenica, 11 Febbraio 2024
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melanoma

La notizia che un medico di famiglia, ammalato, si fa “cavia” per sperimentare su di sé un vaccino anticancro riempie di speranza. Il volontario si chiama Alfredo, 71 anni, medico di base molisano, ed è il primo paziente italiano a ricevere il vaccino anticancro sperimentale a “mRna” per la cura del melanoma. La dose gli è stata somministrata all’Istituto dei tumori Pascale di Napoli, dove l’uomo è seguito dallo scorso settembre dall’oncologo Paolo Ascierto. Il medico partecipa allo studio di Fase III sul vaccino di Moderna, l’ultimo passaggio prima che il prodotto possa essere approvato dalle autorità regolatorie. «Ho accettato subito – dice Alfredo – mi sembrava doveroso per il mio ruolo di dare un contributo alla ricerca. Non ho mai avuto paura. Sono sereno e forse anche fortunato perché l’immunoterapia non mi ha portato particolari effetti collaterali». Sposato, due figli, l’anno scorso scoprì che dietro a una neoformazione cutanea si nascondeva un melanoma. Dopo le prime cure a Isernia è arrivato a Napoli, nel reparto del Pascale del professor Ascierto.

«E’ un grande momento – spiega l’oncologo – anche se ci vorrà qualche anno prima di avere i risultati di quest’ultima fase. La nostra speranza è quella di poter dare una nuova e più efficace opzione terapeutica a quanti più pazienti possibili. Il vaccino anti-melanoma dell’americana Moderna – ricorda Ascierto – si basa sulla tecnologia adottata per “istruire” il sistema immunitario a riconoscere specifiche proteine, chiamati neoantigeni, che sono espressione di mutazioni genetiche avvenute nelle cellule malate. Il suo scopo non è quello di prevenire la malattia, ma di aiutare e supportare il sistema immunitario dei pazienti a riconoscere e ad attaccare più efficacemente il tumore. Certo, essendo una sperimentazione in doppio cieco – puntualizza lo specialista – potremmo trovarci di fronte a una dose di placebo. Secondo protocollo, infatti, né il paziente né l’oncologo sanno cosa sia stato iniettato. Lo sapremo alla fine della sperimentazione».vaccino

Esprime soddisfazione anche il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi: «Siamo onorati – afferma – che il Pascale sia il primo centro in Italia a partecipare alla sperimentazione del primo vaccino a mRna contro il cancro. Si apre una frontiera completamente nuova e siamo orgogliosi di esserne protagonisti». Dopo “doc” Alfredo, l’Irccs campano ha già selezionato altri 18 pazienti candidati al vaccino.

Si stima che nel mondo ci siano oltre 40 vaccini anticancro a mRna allo studio, mentre continuano ad aumentare le nuove indicazioni per farmaci immunoterapici già in uso. «Come ad esempio il pembrolizumab – sottolinea Ascierto – un anticorpo monoclonale anti PD-1, mirato cioè a uno dei “freni” del sistema immunitario, prima approvato per il melanoma e a settembre scorso autorizzato come trattamento per il tumore del rene metastatico, per il tumore della mammella triplo negativo metastatico e pre-operatorio, per quelli dell’endometrio e della cervice uterina avanzati, per il carcinoma dell’esofago e per alcuni tumori gastrici e del colon. Esistono anche combinazioni di immunoterapici – continua l’esperto – come nel caso di nivolumab e ipilimumab, approvati e rimborsati dal Servizio sanitario nazionale dal 2022 per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule metastatico, del tumore del rene avanzato in prima linea di trattamento, del tumore dell’esofago avanzato a progressione chemioterapica, del mesotelioma pleurico in prima linea e di alcuni tumori del colon-retto. Abbiamo avuto inoltre l’approvazione all’utilizzo di anticorpi bispecifici come il tebentafusp, nei pazienti con diagnosi di melanoma dell’uvea metastatico o non resecabile che presentano un particolare antigene». Lo scopo del vaccino, come detto, non è quello di prevenire la malattia, ma di aiutare e supportare il sistema immunitario dei pazienti a riconoscere e ad attaccare più efficacemente il tumore. 

Foto: primopianomolise.it

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