Usa. Ecco quando conviene un presidente anziano e smemorato

lunedì, 12 Febbraio 2024
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Togliendo le ideologie, le simpatie politiche, il panorama dei leader che contano è inquietante e preoccupante: il mondo intero in mano a un avventuriero “fai-da-te”, un po’ capitalista senza scrupoli, un po’ cowboy, simpatico, ricco e arrogante, come Trump; in mano a uno smemorato, rintronato, simile a ogni anziano o ex-campione, incapace di accettare il tempo che passa, come Biden; e in mano a un pericoloso, autocrate, ma certamente superiore nella postura e nell’intelletto a loro due, come Putin.

Certo, si possono obiettare, criticare, demonizzare le sue idee, ma il capo russo è nettamente ad un altro livello.
Si è visto e si è notato chiaramente nell’intervista concessa al giornalista “irregolare” (e per ciò ancora libero), lo statunitense Tucker Carlson: visione, competenza, sicurezza e forte cultura storico-politica. Opinabile, faziosa, manichea quanto si voglia, ma solida.

Lasciamo perdere le questioni interne alla campagna elettorale americana. L’ennesimo scivolone di Biden ha fornito una nuova messe di punti percentuali al tycoon. Se a questo aggiungiamo, il consenso crescente che sta ottenendo nelle primarie repubblicane (segno che gran parte dei suoi concittadini non considera l’assalto a Capitol Hill un colpo di Stato, ma al contrario, una risposta popolare al percepito colpo di Stato della casta dem); e se consideriamo il probabile pronunciamento favorevole della Suprema Corte che gli consentirà di continuare la corsa verso la riconquista della Casa Bianca, il dato è tratto.

Inoltre, va a suo favore il comportamento persecutorio di una giustizia che lo ha condannato per l’occultamento di carte riservate, mentre, paradossalmente e significativamente, nei riguardi di Biden, sull’occultamento delle sue carte riservate, ha dimostrato indulgenza (della serie, due pesi e due misure).
Un’indulgenza pelosa. Non sappiamo quanto il procuratore speciale Roberto Hur sia stato consapevole della bomba politica che ha lanciato nello spazio, definendo l’attuale presidente Usa “un uomo anziano con scarsa memoria”.
Giudizio che ha suscitato ovvie considerazioni a 360 gradi (subito esternate dai repubblicani, in primis, dallo speaker Mike Johnson): “Un uomo incapace di intendere può candidarsi al supremo soglio istituzionale di un paese?”.

Il punto è questo. E la risposta alla domanda l’ha fornita proprio Putin nella sua intervista. I vari presidenti Usa che si sono avvicendati dopo il crollo dell’Urss e che nelle visite al Cremlino gli avevano assicurato correttezza nelle relazioni, costruzione di un nuovo ordine mondiale condiviso (l’economia, i missili, la Nato non espansiva, ma soggetto e protagonista di una nuova difesa comune e della pace), sono stati clamorosamente smentiti dal “dopo”. Cosa vuol dire? Negli Usa i presidenti non contano nulla, sono solo degli amplificatori, dei replicanti, degli esecutori delle scelte delle lobby militari, economiche, finanziarie e della stessa Cia (chi più ne ha più ne metta).
Quindi, a tali poteri forti conviene un presidente anziano e smemorato. Che dopo la sentenza sulla sua psiche da parte del procuratore Hur, convocando una conferenza stampa per smentire le critiche e ribadire la sua perfetta salute mentale, ha confermato la diagnosi, confondendo il presidente egiziano Al Sisi, col presidente del Messico.
Ecco la verità: conviene un presidente anziano e smemorato per la stessa ragione per cui non conviene un uomo come Trump, al di là delle sue idee sovraniste e populiste. Anziano pure lui, ma non smemorato. E pertanto, difficilmente controllabile.

 

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