Dossieraggi, la domanda che in questi giorni circola insistentemente tra mondo politico, redazioni di giornali e pubblica opinione è sempre la stessa: chi c’è dietro la compulsiva e abusiva richiesta dei dati riservati di centinaia di personaggi pubblici sulla quale indaga la Procura di Perugia?
Ne sapremo forse qualcosa di più dopo le audizioni a Csm, Copasir e Commissione Antimafia da parte del procuratore del capoluogo umbro Raffaele Cantone e del superprocuratore Antimafia Giovanni Melillo, cioè i principali responsabili dei due uffici giudiziari coinvolti nell’accertamento della verità: l’uno perché, appunto, titolare dell’inchiesta, l’altro perché i molteplici accessi alle banche dati sono partiti da un ufficiale della Finanza addetto alla Dna, Pasquale Striano, il quale aveva il compito di ricevere le segnalazioni di operazioni sospette da parte degli istituti bancari. Va detto che, normalmente, di anomalo non c’è quasi mai nulla, trattandosi semplicemente di operazioni non abituali per il correntista oppure di transazioni che eccedono una certa cifra. Comunque sia, parliamo di operazioni da tenere riservate perché riguardano la vita privata e lavorativa delle persone. Secondo l’accusa, una parte delle richieste dati effettuate dal finanziare sarebbe abusiva perché non partita dal suo ufficio. Striano afferma invece che faceva tutto parte del suo lavoro e che non c’era alcunché di irregolare.
Staremo a vedere cosa risulterà alla fine dell’inchiesta. Rimane però il fatto che la mole delle richieste di informazioni è stata tale (dichiarazioni di redditi, carte giudiziarie transazioni finanziarie, ossatura aziendale di imprese) da ingenerare oggi il sospetto di dossieraggi non consentiti dalla legge. Di qui la domanda su chi possa aver voluto allestire una simile attività di intelligence, anche e soprattutto perché gran parte dei soggetti attenzionati sono risultati personaggi pubblici: in prevalenza politici, ma anche imprenditori, personaggi dello sport e vip dello spettacolo come Fedez.
Fatto ancor più significativo è che tutte queste interrogazioni ai database riservati non sono mai avvenute a caso, ma in coincidenza di eventi politici di rilievo o di fatti di cronaca. Vale la pena ricordare che tutto è partito da una denuncia presentata nell’ottobre del 2022 (nei giorni della nascita del governo) dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Quell’esposto venne a seguito di un articolo pubblicato dal quotidiano “Domani”, articolo in cui si rivelava che il ministro, negli anni tra il 2018 e il 2021, aveva ricevuto quasi due milioni da Leonardo per la sua attività di consulente e intermediario, attività svolta prima di entrare al governo. Nulla di irregolare, ma il giornale diretto da Stefano Feltri sostenne che esisteva un conflitto di interessi, conflitto rivelatosi peraltro insussistente. In ogni caso, come ha fatto il “Domani” a venire in possesso di notizie tanto riservate?
Al dunque, a chi gioverebbero questi (ipotizzati) dossieraggi? Qualche ipotesi è possibile formularla ancor prima di conoscere le carte definitive. E ciò sulla base degli indizi fin qui emersi.
Il primo indizio è di carattere politico: i personaggi finiti nel mirino (a parte Giuseppe Conte e Matteo Renzi) appartengono al centrodestra. È un caso? Fatto sta che sul sospetto di dossieraggi (grave, perché riguarda la qualità della nostra democrazia) gli esponenti del centrosinistra hanno scelto il basso profilo, a differenza di quelli della parte opposta. Se Matteo Salvini, Maurizio Gasparri, Tommasi Foti hanno fatto fuoco e fiamme, gli esponenti del Pd intervenuti nella vicenda sono invece apparsi fin troppo prudenti. Il capogruppo piddino in Commissione Antimafia, Walter Verini, parla addirittura di «dichiarazioni scomposte» da parte del centrodestra.
Il sospetto è che, l’eventuale emergere di qualcosa di grosso (Gasparri ha paragonato il caso dossieraggi allo scandalo P2) metterebbe più in imbarazzo Elly Schlein e i suoi compagni che non i loro avversari. E che qualcosa di grosso ci possa essere lo fa pensare anche il fatto che molte prove possano essere state distrutte. La perquisizione domiciliare del finanziere indagato (disposta dai pm di Roma) è avvenuta, secondo quando riferiscono i principali quotidiani, dopo che questi era stato interrogato una prima volta.
L’altra circostanza che lascia pensare è che nell’indagine risultino coinvolti anche tre giornalisti del “Domani”. Secondo quanto scrive “la Repubblica”, Striano avrebbe risposto a loro domande. È il caso di ricordare che il “Domani” è editato da Carlo De Benedetti, cioè il capofila degli imprenditori italiani (da sempre) più ostili alla destra.
Che possa esistere (o che possa essere esistita) una centrale di spionaggio volta a condizionare la vita pubblica non è certo cosa confortante. I precedenti non sono del resto confortanti: la pratica del dossieraggio è una brutta (e vecchia) abitudine dei vari apparati che agiscono in Italia. I tempi cambiano, ma certi vizi nazionali (purtroppo) rimangono.



