Bannon 2 la vendetta, a volte ritornano. E, quando ritornano, promettono sfracelli, guai ancor più devastanti di quelli provocati durante la loro “prima” vita. Così è per l’(ex?) consigliere di Donald Trump, scomparso dai radar per anni e ora tornato in scena in (non certo casuale) coincidenza con la rinascita politica dell’ex (probabilmente prossimo) presidente degli Usa.
Il “nuovo” Steve Bannon pare ancora più “cattivo” di quello di prima. Sembra ad esempio che ci sia il suo zampino nella defenestrazione, nell’ottobre scorso, del repubblicano Kevin McCarthy da speaker della Camera Usa. McCarthy è stato infilzato dai deputati trumpiani, che gli rimproverano di esercitare troppo fair play con i parlamentari democratici. L’” ideologo” trumpiano è anche l’anima del movimento MAGA (Make America Great Again) che sta egemonizzando la vita del partito repubblicano e che rappresenta la forza d’urto militante del rinato Trump nella corsa alla nomination. L’allarme per l’attività di MAGA (e quindi di Bannon) è stato lanciato dallo stesso Joe Biden, probabilissimo avversario di Trump nelle presidenziali del novembre prossimo. Questo movimento – ha dichiarato il presidente Usa – «guida e intimidisce il partito repubblicano». Il suo programma «estremista» – così lo ha definito Biden – «modificherebbe le istituzioni della democrazia americana così come le conosciamo».
Come dicevamo all’inizio, il ritorno in campo di Bannon è avvenuto dopo una lunga eclissi. Il motivo di questo allontanamento dalla vita politica è dipeso dalla pesante accusa di essersi approfittato illecitamente di una raccolta fondi per la costruzione del muro anti-migranti alla frontiera con il Messico (la vicenda giudiziaria è ancora in corso). Lo stesso Trump rimase piuttosto irritato da questa storia, tanto da allontanare da sé il suo “ideologo”.
Alla fine, l’ex presidente ha però perdonato il suo prezioso collaboratore e il pestifero Steve è potuto tornare in scena. E dalla porta principale. Sintomo eloquente della nuova considerazione che circonda Bannon presso i repubblicani è l’onore di aver inaugurato nel febbraio scorso la Conservative Political Action Conference, vale a dire l’annuale convention dei conservatori americani.
È lecito supporre che “The Donald” abbia richiamato in servizio il suo vecchio “stratega” perché in questo momento di rilancio sente di aver bisogno dei suoi consigli e della sua vulcanica capacità di lavoro. Non manca in tal senso chi intravede in controluce la sagoma dell’ex consigliere in alcune, tremende dichiarazioni di Trump di questi ultimi tempi, soprattutto quella, scioccante, rivolta agli alleati europei della Nato che non spendono abbastanza in armamenti. Secondo l’ex presidente Usa, questi Paesi meriterebbero di essere invasi da Putin.
Una prova indiretta di questo possibile ruolo di consigliere “cattivista” la possiamo trovare nell’intervista che Bannon ha concesso nei giorni scorsi al “Corriere della Sera” (non è certo un caso, sia detto per inciso, che la grande stampa italiana torni a occuparsi di lui).
«Il presidente Trump -dice l’ideologo conservatore- è stato chiaro: se non raggiungete il 2% del Pil per la difesa vedrete una massiccia ristrutturazione della Nato. Noi vogliamo un’alleanza: alleanza vuol dire che dovete fare la vostra parte. Le élite europee si abituino all’idea: Trump non è amico dell’Ue, non è amico del partito di Davos e certamente non lo è dei tecnocrati alla Nato». Nulla di diverso, in fondo, da quanto gli americani rimproverano da decenni agli alleati europei. Solo che stavolta, in pieno stile trumpiano, la sollecitazione che viene d’oltre Atlantico è diretta e brutale.
Dove è implicitamente ammesso un ruolo di “consigliere” è laddove Bannon dice «parliamo molto», riferendosi a Trump. «Voglio che Trump usi un linguaggio scioccante», aggiunge. «È il solo che arriva». E infatti il messaggio agli alleati europei dal “braccino corto” nel campo delle spese militari è arrivato, eccome se è arrivato.
Il perfido Steve manda anche un suo personale messaggio alla nostra premier: «Gli europei e Meloni stanno giocando un gioco pericoloso: continuate ad alzare la posta in Ucraina, senza metterci i soldi».
Non va tanto per il sottile, Bannon, allorché annuncia il peggioramento dei rapporti Europa-Usa quando Donald Trump tornerà (se tornerà) presidente degli Stati Uniti. Il suo è un linguaggio sicuramente scioccante. Ma potrebbe trattarsi solo di propaganda a futura memoria e, alle parole, potrebbe non seguire, nel concreto, alcun fatto realmente scioccante.
Steve dichiara comunque di avere immutata stima per Giorgia. «L’ho incontrata quando non era nessuno e dicevo a tutti: sarà premier. La amo per come sta normalizzando la destra al potere in Italia». Chissà se Meloni e i suoi più stretti collaboratori riprenderanno presto il filo del discorso iniziato con l’”ideologo” trumpiano nel settembre del 2018, quando Bannon partecipò alla festa di Atreju…



