Da qualche giorno Viterbo è al centro delle cronache nazionali per una serie di vicende legate ai veleni della politica.
Al centro c’è la sindaca Chiara Frontini, eletta due anni fa alla testa di un movimento civico, che nonostante l’assenza di supporti partitici riuscì nell’impresa di andare al ballottaggio e sconfiggere l’allora assessore regionale Alessandra Troncarelli candidata del Pd. Fu una sorpresa, perché da sola Frontini, che al secondo turno tuttavia raccolse consensi nell’area del centrodestra, riuscì a sbaragliare l’agguerrita concorrenza di un centrosinistra che poteva contare sull’apparato del Pd e dell’allora governatore del Lazio e leader nazionale Nicola Zingaretti. E’ nata così l’esperienza amministrativa della prima donna sindaco di Viterbo alla guida di una coalizione apartitica, che ha raccolto diverse espressioni della società civile.
Ebbene, oggi questa esperienza è sotto accusa per una storia piuttosto imbarazzante fatta di spaccature e di veleni che ora sono finiti oggetto di attenzione da parte della magistratura. Più che la sindaca, al centro delle vicende torbide di cui si sta da tempo interessando la stampa, e su cui ora starebbe indagando la Procura, ci sarebbe il marito considerato una sorta di regista occulto delle strategie della prima cittadina ma soprattutto una sorta di “anima nera” che interverrebbe pesantemente contro quanti all’interno della maggioranza non sarebbero perfettamente allineati. Una situazione che avrebbe creato un clima molto pesante, al punto che nei mesi scorsi una riunione a porte chiuse indetta dalla sindaca per fare il punto della situazione e risolvere i dissidi interni, sarebbe stata registrata segretamente e i nastri inviati alla stampa che ha potuto così diffondere il contenuto di dichiarazioni molto imbarazzanti rilasciate nella certezza che non sarebbero mai uscite da quella stanza.
Ma il clou è stato raggiunto negli ultimi giorni con la notizia dell’apertura di un’inchiesta. Sembra che durante una cena in casa di un consigliere dissidente, che ha poi lasciato la maggioranza, il marito della prima cittadina avrebbe lanciato all’indirizzo dello stesso velate minacce, nei confronti non soltanto suoi ma dei propri familiari. Anche i contenuti della conversazione sono stati registrati di nascosto dal padrone di casa e poi inviati alla magistratura, e infine sono stati divulgati sulla stampa.
Un clima velenoso ed inquietante dunque, che ha scatenato le opposizioni che hanno chiesto alla sindaca di chiarire le torbide vicende e di rassegnare le dimissioni.
La città è spaccata in due: da una parte c’è chi ritiene Frontini vittima di un complotto studiato a tavolino per costringerla alle dimissioni, proprio perché non ricattabile e decisa a tirare dritto per la sua strada senza guardare in faccia nessuno. Le registrazioni segrete sarebbero la prova dell’esistenza di questo complotto di cui il consigliere “minacciato” sarebbe una sorta di esecutore, avendo lui stesso teso una trappola alla sindaca con la cena in casa propria. Frontini non ha potuto smentire le frasi pronunciate dal marito in quella circostanza, ma si è difesa dicendo che le stesse sarebbero state estorte con l’inganno ed estrapolate da un contesto generale in un ambito conviviale in cui ci si sarebbe lasciati andare ad espressioni colorite. Evidentemente il padrone di casa non l’ha pensata così se si è rivolto alla magistratura per tutelare, dice lui, l’incolumità propria e della sua famiglia.
Dall’altra parte c’è chi invece si dichiara profondamente deluso dall’operato della prima cittadina che non avrebbe fatto nulla per migliorare la città e si dichiara pentito di averle accordato fiducia.
Come andrà a finire la vicenda? Alla magistratura il compito di valutare gli eventuali aspetti penali, mentre il dato politico appare abbastanza chiaro. Il civismo, spacciato come l’antidoto per una buona amministrazione della cosa pubblica, in realtà è utile soltanto a cavalcare il vento del malcontento e dell’antipolitica, dimostrando poi di avere le gambe corte quando si tratta di gestire l’attività amministrativa e le sue complesse dinamiche. E mettere insieme esperienza diverse, sensibilità diverse, visioni politiche diverse pensando che basti tenere fuori i partiti per poter amalgamare il tutto in nome dei supremi interessi della comunità, è soltanto un’illusione. Quando poi non c’è la politica a fare sintesi, a correggere la rotta, ad indirizzare l’amministrazione ecco che si crea quel vuoto dove è facile che possano introdursi dinamiche estranee alla vita democratica.
Viterbo doveva rappresentare proprio l’esempio di un civismo efficiente non fondato soltanto sugli slogan ma sulla buona e sana politica al servizio della comunità, un modello di governo e una grande possibilità di riscatto per i cittadini delusi e arrabbiati oltre che di sviluppo per la città fuori da logiche di lobby partitica. Il bilancio di due anni non è certamente brillante dal punto amministrativo e men che meno sotto l’aspetto della trasparenza. E c’è chi sui social è arrivato a rimpiangere la politica tanto bistrattata e volutamente lasciata fuori da Palazzo dei Priori. Un fallimento per ora contenuto, ma che rischia seriamente di diventare epocale.



