A monte del fenomeno ci sono la progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e quindi la conseguente inclinazione degli italiani a individuare soluzioni economicamente più vantaggiose. Ma non sempre ciò che si risparmia si tramuta in guadagno. I “turisti dentali”, per esempio, sono aumentati in maniera esponenziale nell’ultimo anno. Ben 200mila italiani sono andati in Croazia, Albania, Romania, Turchia e altri Paesi per curarsi i denti, circa il doppio rispetto all’anno precedente. Allettati dalle pubblicità sui social e dai costi contenuti, anche tre volte più bassi rispetto all’Italia, ma anche dall’incredibile rapidità degli interventi, tanti nostri connazionali non fanno discrimine nemmeno sugli interventi da subire. Che siano una ricostruzione protesica fissa e mobile o impianti e cure articolate, concentrati in appena dieci giorni, per i turisti del cavo orale rappresenta la soluzione ideale. La tendenza è peraltro in aumento, stando ai dati del rapporto sul turismo odontoiatrico dell’Osservatorio Compass (società del credito al consumo del Gruppo Mediobanca) il 36% degli italiani sarebbe disposto ad andare oltre confine per protesi, impianti e terapie parodontali.
Ma ecco la sorpresa: purtroppo in un caso su tre al rientro compaiono problemi che rendono necessario un nuovo intervento, vanificando il risparmio e le cure. Lo hanno confermato gli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) durante il 23mo Congresso Nazionale dedicato proprio alla qualità delle terapie in parodontologia e implantologia.
«Il turismo dentale è un fenomeno che purtroppo non accenna a scomparire – osserva Francesco Cairo, presidente SIdP e professore di parodontologia all’Università di Firenze – qualche tempo fa perfino l’Ambasciata italiana a Tirana ha dovuto diramare una nota per richiamare i nostri connazionali alla prudenza nel recarsi in cliniche private albanesi per le cure dentali, perché queste quasi sempre non rispondono a standard di qualità soddisfacenti. I costi sono inferiori, anche tre volte più bassi, così molti italiani vanno all’estero per risparmiare sulle terapie odontoiatriche, ma i rischi non mancano. All’estero, infatti, spesso si taglia sui tempi di guarigione e sui controlli post-operatori: i modi sbrigativi – puntualizza Cairo – comportano l’inserimento di impianti in numero maggiore a quelli utili perché si dà per scontato che alcuni potrebbero non funzionare. Inoltre, le protesi sono spesso compressive delle mucose o imprecise, perché non si lascia il tempo di guarigione biologica ai tessuti ossei e gengivali. Anche la visita si limita all’invio di una lastra, mentre la pianificazione di un piano terapeutico richiede un’anamnesi approfondita del paziente per una appropriata conoscenza delle sue condizioni cliniche».
Eppure, stando ai dati raccolti dall’Osservatorio Compass, il 36% degli italiani sarebbe disposto a curarsi all’estero e la percentuale sale al 77% di chi ha già provato l’esperienza. Chi non si fida teme un errore o ha dubbi sulla qualità delle cure. «È giusto dubitare, perché si stima che almeno una persona su tre abbia qualche problema al rientro in Italia, con conseguenze anche serie che comportano un nuovo intervento con costi che possono diventare proibitivi, assai più alti che se si fosse gestita la situazione in modo corretto fin da subito – aggiunge Cairo – dli esperti della British Dental Association qualche tempo fa avevano intervistato i dentisti inglesi scoprendo che il 94% di loro aveva trattato pazienti che si erano rivolti all’estero per cure dentali; nel 60% dei casi gli eventi avversi erano gravi, per esempio si erano verificate infezioni o ascessi. Si stima che ci sia un 20% di casi in cui si utilizzano materiali scadenti o non conformi, un altro 15% di casi in cui le protesi non sono funzionali o sono adattate in fretta e furia, o magari ancora funzionano, ma i tessuti di supporto sono infetti. Spesso, infatti, si interviene applicando impianti, ponti o corone senza pensare a curare i tessuti di supporto e senza prima risolvere infiammazioni, granulomi o altri problemi. Tutto questo compromette la salute orale, che invece viene tutelata se i pazienti si affidano a odontoiatri italiani che eseguono una diagnosi precoce, programmano un trattamento in fasi corrette e consequenziali, garantiscono l’impiego di materiali di qualità. Adottare la soluzione più veloce e a basso costo non è sinonimo di sicurezza, né di reale risparmio».



