Minacce ai sindaci: Sud più colpito, ma anche il Nord è ormai sotto tiro

giovedì, 25 Aprile 2024
2 minuti di lettura
minacce

Non accenna a placarsi il fenomeno delle minacce ai sindaci e agli amministratori pubblici: nel 2023 sono state 315, praticamente una ogni 28 ore. Fortunatamente il dato fa segnare una flessione del 3,5% rispetto al 2022 (all’epoca furono 326), quindi ancora lontani dal picco del 2018 (574). La novità però è che nel breve volgere di un anno lo scenario delle minacce risulta tendenzialmente in aumento nel centro-nord (39% del totale nazionale), in particolare nel Centro (da 30 a 39 casi) e nel nord-est (da 35 a 43). È quanto risulta dal Rapporto 2023 “Amministratori Sotto Tiro”, presentato da Avviso Pubblico.

Per la prima volta dal 2016, la Calabria è la prima regione più colpita da atti intimidatori. Sono 51 i casi censiti da Avviso Pubblico sul territorio calabrese (+21% rispetto al 2022), unica delle quattro regioni in cui sono nate le mafie storiche che fa registrare un aumento dei casi censiti. Seguono infatti la Campania (39 casi, – 20%), la Sicilia (35 casi, -30%) e la Puglia (32 casi, -33%). Assieme raccolgono il 50% degli atti intimidazione censiti nel 2023 sul territorio nazionale. La Toscana (20 casi) si prende il titolo di regione più colpita dell’area centro-nord, stesso numero fatto registrare in Sardegna. Per entrambe si registra un aumento superiore al 20% dei casi censiti rispetto al 2022. Chiudono le prime 10 posizioni Lombardia e Veneto (19), Piemonte ed Emilia-Romagna (17).

Cosenza maglia nera. Dopo numerosi anni, Napoli (21 casi registrati) lascia il non invidiabile primato di provincia più colpita sul territorio nazionale a Cosenza, dove sono stati registrati ben 30 atti di intimidazione in 15 differenti aree comunali. Nella graduatoria provinciale seguono Palermo (12), Torino, Foggia e Reggio Calabria (9). Per la prima volta nei Rapporti Amministratori sotto tiro, le minacce verbali e le telefonate minatorie risultano essere le tipologie di minaccia più utilizzata a livello nazionale (17% dei casi), seguita da incendi (15%, in leggero calo), invio di lettere, biglietti e messaggi minatori (14,5%, stabile) e l’utilizzo dei social network (13%, in aumento). Analizzando i contesti territoriali si conferma una sostanziale differenza già palesata negli anni precedenti: l’amministratore/amministratrice locale del Mezzogiorno deve fronteggiare intimidazioni e minacce veicolate in modalità molto diverse rispetto a quelle di un/una collega del Centro-Nord. Gli incendi, ancora una volta la prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole (un caso su quattro), non sono fra le cinque tipologie più riscontrate nel Centro-Nord. Analogamente scritte offensive e social network, che insieme rappresentano circa il 40% dei casi censiti al Centro-Nord, al Sud e nelle Isole non si collocano fra le prime cinque tipologie più utilizzate.

I casi di minacce dirette e indirette che hanno visto coinvolte le donne sono stati il 17% del totale. Rispetto al 2022, quando furono i social network e le lettere minatorie le tipologie più utilizzate per intimidire amministratrici e dipendenti, nel 2023 un caso su tre (il 31,5%) ha visto utilizzare l’incendio Il Rapporto di Avviso Pubblico si sofferma da alcuni anni sulle intimidazioni che giungono agli amministratori locali e al personale della Pa da comuni cittadini. Episodi e situazioni che hanno un peso specifico sul numero totale dei casi censiti, pari al 26% nel 2023 (percentuale stabile rispetto al 2022).

Comuni recidivi. Il 21% dei 315 casi censiti da Avviso Pubblico nel 2023 sono avvenuti in 42 Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Intanto Avviso Pubblico ha sottoscritto un protocollo di collaborazione con Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), organizzazione no-profit registrata negli Stati Uniti, che porta avanti un progetto di raccolta, analisi e mappatura delle crisi disaggregate, registrando le date, gli attori, i tipi di violenza, i luoghi e le vittime di tutti gli eventi di violenza politica e di protesta riportati in tutto il mondo.

Sono 263 gli atti di violenza rivolti nel 2023 contro gli amministratori locali in Europa (216 nei Paesi Ue, 47 nei Paesi extra UE). Il paese più colpito dal fenomeno è la Francia, con un totale di 127 casi censiti, più del doppio di quelli registrati in Italia nello stesso anno (63). L’Italia aveva ininterrottamente mantenuto il primato tra il 2020 e il 2022. A seguire Grecia (12, contro i 5 del 2022), Germania (6) e Cipro (4). Sono due le caratteristiche principali del fenomeno a livello europeo. Il primo riguarda l’aumento delle azioni di massa, in particolare in Francia, dove gli amministratori locali sono spesso oggetto di contestazioni violente. Il secondo riguarda la prevalenza della natura anonima degli attacchi agli amministratori locali, confermando una pratica intimidatoria persistente in molti paesi dell’Ue.

Foto: avvisopubblico.it

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.