Il 7 maggio 1954, dopo quasi dieci anni di scontri feroci, la battaglia di Dien Bien Phù sanciva la sconfitta della Francia in quella che fino ad allora era chiamata Indocina. Terminava così “la sporca guerra”. A settant’anni da quei fatti, il Museo della Guerra di Rovereto dedica una mostra temporanea (aperta fino al 25 gennaio 2025) a un particolare aspetto di quella vicenda, che vide protagonisti insieme a (pochi) soldati francesi, vietnamiti e di altre nazionalità, anche molti italiani. “Il Vietnam dimenticato. Legionari italiani in Indocina 1946-1954” è il titolo della mostra che introduce al tema, molto complesso, della poco nota partecipazione italiana a una delle cosiddette guerre di “decolonizzazione”.
Gli italiani che combatterono nella Legione straniera francese in Indocina furono tra i 7 e i 10mila. Circa 1.300 morirono in azione, per le ferite o per le malattie. Centinaia rimasero mutilati o riportarono traumi psicologici gravissimi, altri sopravvissero nei campi di prigionia e furono rimpatriati solo molti mesi dopo. Tra di loro, c’erano i vinti della seconda guerra mondiale e anche partigiani che non riuscivano a inserirsi nell’Italia in macerie del dopoguerra. Nella grande maggioranza, però, questi legionari erano migranti economici in fuga dalla miseria. Giovani nati tra il 1926 e il 1935, espatriati clandestinamente in Francia in cerca di un lavoro, arrestati e posti davanti a un bivio: prigione, rimpatrio o Legione. Cinque anni di compensi e poi il miraggio della cittadinanza francese e di un lavoro fisso. Con un’unica condizione: sopravvivere. Carne da macello per una feroce guerra di riconquista coloniale che i giovani francesi non volevano combattere.
Infatti, al fronte ci andarono soprattutto soldati vietnamiti collaborazionisti, senegalesi, nordafricani e migliaia di legionari italiani, tedeschi, belgi, spagnoli, polacchi, ungheresi. Il contingente italiano, nella legione straniera, era il più numeroso, dopo quello tedesco. La loro esperienza è stata a lungo rimossa dalla memoria storica del nostro Paese, ma il loro racconto, oltre a documentare uno dei conflitti che flagellò il Sud-Est asiatico, offre un sorprendente spaccato dell’Italia post-bellica e apre un’interessante riflessione sulla pervasività del fenomeno del “volontarismo” nei conflitti del Novecento. La storia di quei legionari “sconfitti” sul campo o socialmente è una vicenda scomoda a lungo rimossa dalla memoria pubblica, anche per motivi politici.
“Vietnam dimenticato”, racconta la loro vicenda grazie a 21 fondi personali consegnati al Museo dalle famiglie, e al lavoro di ricerca del caporedattore del quotidiano Alto Adige Luca Fregona, autore di due libri su questo tema (“Laggiù dove si muore” e “Soldati di Sventura”). Foto, documenti, lettere, appunti, encomi, per recuperare una pagina rimossa dalla memoria del nostro Paese. Tra i presenti all’inaugurazione, figli, fratelli e nipoti di quei legionari.
Il lavoro che ha portato a questa mostra fa luce sull’esperienza di uomini coinvolti in una guerra feroce e spietata. Un conflitto che ha avuto un impatto devastante sulla popolazione locale ma anche sui combattenti. Insieme alle foto, che provengono da 16 diversi archivi personali e di famiglia, a documentare l’esperienza dei soldati volontari nella Legione straniera francese ci saranno testimonianze autobiografiche e alcuni oggetti e documenti provenienti dalle collezioni del Museo che permettono di indagare motivazioni e aspettative, ma anche trasformazioni e riletture. Tuttavia, la narrazione è per forza di cose parziale, segnata da omissioni, giustificazioni, forme di autocensura. La brutalità del conflitto non appare nelle fotografie ed emerge solo nei diari.
La mostra è realizzata con il supporto di Athesia Verlag e con il contributo di Provincia autonoma di Trento, Università degli studi di Trento, Comune di Rovereto. L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di ricerca dal titolo “Returning Foreign Fighters (ReFF). The Demobilisation of Italian Transnational War Volunteers, 1860s-1970s” condotto dall’Università di Trento insieme all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, con la collaborazione del Museo di Rovereto. L’unità di ricerca basata a Trento si sta occupando nello specifico delle vicende dei legionari rimpatriati dopo le esperienze in Indocina e Algeria e i ricercatori incaricati avranno accesso ai materiali d’archivio conservati dal Museo.
