Frociaggine? Monsignor Francesco Savino, vicepresidente Cei, non ci sta: «Il suo messaggio era del tutto diverso. Era preoccupato della felicità del futuro prete, che sia omosessuale o eterosessuale».
Dopo che Papa Francesco ha usato la nota espressione (infelice) riferita ai gay le polemiche non finiscono. Ma il Papa non è omofobo, figuriamoci, “mai stato” secondo il Vescovo che oggi rilascia un’intervista al Corriere della Sera.
Monsignor Francesco Savino guida la diocesi di Cassano all’Jonio ed è proprio quel sacerdote che ha scritto la prefazione a un libro, Via crucis di un ragazzo gay (Castelvecchi), di Luigi Testa, “un docente universitario che ha scritto delle riflessioni bellissime e profonde perché la diversità, nella visione cristiana, è la pietra scartata del Vangelo che diventa quella d’angolo, la principale” dice al Corsera.
Per questo trova tutto molto doloroso. D’altronde, per lui, Francesco invita “a dire quello che pensiamo senza timore e con franchezza, una sorta di parresía evangelica”, che poco e male si abbinerebbe a quanto successo. Sono dunque letture unilaterali e fuorvianti. La difesa punta tutto sul Papa che viene dall’America Latina e quindi l’italiano non è la sua lingua: “Chiunque abbia esperienza con le parole sa che una parola o una frase tolti dal contesto nel quale sono stati pronunciati possono far passare un messaggio completamente diverso da quello autentico, è un principio fondamentale dell’ermeneutica”.
E qual era il messaggio allora? Considerate le scuse ufficiali ‘è poco da aggiungere secondo i detrattori.



